Industria varesina della plastica, ricavi in crescita del 9%. Il rapporto Ubi Banca

industria plastica varese

VARESE – Da febbraio 2015 per l’industria plastica in provincia di Varese è iniziata un’inversione di tendenza che ha innescato un ciclo virtuoso. “Il Distretto Varesino della plastica: evidenze dell’ultimo sondaggio e nuove sfide strategiche” è una ricerca di Ubi Banca che ha scattato una fotografia alle imprese nel più importante distretto del settore a livello nazionale. L’analisi presentata oggi, mercoledì 28 novembre, nella sede di Gallarate dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese, ha certificato per l’industria varesina della plastica ricavi in crescita del 9%.

Più grandi di quelle nazionali

Con quattrocentosette imprese, 9mila occupati e due miliardi di euro di fatturato, quello all’ombra delle Prealpi è il più importante distretto del settore a livello nazionale. Stando alla chiusura del 2017 l’export varesino dei prodotti in plastica rappresenta da solo l’11,8% delle vendite all’estero italiane di tutto il comparto. Grazie anche a una crescita sui mercati di oltreconfine che nell’ultimo decennio ha viaggiato a tassi medi annui del 2%. Con un numero medio di addetti superiore alle venti unità, e ricavi per imprese mediamente appena al di sotto dei sei milioni, «le aziende varesine dei prodotti in plastica sono più grandi di quelle nazionali». Inoltre, con un margine operativo lordo (Ebitda) che sfiora il 10% «la marginalità operativa è mediamente in linea con i valori nazionali e superiore ai livelli delle imprese tedesche».
Dal lato produttivo la realtà industriale della plastica varesina è caratterizzato da una forte vocazione all’export, con il 31,4% delle aziende di media dimensione il cui fatturato è fatto per oltre il 60% di vendite all’estero.
Ma la caratteristica preponderante è quella dell’elevata verticalizzazione. Sono infatti sempre di più le imprese che stanno incorporando le funzioni precedentemente svolte a monte e a valle della filiera produttiva. Le produzioni esternalizzate presso terzi rispetto al totale degli acquisti di materie prime e semilavorate nel 2015 era meno del 5% nel 68,1% delle imprese, mentre oggi si arriva fino al 71,4% per le realtà medie e al 76,9% per le piccole.
La flessibilità e la diversificazione produttiva sono i punti di forza su cui fanno leva maggiormente le imprese più grandi: indicano in questi due fattori il loro lato migliore rispettivamente il 71,4% e il 31,4% delle medie aziende. La flessibilità è una qualità che si auto-riconoscono anche le piccole aziende (50% del campione) che però, puntano anche sulla politica di prezzo (42,3%).
A ostacolare la competitività sono, invece, sia per le medie (40%) sia per le piccole imprese (34,6%) gli oneri amministrativi e burocratici. E sia per le imprese più strutturate (65,7%) che per quelle a minore dimensione (38,5%) la paura più grande è rappresentata dai costi di produzione troppo elevati rispetto alla concorrenza.
Nelle medie imprese aumenta il ricorso a una gestione affidata a manager che, se nel 2015 era presente nel 17% dei casi, oggi raggiunge il 25,7%. Resta ancora graniticamente in mano alla famiglia, invece, la gestione delle realtà più piccole che si possono appunto definire familiari nel 92,3% dei casi.
A livello medio, tra il 2014 e il 2017 le aziende strutturate hanno messo a segno un aumento dei ricavi medio del 9%, quelle di minori dimensioni si sono assestate su una media simile del +9,2%. La differenza, però, è che nel primo caso si è assistito a una crescita costante, mentre nel secondo si è oscillato dal +15,1% del 2014, al -10,8% del 2015, al +32,7% del 2016, al -0,8% del 2017.

Snellimento burocratico e semplificazione

Giovanni Orsi Mazzucchelli, presidente del gruppo merceologico “Gomma e Materie plastiche” dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese, ha indicato come maggior ostacolo alla crescita gli oneri amministrativi e burocratici: «Dall’agenda politica sono scomparsi tutti quei temi su cui si gioca la competitività di tutto il sistema industriale, compreso quello della plastica. Pensiamo solo allo snellimento burocratico e alla semplificazione: nessuno ne parla più. Eppure, è su questo fronte che si dovrebbe lavorare maggiormente per liberare l’energia vitale di cui sono ricche le imprese».
Luca Gotti, responsabile della Macro Area Territoriale Bergamo e Lombardia Ovest di Ubi Banca, ricordando i risultati ottenuti dalle imprese varesine, ha richiamato l’attenzione sulle sfide da affrontare: «Riguardano soprattutto i processi di innovazione, digitalizzazione e crescita dimensionale, anche nell’ottica dello sviluppo della sostenibilità. Sfide che la nostra Banca è in grado di supportare attraverso una consulenza specializzata, offrendo alle Pmi, attraverso la struttura di Corporate & Investment Banking, strumenti di finanza straordinaria che finora erano destinati solo alle aziende di più grandi dimensioni».

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