Voto di scambio a Ferno, processo Gesualdi: dalla Dda nuove intercettazioni

FERNO – Voto di scambio a Ferno, la Dda deposita nuove intercettazioni ambientali tra De Castro padre e figlio. E l’udienza slitta ancora. E’ tornato in aula oggi, martedì 17 giugno, il processo che vede sul banco degli imputati l’ex sindaco di Ferno Filippo Gesualdi, assistito dall’avvocato Gianluca Franchi, accusato di voto di scambio. A giudizio anche Francesco Murano, i due fratelli Geracitano e Mario Curcio, considerato il braccio destro di Emanuele De Castro (ex cassiere della locale di ‘ndrangheta di Legnano e Lonate Pozzolo, oggi collaboratore di giustizia, ndr). E poi ancora Alessandro Pozzi, ex consigliere di Ferno in quota Fratelli d’Italia, insieme al fratello Marco e a Mario Filippelli, altro esponente di spicco della locale di ‘ndrangheta Legnano-Lonate guidata, secondo gli inquirenti, dal boss Vincenzo Rispoli.

L’interesse della cosca per i parcheggi di Malpensa

Le ambientali depositate questa mattina dal sostituto procuratore Alessandra Cerreti si riferirebbero all’interesse – già emerso in aula – dei De Castro, oggi entrambi pentiti e collaboratori di giustizia, per i parcheggi nei dintorni di Malpensa. L’avvocato Franchi ha chiesto i termini a difesa per poter esaminare quanto depositato. L’udienza è stata rinviata a luglio.

La linea difensiva

La linea difensiva per Gesualdi, che sinora ha retto al dibattimento in aula, è chiara: fu Enzo Misiano, consigliere comunale di maggioranza a Ferno all’epoca in quota Fratelli d’Italia (lui sì, arrestato e condannato in via definitiva a otto anni per i contatti con gli ‘ndranghetisti di Lonate e Ferno) a millantare, con i De Castro, la possibilità di poter “manovrare” il sindaco in cambio di voti, una volta eletto. Ma Gesualdi non solo non sapeva nulla – lo hanno affermato diversi testi in aula – ma quando, ad elezione avvenuta De Castro chiese di incontrarlo prima rifiutò, tanto che De Castro disse intercettato di volerlo prendere a schiaffi, poi segnalò il tentativo di abboccamento ai carabinieri. Quindi, soltanto su suggerimento dei militari dell’Arma, incontrò De Castro (che voleva informazioni su dei terreni) dando alle sue domande una risposta scritta.

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