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Maltempo a Busto: già segnalati danni per 800mila euro. Ma la stima potrebbe aumentare

01/08/2023 redazione
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Festa Nigeria-Busto all’insegna dell’integrazione: il grazie alla polizia di Stato

01/08/2023 redazione
BUSTO ARSIZIO – Il dirigente Franco Novati e il personale del commissariato della polizia di Stato di Busto Arsizio hanno ricevuto oggi, martedì primo agaosto, la visita del Presidente e di referenti della Edo Union [leggi]
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Castellanza festeggia i 101 di Giovanna Monza: la sorpresa dell’amministrazione

01/08/2023 redazione
CASTELLANZA – La signora Giovanna Monza, cittadina castellanzese dal 1963, ha compiuto ben 101 anni. Un nuovo bellissimo traguardo, festeggiato anche quest’anno, insieme alla famiglia, al Sindaco Mirella Cerini, al Vice Sindaco Cristina Borroni e [leggi]
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Dà di matto all’UniCredit di Busto e insulta tutti. Poi aggredisce i carabinieri: arrestato

01/08/2023 Simona Carnaghi
BUSTO ARSIZIO – Si è presentato in banca e ha iniziato a dare in escandescenza insultando tutti i presenti senza alcuna ragione: arrestato dai carabinieri del nucleo operativo radiomobile della compagnia di Busto Arsizio. Follia [leggi]
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Busto, mobilità leggera al Liceo Tosi e all’ITE: dalla Provincia 600mila euro per il progetto

01/08/2023 redazione
BUSTO ARSIZO – Mobilità leggera al Liceo Tosi e all’ITE: c’è il finanziamento. Dalla Provincia di Varese 600mila euro a sostegno del progetto di restyling degli accessi ciclabili e dei posteggi per le biciclette e [leggi]
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Olgiate, al Buon Gesù è arrivato il nuovo Atm Postamat. Novità anche a Saronno

01/08/2023 redazione
OLGIATE OLONA – Poste Italiane ha attivato due nuovi sportelli automatici ATM Postamat nei comuni di Olgiate Olona – al Buon Gesù e a Saronno, in sostituzione dei precedenti. Gli sportelli, dotati di una tecnologia [leggi]
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Busto, all’asta il palazzo abbandonato di vicolo Landriani. Fu ritrovato un cadavere

31/07/2023 Andrea Aliverti
BUSTO ARSIZIO – Forse è vicina una svolta per Villa Macchi, il palazzo abbandonato tra vicolo Landriani e via Zappellini che è stato persino teatro del ritrovamento di un cadavere, nel dicembre del 2020: il [leggi]
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Via Raimondi è sempre una giungla. E a Busto la cura del verde è nel mirino

31/07/2023 redazione
BUSTO ARSIZIO – La giungla di via Bruno Raimondi cinque anni dopo. «Tutti gli anni la stessa storia – si lamentano i residenti della zona – strade invase, visibilità zero». I mancati o tardivi sfalci [leggi]
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Social card, a Busto ben 2787 esclusi. E con lo stop a RdC telefoni bollenti in via Roma

31/07/2023 Andrea Aliverti
BUSTO ARSIZIO – Sono ben 2787 i nuclei familiari a Busto Arsizio che, pur avendone diritto per requisiti, non riceveranno la card sociale “Dedicata te”, un bonus da 382,50 euro destinato agli acquisti alimentari. Lo [leggi]
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Alla e-work Arena di Busto arriva un eco-compattatore per le bottiglie di plastica

31/07/2023 redazione
BUSTO ARSIZIO – L’economia circolare scende in campo e diventa protagonista alla e-work Arena: la partnership tra il consorzio Corepla e la UYBA porterà al palazzetto dello sport di viale Gabardi un eco-compattatore del progetto [leggi]

