CASORATE SEMPIONE – Amarezza, sconforto, rimpianto. La minoranza di Casorate Aperta non ha preso bene la sentenza del Tar, che ha dichiarato improcedibile il ricorso di Casorate Sempione e Cardano al Campo per fermare il progetto ferroviario Gallarate-Malpensa. «Non è nostra intenzione soffermarci sulle disastrose conseguenze ambientali che il nostro territorio, ormai ridotto a mera appendice di un’area stracolma di servizi ma sempre più invivibile, subirà», mettono in chiaro i civici d’opposizione. «Quello che ci fa storcere il naso è il comportamento delle istituzioni che dovrebbero proteggere la salute dei cittadini, ma che hanno soltanto dimostrato come alla fine tutto possa essere comprato». Della serie: «Si poteva fare di più, si poteva fare meglio».
Danni e crepe
«I danni ambientali e all’ecosistema brughiera sono ben noti da anni, e recentemente sono stati dettagliatamente rimarcati da voci direttamente interessate e ben informate». In una simile situazione, a non convincere gli avversari politici del sindaco Dimitri Cassani è proprio «il comportamento delle istituzioni». Nel senso che, «analizzando l’evolversi di questa opera insensata attraverso gli anni, sono evidenti una serie di tante piccole crepe che hanno portato a questo ultimo giudizio: i nostri amministratori hanno sempre dichiarato che questo ricorso sarebbe stata la mossa finale, dopodiché si sarebbero chiamati fuori da ulteriori eventuali tentativi. Ma è stato fatto tutto ciò che si poteva?».
Cosa si poteva fare?
Per la minoranza casoratese, la risposta è sì. «Si potevano presentare delle osservazioni, precise e puntuali, a evidenziare l’impatto devastante di questa bretella ferroviaria, durante la fase di scoping nell’ormai lontano 2016», dicono. «Ma nessuna osservazione è mai stata presentata dall’amministrazione». Anzi, sarebbe diverse le criticità sulle quali soffermarsi, come «l’impatto dei cantieri sulla viabilità e sulla vita quotidiana dei cittadini che si spostano ogni giorno, oltre alla distruzione del bosco». Ma anche la «durata dei cantieri e quindi il perdurare di questi disagi nei confronti delle comunità locali. Comunità che peraltro non beneficeranno in alcun modo del nuovo tratto ferroviario, la cui unica funzione è quella di accorciare il viaggio da Milano di quattro minuti».
La posizione «ambigua» dell’amministrazione
Casorate Aperta lo ribadisce senza giri di parole: «Le posizioni dell’amministrazione sono sempre rimaste ambigue, al punto che la delibera del 2018 – con cui il consiglio comunale ha espresso una posizione chiara e determinata – è frutto delle sollecitazioni e del comitato Salviamo la Brughiera e della minoranza di allora». Mentre, «il sindaco esprimeva la volontà di mantenere una posizione “sfumata”», riportano citando i verbali.
Il Masterplan e le conseguenze
Senza dimenticare l’altra partita aperta, quella del Masterplan. Che «prevede una forte espansione dell’area cargo e quindi una serie di infrastrutture che saranno necessarie visto l’incremento di traffico nella zona: ma nemmeno qui le posizioni sono mai state definite». Da qui, le domande: «Abbiamo mai preso parola o siamo solo rimasti ad ascoltare decisioni già prese da altri, sui quali però non ricadranno le conseguenze di questo scempio?». E ancora: «Qualcuno ha preso mai in considerazione l’ipotesi che questo grande aumento di traffico merci non si verifichi e che le tanto agognate infrastrutture finiscano per diventare fatiscenti cattedrali in un ex bosco ormai desertificato?». Tutti punti che potevano essere espressi «con una Vas volontaria per evidenziare cosa il nostro territorio e la comunità possono sopportare».
«Non fermiamoci»
A giocare un ruolo determinante per la sentenza del Tar, si sa, è stato Parco del Ticino. Proprio «a seguito dell’accordo che ha raggiunto con Regione Lombardia, di carattere puramente economico e che ha fornito la giustificazione al Parco per ritirare il ricorso», ricorda Casorate Aperta. «Fa rabbia pensare che forse non sia mai stato preso sul serio, se la sentenza è questa». Per questo motivo «l’amministrazione avrebbe dovuto coinvolgere la cittadinanza, convocando assemblee pubbliche con esperti e contraddittorio, illustrare coscientemente le problematiche cui inevitabilmente andremo incontro, e come minimo presentare un ricorso con motivazioni chiare e documentate». Fino allo stato di fatto: «Il pericolo adesso incombe su tutti allo stesso modo. Si poteva fare di più, ma possiamo ancora fare qualcosa. Uniamo le forze, collaboriamo, e presentiamo ricorso al Consiglio di Stato. Dovremo lavorare per davvero, far comprendere il danno che subiremo e quanto questo sia inutile ed evitabile. È l’ultima occasione, e non è davvero il momento di fermarsi».
