Misure anti Covid-19, italiani bloccati a Cuba. Il racconto di Fabio Bolzoni

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Fabio "Romeo" Bolzoni, produttore discografico, è un membro della direzione di Latinfiexpo, il festival di MalpensaFiere dedicato alla cultura latinoamericana

BUSTO ARSIZIO – «Il problema è che c’è molta gente che non sa neanche dove mangiare: non ha i soldi perché non lasciano uscire a ritirarli. E stanno bloccando anche le banche». Fabio Bolzoni, produttore discografico di Sesto Calende, ha così descritto la situazione di difficoltà, dovuta alle misure adottate dal governo contro il coronavirus, in cui si trovano gli italiani che sono a Cuba in questo momento: «Ce ne sono centinaia: io ho avuto la fortuna che il terzo biglietto da me comprato permettesse di volare la sera di sabato 28 marzo. Ma sono stato l’unico dell’hotel a poterlo fare».

Chi non era residente è stato spostato negli hotel

Come ha raccontato il dj, che fa parte della direzione del festival Latinfiexpo, «nel pomeriggio di lunedì 23 marzo si è tenuta una tavola rotonda del governo cubano, dove hanno deciso che tutte le persone non residenti dovessero essere spostate negli hotel e quindi trasferite a L’Avana. Il giorno dopo, alla casa dove eravamo, sono arrivati i funzionari dell’immigrazione a prendere me e Rosmery, la mia fidanzata cubana che vive a Samarate. Ci hanno detto: “Dovete assolutamente andare via, o venite con le buone o lo farete con la forza”. Sono stato prima messo in un hotel e poi spostato in un altro a Santiago; da lì è poi partito un viaggio di sedici ore per L’Avana. Mentre il primo trasferimento è stato fatto bene, tenendo le giuste distanze tra le persone sui sedili, il secondo si è invece svolto a bordo di un pullman da cinquanta posti con su cinquanta persone, tutte ammassate. L’unica cosa positiva è che obbligavano chiunque a tenere la mascherina; a molte precauzioni abbiamo poi però provveduto noi, come insistere con gli hotel per far mettere il sapone nei bagni o, semplicemente, far rispettare le distanze».

Molta gente ha perso i pochi soldi che aveva

«Adesso nei principali hotel a L’Avana sono radunati tutti gli stranieri, non solo gli italiani», ha continuato Bolzoni. «Solo che le ambasciate francese e tedesca stanno già portando via i loro cittadini, gli italiani ancora non sanno ancora come e quando se ne andranno, e come farà a mangiare chi non ha più soldi.
Per giorni abbiamo chiamato sia la Farnesina che il consolato italiano: nel primo caso non abbiamo avuto risposte, nel secondo ci è stato detto di andare intanto negli hotel e arrangiarci. Soltanto sabato siamo riusciti a metterci in contatto al numero delle emergenze, venendo a sapere che forse verrà fatto qualcosa, ma non si sa quando. Il consolato italiano ci ha detto che al momento non si hanno notizie di alcun volo di rientro organizzato dalla Farnesina.
Per le persone che sono purtroppo rimaste senza soldi la risposta è stata “non sappiamo cosa fare, fateveli mandare da qualcuno”. A Cuba è però diventato quasi impossibile poterli ritirare perché è saltato il collegamento internet della maggior parte delle banche. Quindi la situazione, per chi è lì privo di denaro, adesso è veramente brutta. Quando il governo cubano ha deciso che gli stranieri dovevano essere radunati e mandati via, sono venuti a prendere tutti, anche chi, come me, si trovava in una casa privata. Mettendoci a nostre spese, per quanto riguarda vitto e tutto il resto, negli hotel più cari: perciò nell’ultima settimana, tra trasferimenti e alberghi, molta gente si è mangiata i pochi soldi che aveva in tasca».

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