Varese, nessuna decisione sulle primarie del centrosinistra e il rompicapo del PD

Nemmeno Freud saprebbe interpretare il silenzio del PD di Varese

VARESE – Ci vorrebbe Freud. Ma forse nemmeno il padre della psicoanalisi riuscirebbe a trovare il bandolo della matassa nelle complicazioni interne del Partito Democratico varesino. Dunque, le cose stanno in questo modo: da almeno un paio di mesi a questa parte non c’è stata alcuna riunione della segreteria cittadina, né alcun direttivo sul tema delle primarie. Chi dice il contrario mente sapendo di mentire e fa un torto alla cronaca. Il che non vuol dire che i piddini stiano dormendo sonni tranquilli, anzi è vero il contrario: stanno lavorando per cementare l’ampia alleanza con tutte le sue anime fiammeggianti.

L’ultimo direttivo in estate

L’ultima volta che il tema è stato abbozzato risale ai primi di settembre. In quell’occasione la posizione dei dem è stata: nel caso in cui non si dovesse trovare la quadra sul candidato, le primarie rappresentano lo strumento, previsto dallo Statuto, per arrivare alla soluzione. Il che equivale a dire, in soldoni: se domani ci sarà il sole, potremmo anche andare al mare. Quasi lapalissiano. Bene, allora dove sta la notizia? Non certo nella posizione presa, la quale non fa una grinza ed è perfettamente aderente al DNA del partito.

Piuttosto, la notizia sta nel fatto che ancora oggi non c’è una posizione definitiva. E le voci incontrollate hanno fatto riemergere sul pelo dell’acqua dello stagno del centrosinistra tutti quegli spigoli che vengono limati al tavolo programmatico, ma restano pungenti quando si parla di tattica e strategia su come arrivare al nome del candidato.

L’ossessiva ricerca dell’ottimo

Ora, che nel campo largo ci siano sensibilità differenti sulle consultazioni per trovare il candidato sindaco non è un segreto. C’è tutta l’ala più movimentista che le vorrebbe per dare alla scelta un vestito democratico e partecipativo. E c’è una parte della coalizione che invece lavora per arrivare a una sintesi tra tutte le componenti, senza passare dalla primarie e senza togliere nulla al processo democratico avviato con gli alleati. Insomma, il medesimo abito, ma con qualche modifica nel taglio sartoriale.

E in mezzo ci sta il PD, azionista di maggioranza, che non ha una visione unitaria sul da farsi e che, forse, non ha nemmeno la forza per decidere nell’uno o nell’altro senso. E così si va avanti senza un largo confronto nel tentativo di arrivare a una summa con chi però tira da una parte e chi tira dall’altra. Non un grande esempio di chiarezza, diciamolo.

Freud, il Pd e le primarie

La conferma di tutto ciò? Tutti, o meglio tanti, in casa PD precisano che non ci sono stati direttivi recenti in tal senso, ma nessuno ci mette la faccia per spiegare come stanno le cose. Non una conferenza stampa, non una nota ufficiale utile a illustrare le situazione ai cittadini, che poi – ricordiamolo – sono gli elettori. Alla faccia di tutti coloro che parlano di condivisione, trasparenza e democrazia e poi si fanno gli sgambettini alla prima occasione, badando bene di non dare nell’occhio.

Come andrà a finire? Difficile dirlo, forse nemmeno Freud riuscirebbe a penetrare le paranoie democratiche. Del resto la storia del Partito Democratico è ricca di episodi in cui una banale buccia di banana ha fatto andare tutti a gambe all’aria o ha cambiato, non sempre a favore, il vento della storia.

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