In fuga da guerre che non ci sono più

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di Fabrizio Iseni
editore di Malpensa24

La vicenda della nave Aquarius scuote le coscienze, anima i Giuristi e fa traballare l’Europa intera. Domenica 10 giugno il neoministro dell’Interno e vicepresidente del Consiglio, onorevole Matteo Salvini, non concede l’autorizzazione alla nave della flotta della Ong Medici Senza Frontiere (non battente bandiera Italiana) di fare ingresso in un porto della nostra amata Repubblica. Sulla nave ci sono 629 migranti, tra cui 123 minori non accompagnati, 11 bambini e 7 donne in stato di gravidanza. La guardia costiera italiana soccorre alcune delle persone a bordo, in molti vengono trasferiti su unità delle capitanerie di porto ma la posizione del Governo italiano resta ferma e decisa. La nave viene rifiutata anche da Malta e nel pomeriggio di lunedì il governo spagnolo si offre di accogliere nave e migranti nel porto di Valencia. Molti dei migranti raggiungeranno la Spagna a bordo di navi italiane dove nel frattempo sono stati trasbordati.
Non entro nel merito delle considerazioni etiche e politiche sul caso dell’Aquarius, ma indubbiamente ci vuole fermezza verso un fenomeno grave come quello dell’immigrazione, di  fronte al quale l’Italia si è ritrovata sola negli anni. Fermezza non tanto nei confronti dei migranti, dei sofferenti e degli sventurati, ma bensì nei confronti di chi sfrutta l’immigrazione e si arricchisce sulla pelle dei meno fortunati. Del resto questo è il mandato che gli Italiani hanno dato a Lega e Cinque Stelle il 4 Marzo 2018.
Ma ci vuole anche un po’ di diplomazia perché dietro le polemiche e le invettive, ci sono molte persone che soffrono e soccombono. Voglio invitare i lettori di Malpensa24 a riflettere su un punto in particolare, che in qualità di Giurista esaminerò tecnicamente, dopo anni di esperienza in qualità di Consules Electi in Milano della Costa d’Avorio, incarico che ho rivestito e svolto con impegno e dedizione. Un conto sono i rifugiati che fuggono dalle guerre e dai drammi sociali dei propri Paesi d’origine, un altro conto sono coloro che vengono in Europa e in particolare in Italia con la  speranza, anzi il miraggio, di trovare un lavoro e una condizione di vita migliore. Secondo il diritto internazionale umanitario, i primi sono da accogliere sostanzialmente senza condizioni (in virtù sia della Convenzione di Ginevra e la Convenzione di Dublino in tutte le loro declinazioni), mentre per gli altri ci sono regole molto precise da rispettare, regole per il controllo dei flussi migratori. Il problema è che tutti dichiarano di fuggire dalla guerra! Ma dov’è la guerra attualmente in Paesi come la Costa d’Avorio? E’ un Paese che conosco bene grazie all’attività diplomatica che ho svolto, e da qui – vi assicuro – arrivano centinaia di richiedenti asilo politico. La guerra in Costa d’Avorio oggi non c’è. C’è stata nel 2010 – 2011: a fine ottobre 2010 ci furono le elezioni presidenziali: tra i candidati Alassane Ouattara, Repubblicano , e Laurent Gbagbo, del Fronte Popolare Ivoriano,che ottennero al primo turno rispettivamente il 32,08% e il 38,02%. Il 28 novembre ci fu il ballottaggio, al termine del quale la Commissione elettorale indipendente dichiarò vincitore Alassane Ouattara  con il 54,10% dei voti. Gbagbo, contestando il risultato non lasciò la Presidenza nonostante le innumerevoli pressioni internazionali. Con il fallimento di tutte le trattative diplomatiche si giunse ad un sanguinoso scontro tra le opposte fazioni. Nell’aprile 2011  Gbagbo venne arrestato e consegnato alla Corte Penale Internazionale dove è detenuto con l’accusa di crimini contro  l’umanità. Lo stesso giorno il Consiglio Costituzionale proclamò Alassane Ouattara nuovo  Presidente della Repubblica della Costa d’Avorio.
Attualmente in Costa d’Avorio la guerra civile non c’è più. Il Paese registra una crescita del Pil dell’8 per cento annuo, che perfino la Germania si sogna. Oggi parti da Malpensa e vai ad Abidjan (la capitale) con Air Algerie in 8 ore e 20 minuti oppure con Tunisair, o con Royal Air Maroc, o se preferisci con Lufthansa e Brusselles Airlines – due fra le migliori compagnie aeree europee –  oppure con Turkish Airlines che ha vinto il premio come migliore compagnia mondiale. Voli comodissimi, più collegamenti giornalieri fra Malpensa e Abidjan, fra l’Italia e la Costa d’Avorio a  tariffe che partono a 600 euro. Da Malpensa è più collegata la Costa d’Avorio di Santo Domingo! E  allora come spiegare le centinaia di ivoriani richiedenti asilo e nella maggior parte dei casi concesso per una guerra che – obiettivamente – non c’è? Questo dato di fatto merita una riflessione, pacata ma senza più ipocrisie: in quanti Paesi dell’Africa subsahariana è presente un conflitto armato? In quanti Paesi ci sono persecuzioni? Dietro il fenomeno dell’immigrazione c’è il vergognoso sfruttamento della miseria e della povertà, ci sono mercanti di esseri umani nei confronti dei quali la linea della fermezza è un atto dovuto, sia dal punto di vista morale che civile. E il governo Italiano ha deciso di intervenire. Bisogna evitare però che nel tritacarne della politica ci finiscano le migliaia di persone che sperano di arrivare qui per un futuro migliore. Queste persone vanno comunque aiutate, applicando il diritto e le norme internazionali, dando loro delle buone ragioni  per costruire un futuro solido nella propria terra.
Ed è questa la sfida del futuro: non dovranno più  esserci casi come quello dell’Aquarius, bensì programmi di sviluppo e di sostegno nelle terre e nei  Paesi di provenienza. E’ questa la vera sfida per l’Europa, e sarà l’Italia a guidarla. La linea della moderazione, oggi più che mai, è fondamentale; Ed è anche la linea che guida l’impegno civile e  istituzionale del nostro giornale.

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