Busto e Gallarate già un unico ospedale, Saronno via dall’Asst. Farioli: «Basta tabù»

Nel riquadro, Gigi Farioli

BUSTO ARSIZIO – «I tabù vanno abbattuti e sconfitti. Per il bene della Sanità». È l’appello dell’ex sindaco di Busto Arsizio Gigi Farioli, oggi consigliere comunale, in una lettera aperta in cui esprime una serie di «riflessioni agostane» sui temi caldi della «sanità ospedaliera e territoriale». I tabù da superare sono, da un lato, quello del campanilismo ospedaliero che pretenderebbe di mantenere intatto lo status quo degli attuali ospedali, mentre per Farioli, di fatto, i due nosocomi andrebbero fin da subito «riorganizzati» nella prospettiva del nuovo ospedale che verrà pronto nel 2030. Dall’altro, quello dei «confini provinciali» che impongono la presenza dell’ospedale di Saronno all’interno dell’ASST Valle Olona.

La riorganizzazione di Busto e Gallarate

Gigi Farioli, che era sindaco quando l’allora governatore Roberto Maroni avviò la prospettiva del nuovo ospedale, non ha mai smesso di essere un fautore del polo unico d’eccellenza che sorgerà a Beata Giuliana. Ora, pur sorvolando sulle «gravi e pesanti responsabilità e omissioni» che ne hanno accompagnato la nascita fino alla “chiusura” dell’Accordo di Programma dello scorso 24 luglio, per Farioli questo passo in avanti ne richiede un altro: «Deve necessariamente essere accompagnato da scelte, non solo urbanistiche e viabilistiche, ma soprattutto sociosanitarie, organizzative e gestionali». L’ex sindaco, anche alla luce del ripetuto ricorso ai medici a gettone, invoca «un piano organico di riofferta dei servizi (anche per cronici e fragili)» che possa essere altresì «funzionale alla predisposizione di offerte d’eccellenza attrattive anche dal punto di vista professionale».

Saronno fuori dall’Asst Valle Olona

L’altra scelta forte da compiere – con «coraggio» – è quella sull’ospedale di Saronno, che secondo Farioli oggi rappresenta un «grave impedimento» rispetto agli «obiettivi» di riorganizzazione di Asst Valle Olona in prospettiva del nuovo ospedale, oltre ad essere esso stesso «penalizzato» dalla complessa convivenza all’interno dell’azienda sanitaria bustocca. E allora la proposta è chiara, e guarda al “giro di boa” del riassetto delle direzioni generali di fine 2023: «Si identifichi una nuova collocazione di Saronno che merita attenzione in altro contesto». Non tanto come fardello di cui liberarsi ma perché troverebbe giovamento da una collocazione più idonea, a questo punto, in un ambito interprovinciale, «superando il tabù», appunto, dei confini provinciali.

