Gallarate, appello dei Sinti al prefetto: «Dateci un tetto per vivere»

Gallarate appello sinti prefetto

GALLARATE – Tornano ad alzare la voce i Sinti di Gallarate a otto mesi dallo sgombero del campo di via Lazzaretto. Insieme alla rete delle associazioni che sostiene la loro causa hanno inviato questa mattina, 2 agosto, un appello rivolto al prefetto Enrico Ricci, al sindaco Andrea Cassani e al nuovo assessore ai Servizi sociali, Stefania Cribioli, per trovare una soluzione abitativa alle numerose famiglie che ancora non hanno trovato pace dopo la rimozione delle roulotte e delle case mobili.

Ragazzi senza una casa

«Solo 5 famiglie, fra quelle che hanno subito l’allontanamento dalle proprie abitazioni, hanno ottenuto un alloggio popolare temporaneo», ricordano. «Le altre sono tuttora presenti in Gallarate, città nella quale sono residenti da diversi anni e nella quale i figli frequentano le scuole, senza poter trovare una soluzione abitativa adeguata, non potendo accedere al mercato immobiliare per precarietà lavorativa e condizioni economiche. A settembre riapriranno le scuole e i ragazzi non avranno ancora una casa».

Le quattro richieste dei Sinti

Per questo la rete di associazioni, assieme alle famiglie di via Lazzaretto 50, si è rivolta al prefetto e al Comune. Ecco le quattro richieste contenute nella lettera protocollata:

  • Che in attesa dell’apertura dell’Avviso pubblico per l’assegnazione delle unità abitative dei servizi abitativi pubblici, degli esiti dello stesso e delle conseguenti assegnazioni delle case disponibili, venga concessa proroga della assegnazione di alloggio popolare temporaneo per le 5 famiglie che ne sono beneficiarie, fino alla eventuale assegnazione definitiva, così da evitare che anche tali famiglie, con i numerosi minori, da fine settembre restino ad abitare per strada.
  • Che si verifichi la possibilità di analoga idonea soluzione temporanea anche per le altre famiglie con minori e per gli anziani rimasti esclusi al momento della assegnazione del primo gruppo, ma i cui bisogni e disagi abitativi restano presenti e che sono costretti da mesi ad abitare in modo precario e senza fissa dimora in attesa di soluzioni accettabili.
  • Che, in alternativa, subordinatamente, il Comune preveda l’assegnazione, eventualmente dietro corrispettivo, di spazi idonei alla realizzazione di mini aree temporanee per i nuclei familiari per i quali persiste il disagio abitativo, tenendo conto della precarietà reddituale degli stessi. O comunque l’individuazione, all’interno del territorio comunale, di aree per soluzioni abitative mobili, minimamente organizzate con i servizi necessari (servizi igienici, allacciamenti all’acqua potabile, eccetera).
  • Che si avvii un costruttivo confronto per ricercare soluzioni abitative definitive, coerenti con le specificità culturali, in un’ottica di integrazione, di rispetto delle diversità e di reciproca valorizzazione. Soluzioni che consentano una residenzialità ottemperante alle normative e con la possibilità di spazi di relazione idonei alla socialità del gruppo.
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