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  • Nella seconda metà del secolo scorso la città di Gallarate ha fatto fatica a fare i conti con la propria storia. Per cinquant’anni ha preferito coprire tutto con un velo che si riteneva opportuno (e, per certi versi, anche necessario e pietoso). Nei primi anni del dopoguerra, ancora negli anni ’40, c’era stata l’Amministrazione della Liberazione, quella di Luigi Fabbrini, sostenuta da tutte le forze politiche antifasciste, e poi una seconda Giunta, in rappresentanza di una sorta di “Fronte Popolare allargato”, sostenuta del Socialisti, Comunisti, Azionisti e Repubblicani con Sindaco Francesco Buffoni. Sono stati gli anni della ricostruzione in una situazione di emergenza, Dagli anni ’50 in poi, e fino al 1975, abbiamo avuto amministrazioni con Sindaci democristiani alle prese con i problemi dello sviluppo impetuoso della città industriale, e con le prime due grandi ondate migratorie dal Veneto e dal Meridione. Dal ’75 alla fine del secolo abbiamo poi cercato di gestire una trasformazione derivante dal progressivo declino dell’industria, che si cercava di arginare con uno sviluppo dei servizi. In questo clima, con queste evidenti priorità, non c’è stato tanto tempo - né molto interesse -per lo studio e il recupero della nostra Storia, non solo quella ancora scottante della prima parte del ‘900 (con amministrazioni democratiche, socialiste, fasciste e antifasciste) ma anche quella di tutto il secolo precedente, Risorgimento compreso. Se andiamo a sfogliare i bollettini della Società Gallaratese degli Studi Patri pubblicati nella seconda metà del ‘900 ce ne rendiamo conto. C’erano altre priorità, ma c’era anche la comprensibile necessità, relativamente ai primi cinquant’anni del secolo, di lasciar decantare una memoria che, per molti versi, era meglio lasciare coperta. Gallarate, in fondo, era ancora un “paesone” dove ci si conosceva tutti – a parte la massa dei nuovi immigrati – e dove era meglio non andare a tirar fuori quello che era rimasto in tanti armadi che erano stati chiusi il 26 aprile del 1945. Diversi fascisti della prima ora si erano progressivamente allontanati dal regime già negli anni più bui ed erano tornati ad esercitare nei negozi, nelle fabbriche e negli studi professionali. Solo i più esaltati erano rimasti fino all’ultimo; alcuni – pochi - avevano pagato con la vita e quasi tutti gli altri, amnistiati, avevano spesso preferito trasferirsi, a volte recuperando cariche nella pubblica amministrazione, o nella pubblica sicurezza, in altre città. Così tutto è rimasto sotto un velo per cinquant’anni Pensiamo alle tragiche vicende di Clara Pirani Cardosi e di Lotte Froelich Mazzucchelli. La prima era la moglie del preside della più prestigiosa scuola superiore di Gallarate. Eppure in quel Liceo, per cinquant’anni, nessuno ha mai tirato fuori quel “problema nascosto”, quello della moglie del Preside arrestata proprio di fronte alla scuola e portata in un campo di sterminio solo perché era nata ebrea. A chi frequentava quella scuola nessuno lo diceva, in quegli anni. Tutto sotto un velo. E così per Lotte, nonostante fosse stata la moglie di un avvocato socialista, amministratore comunale nel dopoguerra. Anche nel suo caso, tutto sotto un velo per cinquant’anni. Ma questo vale anche per altre memorie storiche cittadine, più antiche. Si pensi, per esempio, al Sipario Risorgimentale del Teatro Condominio, non solo di grande valore storico ma anche artistico, considerando l’attribuzione all’Induno. Un sipario che era rimasto abbandonato in condizioni pietose per decenni in Palazzo Broletto, nell’assoluto disinteresse di chi aveva il compito e la responsabilità di curane la conservazione. Una tela che il FAI aveva meritoriamente recuperato e messo in sicurezza con la collaborazione della Amministrazione Guenzani ma che adesso, da dieci anni, giace nuovamente in un corridoio, questa volta nel deposito della ex Galleria d’arte di Viale Milano. A nostro avviso le due questioni – sipario e affresco - viaggiano in parallelo. Ma questo vale anche per il Cimitero Monumentale del Boito e per una serie di monumenti