Finte operazioni per avere premi e riconoscimenti: indagati 7 poliziotti di Milano

MILANO – Una pesante accusa di falso in atto pubblico e perquisizione arbitraria ha colpito la Questura di Milano, portando sette agenti, tutti in servizio presso le volanti, a finire sotto indagine. Il fulcro dell’inchiesta, coordinata dal procuratore Marcello Viola e dalla Pm Francesca Celle, riguarda verbali operativi che, secondo la Procura, sarebbero stati interamente falsificati. L’obiettivo, si ipotizza, era quello di creare operazioni di prestigio, come arresti per narcotraffico o detenzione d’armi, al solo scopo di ottenere un avanzamento di carriera.

La vicenda ha già avuto ripercussioni concrete: tutti i poliziotti coinvolti sono stati trasferiti in altre città o riassegnati a mansioni diverse. Cinque di loro hanno scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere agli inquirenti, mentre due si sono difesi sostenendo di aver semplicemente firmato gli atti senza aver preso parte attiva agli episodi contestati.

L’indagine

L’indagine ha preso il via in seguito alla denuncia sporta da un cittadino, che era stato arrestato l’8 agosto dell’anno scorso nel quartiere di Quarto Oggiaro. L’accusa era detenzione illegale di un’arma. Secondo il resoconto iniziale degli agenti, l’uomo sarebbe stato sorpreso in flagranza, nell’atto di nascondere la pistola in una cantina.

Gli accertamenti investigativi, tuttavia, hanno scoperchiato una realtà diversa. Non solo il racconto dell’arresto in flagranza è risultato non veritiero – l’uomo ha dichiarato di essere stato svegliato in piena notte dal bussare degli agenti – ma l’arma in questione si è rivelata essere un pezzo d’antiquariato, completamente innocuo e privo di potenziale offensivo. L’arrestato è stato rilasciato il giorno successivo.

L’intervento a San Siro smentito dai video

Pochi mesi dopo, un altro episodio avvenuto il 4 novembre del 2024, nel cuore delle case popolari di San Siro in via Ricciarelli, ha aggravato la posizione degli agenti. Marito e moglie erano stati denunciati per ricettazione in seguito a una presunta “soffiata” che aveva portato al ritrovamento di gioielli rubati nel loro appartamento.

Il verbale redatto in quell’occasione descriveva in dettaglio un concitato inseguimento, degno di un film d’azione: uno dei sospettati, il marito, prima di essere bloccato avrebbe persino lanciato un panetto sospetto in strada.

È stata la visione delle telecamere di sicurezza della zona a fornire la prova schiacciante, smentendo radicalmente la versione ufficiale. I filmati hanno infatti rivelato che l’inseguimento non era mai avvenuto. Gli agenti si sarebbero presentati direttamente al campanello della coppia per effettuare una perquisizione, presumibilmente priva dei necessari presupposti legali, confermando l’ipotesi di una “messa in scena” orchestrata al fine di ottenere riconoscimenti e avanzamenti professionali.

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