Busto e il centrodestra, quando occorre un passo di lato

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Giorno più giorno meno, mancano sei mesi alle elezioni amministrative. “C’è tempo” dice Giancarlo Giorgetti, dominus leghista in provincia di Varese, nel tentativo di mitigare i bollenti spiriti dei partiti che, soprattutto a centrodestra, mettono fretta per definire i candidati a sindaco. Scenario agitatissimo a cominciare da Busto Arsizio, la città che al momento presenta maggiori incertezze e spinte contrapposte in tutti gli schieramenti, a destra come a sinistra, tanto per essere chiari. Se Partito democratico e Cinque Stelle si contendono il candidato per Palazzo Gilardoni (Maurizio Maggioni e Amanda Ferrario), sull’altro fronte la partita è nelle mani del sindaco uscente, Emanuele Antonelli. Uscente e rientrante per sua insindacabile decisione e per volontà del partito che lo esprime, Fratelli d’Italia.

Antonelli è però un politico divisivo, inutile nasconderlo. Al di là dei giudizi sul suo operato nei cinque anni di mandato, genera disagio dentro e fuori la coalizione che sinora l’ha sostenuto. Le sue peculiarità caratteriali non depongono per un rasserenamento dei rapporti, al punto che un’ampia percentuale di leghisti, di quel che rimane di Forza Italia e i civici di Idee in Comune si sono riuniti qualche sera fa per capire se sia possibile scegliere un nome alternativo quanto condiviso da contrapporre quale possibile candidato all’attuale sindaco. Una missione quasi impossibile alla luce dei desiderata superiori, cioè dei capataz provinciali, regionali e forse nazionali del centrodestra, che, negando l’evidenza, mirano a mantenere lo status quo, cioè a non avere rotture di scatole in provincia di Varese. E in special modo a Busto Arsizio, in spregio alle tante aspettative che, come direbbe Umberto Bossi, salgono dal basso.

La riunione di cui sopra testimonia quale siano queste aspettative. Inutile girarci in giro: Antonelli non è più gradito alla maggioranza della sua maggioranza. Dopo di che, come sempre accade attorno agli uomini di potere, gli fa corona una sorta di cerchietto magico che sfrutta l’occasione per ritagliarsi uno strapuntino al sole. Ma questo è un altro discorso.

Ora, è vero che “c’è tempo”, ma è altrettanto scontato che se Antonelli dovesse essere imposto sulla base di logiche superiori verrebbe fuori, in caso di probabile successo alle urne, una maggioranza zoppa, per nulla incline a reggergli la coda per altri cinque anni. Con inevitabili conseguenze amministrative. E, prima ancora, elettorali. Ci sbagliamo? Se invece fossimo nel giusto, è già adesso il tempo per trovare una soluzione che vada bene al centrodestra e alla città di Busto Arsizio, che arriva prima di ogni altra considerazione. Per dirla con un sussulto di retorica con la quale tutti si riempiono la bocca, il bene della città non si ottiene con le impuntature, con le impennate d’orgoglio, con “gliela faccio vedere io”, con i rancori e le minacce, ma, al contrario, con scelte magari difficili da prendere, che, oltre ad apparire coraggiose e pregevoli sotto i diversi profili di saggezza politica e personale, eviterebbero esiziali tensioni rispetto a un contesto che ha urgenza di serenità. A volte, il bene della propria città equivale a un passo di lato, che non sempre significa rinunciare a correre. E chi vuole capire, capisca.

Busto, piano per un candidato alternativo ad Antonelli. Ne parlano Lega, FI e “Idee”

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