CARDANO AL CAMPO – La cancel culture non vince a Cardano al Campo. Non del tutto, almeno. Il grande fantoccio della strega che sovrasta la catasta di legno per il rogo d’inverno, in effetti, non c’era ieri, 29 gennaio. C’erano invece tante piccole megere, posizionate ai piedi della struttura allestita in piazza Mercato. Una scelta che a molti cittadini ha fatto quantomeno storcere il naso, riportando i riflettori sulla polemica scoppiata lo scorso anno, quando si parlava del tentativo della maggioranza Aspesi di eliminare la sagoma della vecchia strega dal tradizionale falò in quanto «simbolo di violenza di genere», dicevano.
Tutto liscio, invece, a Gallarate. Dove il folklore della festa contadina ha portato ad Arnate il piatto bollente di “risott e luganiga” preparato nel pentolone da record dai volontari, poi le fiamme hanno bruciato le paure e le cose negative scritte dai bambini (e non solo) sui bigliettini gettati nel rogo.
Il caso a Cardano
L’anno scorso, l’evento del falò è stato preceduto da settimane di bagarre a Cardano. Prima con la Pro Loco (organizzatore della manifestazione in concerto col Comune), quando il presidente – attraverso un messaggio destinato agli associati – aveva informato in merito alle valutazioni da parte della giunta di non bruciare la Gioeubia. Tanto da lasciare intendere una rottura con l’ente locale, salvo poi provare a ritrattare tutto. E tentando, anzi, di smentire il fatto che il rogo della strega fosse stato messo in discussione.
Poi c’era stato il caso della mozione, spuntò un documento presentato dalla maggioranza che faceva propria una mozione del consiglio comunale dei ragazzi, con cui cui si invitava a «riflettere sulla tradizione popolare della Zobia». Di fatto, il centrosinistra era pronto a sostituire il fantoccio dalle sembianze femminili, dicendo esplicitamente che il documento degli studenti avesse «un contenuto che riteniamo condivisibile». Ma anche anche in questo caso, era arrivato il tentativo di rimediare all’ultimo momento, inviando una Pec di rettifica nella quale spariva proprio tutta la frase relativa alla Gioeubia.
Le critiche
Dopo le polemiche, quest’anno si è trovata un’alternativa che sembra una sorta di via di mezzo. Ma sono molti cittadini ad averlo notato, condividendo diverse critiche sui social. «Come stravolgere la tradizione», si legge. «Complimenti per il bel falò, ma almeno non chiamatelo falò della Gioeubia», scrive qualcuno. E ancora: «Terribile e senza senso, a sto punto meglio non farla», «Una catasta di legno senza senso», «Senza la vecchia, deludente». Fra i tanti «tradizionalisti», c’è chi prova a smarcarsi e a smorzare gli attacchi: «Fantastica, diversa, particolare».
Tutto liscio a Gallarate
All’oratorio di Arnate la festa ha seguito la linea della tradizione. L’appuntamento con la Gioeubia è stato organizzato dalla Pro Loco con il patrocinio del Comune, assessorato alla Cultura, e con il sostegno della Comunità pastorale Maria Regina della famiglia. In attesa che il fantoccio venisse bruciato, si sono messi tutti in coda per il risotto. Un falò per allontanare «la violenza e le situazioni pericolo», ha detto il sindaco Andrea Cassani. «Bruciamo le cose fastidiose e brutte, e facciamo sì che quest’anno torni la serenità anche nelle famiglie che hanno vissuto difficoltà». Il commento integrale del primo cittadino nel video sotto:
Cardano, il giallo della mozione che voleva cancellare la Gioeubia
