L’armonia tra opposti e la zattera di Ulisse: la lezione di Serra a Castiglione

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CASTIGLIONE OLONA – Dalla costruzione della ruota di un carro allo stemma della famiglia Borromeo: ieri, domenica 15 febbraio, nell’incontro organizzato a Castiglione Olona da Hamlet Synthesized Carlo Serra, docente di Estetica alle università di Reggio Calabria e Torino, ha approfondito il tema scelto per l’edizione 2026 del festival Filososofarti trattando insieme a Viviana Faschi il concetto di armonia alla luce dei frammenti rinvenuti di Eraclito e in dialogo con quello di nodo come viene affrontato nel pensiero di Jacques Lacan.

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Viviana Faschi, Stefano Bruno e Carlo Serra

La zattera di Ulisse e le correnti del mare

L’armonia, uno dei grandi nodi della teoria musicale e della filosofia occidentale, e concetto «difficile da spiegare nel suo stadio finale», nasce come termine nelle botteghe degli artigiani e dei fabbri. In particolare, ha sottolineato Serra, riguarda i cardini attorno a cui si muove la ruota di un carro: «Quando vengono inseriti i giunti si trasmette l’armonizzazione con il movimento complessivo. Nello stesso modo fa il falegname che deve costruire una sedia inserendo i giunti che tengono tutto insieme. Il gesto del connettere il pezzo di legno che mette tutto insieme è mettere in armonia».

Un concetto che viene celebrato anche nel quinto canto dell’Odissea, quando Calipso dice a Ulisse che tornerà a casa su una zattera che deve “armonizzare”: «Perché navigare comporta il movimento su una superficie, quella del mare, caratterizzata una da una sommatoria di correnti. Se legata strettamente, si capovolgerà quando incontrerà due correnti diverse. Ulisse dovrà quindi realizzare dei fori nei legni e inserire dei listelli per trovare un movimento di convergenza e divergenza reciproco, trasformando così l’energia cinetica del mare in qualcosa che possa governare: si può chiamare un’armonia fra opposti. La reciprocità è un convergere attorno a qualcosa: la relazione fra listelli è un paradigma potente per la matematica e il pensiero greco».

Questo tipo di struttura genera un movimento, la realizzazione di un ordine funzionale che «può portare al movimento ma anche – ha ricordato Serra – alla stasi. Con il nodo, come nel caso dell’annodare un filo; nodo che può anche esprimere un ritmo attraverso la rete, così come come succede con il continuo movimento tra giunti».

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Lo stadio dello specchio e l’arco di Apollo

«Lacan, che si occupò di psiche soggettiva ma era uomo di grande cultura, verso la fine del suo insegnamento si occupò di nodi», ha così introdotto Fasca «il nodo che appare nello stemma dei Borromeo, una famiglia delle nostre zone. È formato da tre elementi: se ne viene tagliato uno, non funziona più. Devono stare insieme, come i tre registri che rappresentano la struttura soggettiva dell’essere umano». Il riferimento va anche al cosiddetto “stadio dello specchio”: «Ci si percepisce come un corpo fatto di pezzi spaccati. L’infante avverte sé stesso come intero di fronte allo specchio, ma solo con questo strumento. La conseguenza è la produzione di immaginario».

Il rapporto speculare, il due che si fa uno è – ha aggiunto Serra – «l’immagine funzionale di un’armonia in tensione, tipica della logica eraclitea. Inoltre l’elemento rosso rappresenta l’immaginario simbolico, un effetto del fatto che siamo traumatizzati dal linguaggio. Per Lacan il reale è tutto ciò che esce dal linguaggio».

È il “sinthomo” a riunire, o armonizzare, i tre registri: «Quando legati, non costituiscono una sintesi ma mantengono la loro eterogeneità. Una situazione di totale eterogeneità: se la zattera si risolvesse, rimarrebbe ferma. E nel frammento sul fiume di Eraclito è scritto che, per chi vi si immerge, “sempre nuove acque si fanno intorno”: la corrente c’è sempre. Quando c’è la forma? Non c’è, muovendosi nell’acqua».
Serra, invitando ad assumere la freddezza del sommozzatore di Delo di cui parla Socrate, che è in grado di gestire l’apnea mentre cerca la perla in acque buie e profonde, ha richiamato l’esempio dell’immagine di Apollo che tiene tra le braccia l’arco e la lira: «La corda tesa all’indietro vibra e lancia la freccia: in questa struttura c’è la risoluzione di una dialettica. Tutte e due sono legate a una torsione che va avanti e indietro su una struttura stabile. Per Heidegger arco e lira vanno indietro ma non torna nulla, sia la freccia che il suono vanno perduti: una fine irrisolta. Ma sarebbe la morte del soggetto senza la risoluzione».

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Cesare Camardo

Una camminata in quarant’anni di musica dal vivo

In apertura dell’evento condotto da Stefano Bruno di Hamlet Synthesized, e alla presenza di Cristina Boracchi, fondatrice di Filosofarti, è stato presentato il libro fotografico “No easy action”: «Titolo scelto – ha raccontato l’autore Cesare Camardo – oltre che per l’assonanza con una canzone di Mark Lanegan, perché nessuna azione è facile quando sei sul palco: nelle arti performative devi saperti muovere».
Il volume, che ripercorre negli scatti – alcuni esposti nell’ex sala consiliare insieme alle opere di Danilo Bono – quarant’anni di concerti scanditi da diciotto parole, indaga la relazione tra suono e immagini: una camminata che va da Trans Europe Halle, Naked City e Babes in Toyland, passando per Social Distortion, Afterhours e Paolo Tomelleri al Campo dei Fiori, fino alla performance teatrale di Arthur Brown, Otr e Tormento. Camardo ha contattato diversi esponenti del mondo musicale perché ogni foto fosse accompagnata da un commento personale. Tra antropologia contemporanea e analisi trasversale di stili, «la rete è la socialità del concerto mentre il nodo è il momento singolo del musicista».
L’incontro è stato suggellato dall’esibizione dal vivo di Graziano Incardona che, nell’ambito del progetto Octopuss 44, ha dato vita, in un crescendo strumentale, a un imponente paesaggio sonoro post rock costruito trasformando ogni “imperfezione” alla chitarra in una rete di echi e riverberi.

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Octopuss 44

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