storici e artistici che all’interno del camposanto giacciono in deplorevole stato di abbandono. E così per tante altre memorie che sarebbe lungo citare; perfino i documenti del Comitato di Liberazione Nazionale di Gallarate non erano mai stati consegnati all’Archivio Nazionale, e così le carte delle Brigate Nere. Solo l’impegno del compianto Direttore della Biblioteca, Giovanni Mariani, ha permesso il successivo recupero di alcuni di quei documenti, che erano stati custoditi dall’ex Sindaco Pasta ma che erano solo una parte di un ben più vasto archivio in gran parte disperso (o fatto sparire) e che nessuno ha mai cercato di ritrovare e restituire alla nostra Storia. E’ in questo quadro che si colloca la vicenda dell’affresco rimasto celato all’interno del salone di rappresentanza di Palazzo Minoletti, sotto uno strato di calce, per più di 80 anni. Celato quando il palazzo era diventato Casa Matteotti, quando fu utilizzato come sede di una cooperativa popolare di consumo, quando – passato allo Stato - divenne Ufficio Postale e poi Ufficio del Dazio e delle Imposte, prima di ritornare proprietà del Comune. Noi crediamo che nessun appassionato di storia possa accettare che una qualsiasi forme di “damnatio memoriae”, comunque giustificata, possa comportare la cancellazione perpetua di una memoria storica. Noi pensiamo quindi che, così come per altre componenti del patrimonio storico comunale, dovrà arrivare anche il momento di un recupero dell’affresco. Al di là di questo particolare, noi crediamo che ci debba comunque essere, relativamente a questa specifica iniziativa, tutta una serie di approfondite considerazioni preliminari che sono assolutamente necessarie: sui tempi, sulle modalità, sulla finalità, sulla compatibilità rispetto all’uso dell’immobile, sulla contestualizzazione, sul soggetto promotore e su quello responsabile delle modalità di presentazione e, non da ultimo sulla sostenibilità finanziaria. Ci sembra giusto che l’Architetto Scaltritti abbia oggi sollevato il problema, in base alle sue conoscenze e valutazioni. Riteniamo che questa possa essere una prima tappa, preliminare rispetto a una riflessione più generale sulla conservazione di tutto il patrimonio storico cittadino. Nel caso specifico dell’affresco - che noi leghiamo comunque a tutte le altre situazioni in città dove a nostro avviso sono necessari interventi anche più urgenti e più importanti - ci sono degli aspetti peculiari da tenere in attenta considerazione. Ci limitiamo a ricordare il primo - il più evidente - che già in molti hanno citato. L’affresco non è in un qualsiasi edificio pubblico, è collocato in un ambito molto delicato che l’Amministrazione Comunale ha voluto affidare a un ente privato con finalità di istruzione ai giovani. Questo comporta una particolare attenzione alla contestualizzazione storica dell’opera con anche una adeguata presentazione del suo significato (pensiamo anche solo alla figura di quegli uomini che, come antichi schiavi egizi, edificano la città sotto l’immagine del Duce a cavallo). Già le “sgrammaticature” presenti nei pannelli posizionati fuori dall’edificio – quelli che vorrebbero sintetizzarne la storia ma che riescono solo a banalizzarla – dimostrano purtroppo, a nostro avviso, una colpevole faciloneria nel modo in cui viene oggi affrontato questo aspetto. In primavera la dirigenza della scuola aveva assicurato che sarebbe intervenuta; sono passati più di sei mesi e stiamo ancora aspettando. Anche in questa ottica, dobbiamo respingere oggi un metodo che si riduce al confronto fra una serie di proposte estemporanee, a volte fantasiose o addirittura fantascientifiche. Occorre a nostro avviso, al contrario, mettere insieme e avviare in modo ponderato e consapevole un adeguato concerto di competenze storiche e artistiche, per valutare quale possa essere innanzitutto il programma complessivo della conservazione del patrimonio cittadino in modo da potervi poi inserire, nel rispetto della complessità del problema, le singole iniziative necessarie con le conseguenti priorità. gallarate affresco duce minoletti
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