La riflessione di Farioli

Agosto, si sa, costituisce spesso un mese in cui temi connessi alla fragilità, al bisogno di cura ed assistenza, come il timore che i servizi calino il livello di attenzione e prontezza di risposta, si pongono con forza all’attenzione dell’opinione pubblica più avvertita e sensibile, come alle esigenze della cronaca, sempre più spesso caratterizzata da episodi di malasanità o insufficiente tempestività di riscontro alle emergenze. Quest’anno, soprattutto in Lombardia e, in particolare nella nostra provincia, non può però calare l’attenzione della società civile, ma soprattutto delle istituzioni e delle forze politiche sul presente e, soprattutto, sul futuro della nostra sanità territoriale, sia essa di prossimità pre e post ospedaliera sia più propriamente connessa al presente e futuro dei “nostri” presidi ospedalieri. Non nascondiamo di essere sempre stati tra coloro i quali, in condivisione consapevole con la straordinaria maggioranza se non l’unanimità dei primari e operatori sanitari ospedalieri e non, auspicavano, concretamente si sono battuti e hanno creato le condizioni per garantire a Busto e all’intero Basso Varesotto la realizzazione di un “nuovo” ospedale pubblico che, rispondendo alle sempre più incessanti necessità della medicina contemporanea sia dal punto di vista tecnologico che gestionale, garantisse a Busto e all’intera area Malpensa quelle eccellenze di cura per acuti che da sempre hanno caratterizzato la nostra storia. Così come non nascondiamo che fummo tra i protagonisti, nell’ormai lontano 2015, di quell’emendamento alla legge regionale di riforma del servizio sanitario regionale, che creò i presupposti per far sì che Gallarate – destinato secondo l’originario progetto di legge ad essere accorpato a Varese divenendone una irrilevante pertinenza – si unisse a Busto per una prospettiva di maggior competitività tra Legnano e Varese oltre che delle plurime offerte di cliniche private accreditate di cui l’area del Sempione era ed è ricca. Allora tale prospettiva garantì che Regione Lombardia prevedesse come unico investimento straordinario in edilizia sanitaria il “nuovo” ospedale di Busto e dell’area Malpensa. Tutto ciò all’interno di una ridefinizione complessiva dell’offerta sanitaria pubblica dell’area, sia per i servizi per acuti da prevedere nel nuovo polo, sia per i servizi per fragili, cronici e per il pre e post ospedaliero che coinvolgesse anche, ma non solo né in via esclusiva, gli odierni siti di Busto e Gallarate. Purtroppo, e lo dico con tutta l’amarezza e lo sconforto che può provare chi, come noi, ha creduto con entusiasmo in questo progetto, negli ultimi sette anni per gravi e pesanti responsabilità e omissioni su cui non vogliamo oggi insistere ma ovvie e indiscutibili, unite ad oggettive difficoltà di contesto nazionale, molto è cambiato. E oggi la situazione della sanità locale offre uno scenario più ricco di criticità che di prospettive. Vogliamo però continuare a essere propositivi e cercare di cogliere nelle scelte delle ultime settimane ciò che di positivo possono lasciar trasparire, nella ovvia consapevolezza che tutte le istituzioni, a cominciare dalla Regione, certamente, ma non prescindendo dal ruolo attivo dei sindaci non solo di Busto e Gallarate, ma dell’intero bacino, della società civile, le forze politiche e il mondo associativo, accettino fino in fondo la sfida di scelte responsabili, coerenti, determinate e anche coraggiose. Certo le più recenti delibere con copiosi investimenti in cooperative, i cosiddetti medici a gettone, per i servizi di Cardiologia a Gallarate, ma anche per garantire anestesisti e cardiologi a Busto e Saronno, se da un lato dimostrano il tentativo di garantire una continuità o permanenza di servizi altrimenti non garantiti, dall’altro evidenziano il tragico dramma di una sanità in preda a contraddizioni gravi e non garantiscono certo una solida forma di investimento per la crescita a medio e lungo termine di ospedali che necessitano di continuità professionale e organizzativa. Ma soprattutto denotano l’ormai indifferibile necessità, almeno in previsione del “nuovo” ospedale d’area, di predisporre un organico percorso funzionale alla predisposizione di offerte d’eccellenza attrattive anche dal punto di vista professionale e che, evitando inutili duplicazioni e sprechi di risorse umane, economiche e gestionali, garantiscano i servizi nei diversi dipartimenti più efficaci, efficienti e funzionali. È certamente una buona notizia, almeno secondo noi e la stragrande maggioranza degli operatori sanitari che si sono pronunciati in merito, che Regione Lombardia nella recente cabina di regia tecnica prima e in giunta poi, abbiano riproposto l’accordo di programma per il nuovo ospedale riconfermando anche gli impegni economico finanziari connessi (non vogliamo neanche per un attimo credere ai rumors di chi in queste ore pone dubbi sugli impegni in appositi capitoli di bilancio per gli anni a venire). Proprio per questo è indispensabile ora “accompagnare“ l’approvazione in Provincia, nei comuni di Busto e Gallarate, e negli organi dirigenti di Ats e Asst dell’accordo con un costante monitoraggio. È evidente che il pur auspicabile rispetto del cronoprogramma previsto, non è sufficiente a garantire la qualità e l’erogazione dei servizi negli anni a venire. Anzi deve necessariamente essere accompagnato da scelte, non solo urbanistiche e viabilistiche, ma soprattutto sociosanitarie, organizzative e gestionali che garantiscano che il “nuovo” ospedale costituisca davvero come affermato dal presidente Fontana “l’entrata della più moderna ed efficiente sanità in provincia di Varese“, ma anche il punto di arrivo di servizi nel frattempo erogati, erogabili e predisposti in questi anni negli odierni presidi. Per far ciò occorre da subito una cabina di regia che, coinvolgendo responsabili, dirigenti, assessorati, ma anche amministrazioni locali e organismi sanitari e del terzo settore, predispongano un piano organico di riofferta dei servizi (anche per cronici e fragili) magari da prevedere sin d’ora anche negli spazi oggi in parte occupati dagli odierni presidi (a tal proposito ottimi gli spunti delle associazioni del Terzo Settore inseriti nel documento presentato a Gallarate). Ma soprattutto, se è vero come vogliamo credere, che la strada del “nuovo” ospedale è ormai imboccata, occorre avere il coraggio di uscire da un grave impedimento che rischia di costituire freni, peso o zavorra, nel raggiungere gli obiettivi succitati. È sotto gli occhi di tutti che se la prospettiva scelta è il “nuovo” e moderno ospedale che unisca le prestazioni e le qualità degli odierni presidi di Busto e Gallarate occorre che anche le scelte organizzative, gestionali e politiche siano coerenti, conseguenti e funzionali. È fuor di dubbio che l’odierna conformazione dell’Asst Valle Olona che comprende Busto, Gallarate, Somma Lombardo e Saronno, ha costituito negli ultimi anni e sempre più costituirebbe nei prossimi, gravi problematiche gestionali. È fuor di dubbio che ciò penalizza già la legittima aspettativa di Saronno con un bacino molto diverso da Busto e Gallarate e penalizzerebbe assai una efficiente e razionale gestione delle risorse professionali, umane e economiche della azienda ospedaliera che fa capo a Busto. Non credo sia il caso di ricordare qui i molti casi di scelte penalizzanti, ora per Busto e Gallarate, ora per Saronno di questi anni. Basti citare a solo titolo esemplificativo l’Ortopedia con tutto ciò che ne è conseguito (e ancora ne consegue). La Regione entro la fine dell’anno è chiamata a scelte che ridefiniscano ambiti delle aziende ospedaliere, delle Asst e le responsabilità direzionali. Abbiano il coraggio di trarre conseguenze coerenti, efficaci, efficienti per salvaguardare le eccellenze d’offerta che meritano Busto, l’Alto Milanese, ma anche Saronno e il suo bacino. Una volta imboccata la strada della nuova offerta Busto/Gallarate area Malpensa si identifichi nuova collocazione di Saronno che merita attenzione in altro contesto. Certo il bacino di Saronno è con riferimento anche al Milanese, al Comasco e in parte alla Brianza. E forse occorrerà superare il tabù dei confini provinciali. Ma i tabù vanno abbattuti e sconfitti. Per il bene della Sanità. E del bisogno sanitario dei cittadini lombardi. Coraggio!

Gigi Farioli

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