Giorgia, gli alleati, il Mood in Italy

lodi meloni governo
Palazzo Chigi

di Massimo Lodi

Il ritorno dei politici al posto dei tecnici era atteso come la panacea dei mali del Paese. Basta con i nominati, avanti con gli eletti. Li vediamo, gli eletti. Eccezioni a parte – e al primo posto mettiamo la premier in pectore, che sembra avere idee chiare/tenuta nervosa/riluttanza al subordine – stanno dando uno spettacolo lacrimevole, vecchio, logoro. Il solito rituale trattativista, il dire a tizio perché caio intenda, le allusioni a umma a umma, la corsa al posto per il posto, non importano competenza, titoli, curricula.

È il festival del deja vu, la sagra dello stantìo. Ci si sarebbe aspettati dai vincitori del 25 settembre una presa di coscienza collettiva del momento drammatico, e relativi comportamenti, e adeguate decisioni. Invece no. Il centrodestra che vince nel Paese, perde nei traccheggi di palazzo. Il detestato Palazzo. Ci son stati mesi, preparando il voto e l’immaginabile vittoria, per attrezzarsi in tutto e al meglio: le personalità adatte agl’incarichi, la strategia programmatica, il rispetto del patto d’alleanza, comunque fossero andate le cose. Invece è accaduto il contrario: la Meloni ha vinto troppo, Berlusconi e Salvini han perso un mucchio. Da qui la cascata dei danni.

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Massimo Lodi

Salvini, dopo qualche sussulto, ha capito che non era aria. S’è adeguato: qualche rinuncia, furbi ammiccamenti, realismo di necessità. Ha finito col recitare da moderato, lui di natura incline a un’opposta umoralità. Berlusconi no. Nessun allineamento. Non appartiene alla sua indole. Comandante sempre, mai gregario. Padre effettivo, altro che nobile. Decisore massimo e ultimo, indisponibile alla prevalenza altrui. Di qui il disastro psico-diplomatico dei giorni scorsi. Uno spettacolo che non ha giovato all’immagine dell’Italia nel mondo.

Alla fine la quadra, copyright Bossi, si trova. Ma a quale prezzo. Soprattutto, domanda che per prima si fa la Meloni: fino a quando (e quanto) fidarsi d’una intesa alla quale s’arriva tra sospetti, imbarazzi, contraddizioni, ripicche che han toccato il diapason? Forse la risposta già in tasca all’aspirante presidente del Consiglio è una certezza: qualora dovessero mancarle dei puntelli dentro l’attuale maggioranza, ne troverà d’alternativi fuori. O perché Forza Italia si spaccherà, fedelissimi del capo da una parte, ex fedelissimi da una parte diversa. O perché arriveranno in soccorso centristi, moderati, liberali. Dal Terzo polo o chissà da dove: è una tradizione delle ultime legislature d’iniziare con un certo assetto di distribuzione partitica e di finire con un dispiegamento diverso. Nel nome della stabilità, in risposta alle emergenze, tenuto conto del momento epocale eccetera eccetera, il vero alleato di Giorgia sarà il trasformismo. Non teme mai la decadenza, figura sempre in ascesa, ha traversato monarchia e repubblica, è un ineludibile connotato storico che con rassegnazione o con perfidia o addirittura con diletto accettiamo. È il nostro Mood in Italy. Il sentimento nazionale. Lo stigma plurisecolare.

lodi meloni governo – MALPENSA24

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