VARESE – Salgono a 30 le querele presentate da una coppia gay nei confronti di casa definiti “omofobi” dai denuncianti che già nel novembre 2024 (all’epoca le denunce erano una ventina circa) aveva segnalato l’esasperante situazione anche dalle cronache di Malpensa24.
Vogliamo giustizia
La coppia, assistita dall’avvocato Marco Orrù, torna a “chiedere giustizia” a fronte di una situazione definita non più sostenibile a causa delle “persecuzioni” messe in atto dai vicini di casa.
La servitù di passaggio
Tutto ha avuto inizio nel 2021. Inizialmente la coppia e i vicini avevano un rapporto tranquillo. A dare il là all’escalation è stato l’utilizzo (arbitrario secondo quanto riferito dai coniugi presi di mira) di una servitù di passaggio da parte dei vicini di casa. Un utilizzo dal quale sono nati dissapori. I denuncianti al ritorno da una vacanza a Ischia hanno trovato l’impianto di irrigazione strappato, un’aiuola devastata e il giardino bruciato dal diserbante. Circa 1.500 euro di danni. Da lì è partita la prima denuncia, con l’avvio di un primo procedimento penale che risulta però fermo, seguita dalle altre querele con le parti offese vittime di angherie tra auto posteggiate apposta davanti al cancello, bisogni del cane fatti fare appositamente davanti alla loro abitazione e insulti omofobi.
Il doppio intervento del sindaco
Da mesi i due coniugi chiedono che la giustizia faccia il suo corso, che tutte le querele vengano accorpate in un unico fascicolo e che arrivi finalmente un provvedimento definitivo che fermi i vicini di casa per sempre. Sul punto è intervenuto anche il sindaco di Daverio Marco Colombo. Che in prima battuta ha espresso “piena solidarietà e vicinanza alla coppia che ha subito abusi, sia verbali che fisici, all’interno della propria abitazione. Nel 2026 è davvero triste dover leggere simili notizie, e ancora più doloroso è vedere come la nostra comunità finisca in prima pagina. Daverio è un paese inclusivo: atti come questi devono sempre essere denunciati”. Smorzando però i toni in seconda istanza con una lettera inviata anche a Malpensa24: “ho espresso la mia solidarietà senza se e senza ma, perché credo fermamente nella convivenza civile. A caldo ho esternato ciò che avrebbe detto qualsiasi cittadino che crede profondamente nella libertà personale. Successivamente ho riflettuto con maggiore attenzione sul merito della questione, pur non disponendo, come tutti noi, di dati oggettivi – scrive Colombo – Pensiamo per un momento se la situazione fosse soltanto una disputa tra vicini e se, in realtà, i presunti vessati fossero l’altra famiglia, coinvolta solo per questioni di proprietà o di vicinato. A chi dovrei allora esprimere la mia solidarietà e il mio sostegno? Non è semplice rispondere da semplice cittadino. Lo è ancora meno per chi, come me, ha la responsabilità di rappresentare le istituzioni ed essere sindaco di tutti i daveriesi”.
Varese, perseguitati perchè gay dai vicini omofobi: «Nessuno ci ascolta»
