Ferno, per Pozzi e Misiano dimissioni con riserva. Colombo: «Vi manca il coraggio»

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FERNO- Via Alessandro Pozzi ed Enzo Misiano dal consiglio comunale di Ferno: le minoranze lo chiedono a gran voce. La maggioranza vota a favore delle loro dimissioni, ma «in attesa di un giudizio definitivo». Di fatto, i due consiglieri oggetto della mozione di Lega-Ferno Viva e Cambiare Ferno, che chiedevano le loro dimissioni insieme a quelle del sindaco Filippo Gesualdi, rimangono al loro posto, anche perché non rientra nelle facoltà del consiglio mandarli via: devono farlo spontaneamente. Ma, per l’opposizione, il voto, benché favorevole, «è una contraddizione. Non avete il coraggio politico di votare contro la presenza di due consiglieri coinvolti in fatti gravissimi. Invocare il corso delle indagini significa far finta che non sia successo: siete qui a parlare di etica e legalità, ma avrete il coraggio di guardarvi allo specchio domani?»

«Fatti gravissimi»

Un consiglio comunale insolitamente affollato a Ferno (presente anche il sindaco di Lonate Pozzolo, Nadia Rosa), il primo dopo l’inchiesta Krimisa che ha coinvolto anche il Comune dell’area di Malpensa con l’arresto di un consigliere, Enzo Misiano. Ieri sera, 29 luglio, il consiglio ha preso formalmente atto della sospensione da consigliere del capogruppo locale di Fratelli d’Italia, già notificata dal prefetto di Varese Enrico Ricci. Al posto di Misiano, in carcere (e già sospeso anche dal suo ruolo di dipendente nel Comune di Lonate Pozzolo), è subentrato Valerio Magnaghi. Ma la semplice sostituzione di Misiano non basta alle opposizioni cittadine che, dopo averlo già anticipato nelle scorse settimane, hanno chiesto ieri sera le dimissioni del consigliere Alessandro Pozzi (chiamato in causa da «gravissime affermazioni riportate nei quotidiani locali», così come è scritto nel testo della mozione) e del sindaco, Filippo Gesualdi, perché «parrebbe che la situazione politica del Comune di Ferno appaia particolarmente critica alla luce dell’inchiesta in essere».

Gesualdi: «Sono sereno. Ferno non è coinvolta»

L’amministrazione di Ferno è compatta attorno al suo sindaco, che si difende parafrasando Alcide De Gasperi ed espone la sua difesa «dato che stasera voi, comportandovi come un tribunale del popolo, mi state trattando da imputato: devo chiamarvi consiglieri o signori della corte?». Gesualdi, come già ribadito nelle ore successive all’arresto di Misiano, sottolinea che soltanto le indagini chiariranno la posizione dei due consiglieri fernesi coinvolti, ma che nel frattempo «non c’è motivo perché io mi dimetta: questa amministrazione non è coinvolta e continuerò a lavorare per Ferno». E a chi avrebbe auspicato una presa di posizione più netta replica: «Mi sono distaccato mostrando tutta la mia delusione immediatamente, a parole e gesti. Ho partecipato ad una marcia per la legalità e sfido chiunque a dimostrare che il lavoro che facciamo non avvenga nella totale trasparenza. Ma non posso obbligare due consiglieri alle dimissioni, anche se ho invitato Pozzi a farlo: spero che lui e Misiano abbiano la moralità di dimettersi spontaneamente».
Pozzi – capogruppo di maggioranza –  non era presente ieri in consiglio comunale. Un’assenza che «mi irrita – commenta Massimo Regalia – come mi dà fastidio pensare che sedute con noi ci siano persone che si siano macchiate di certi fatti».  Le minoranze, compatte, non negano che nessun giudizio può essere formulato in questo momento, ad indagini in corso. E chiedere a due consiglieri e al sindaco di dimettersi «è una cosa che non avremmo mai voluto fare – spiega Mattia Piantanida – ma parliamo di fatti gravissimi. E prima che arrivi il commissario prefettizio a sciogliere il Comune per ‘ndrangheta, sarebbe il caso di andare tutti a casa ad elezioni anticipate. E’ una questione di etica e onore prima che politica». «Non sta a noi dare un giudizio – continua Claudia Colombo – ma soltanto il dubbio che un mio consigliere possa essersi macchiato di certi fatti dovrebbe portare a certe azioni. L’invito alle dimissioni poteva essere più fermo, avrei voluto un’assemblea cittadina per parlare di legalità e non dei consiglieri di maggioranza muti come pesci».

Contraddizione politica

Di arringa non si è trattato, ma al termine della seduta si arriva al voto singolo su ogni parte della mozione. Dopo essersi ritirata a lungo, la maggioranza, per cui prende parola Pierangela Cassinerio, vota contro le dimissioni del sindaco e a favore di quelle di Pozzi e Misiano «qualora le accuse vengano confermate». C’è dunque l’unanimità sulle dimissioni dei due consiglieri, ma la postilla formulata durante la dichiarazione di voto non va giù alle opposizioni – «siamo noi a decidere i termini della mozione, non voi a sistemarla come credete» – benché vi sia stato, da parte della maggioranza, il «riconoscere che abbiamo un problema. E non potendo prendere posizioni giudiziali lo facciamo dal punto di vista politico, dissociandoci».
«E’ proprio politico il problema, vi state contraddicendo – concludono le opposizioni – avete dimostrato di non avere il coraggio di dissociarvi davvero. Qui si fa politica davanti ai cittadini che ci hanno votato. Avrete il coraggio di guardarvi allo specchio domani?» «Dobbiamo reagire, senza calcoli elettorali o politici – conclude Cassinerio – ma distaccandoci: lo facciamo per il bene della comunità».

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