Legnano, nominato il curatore fallimentare della storica Pensotti

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LEGNANO – Sarà Marco Bianchi il curatore fallimentare per la Pensotti FCL spa di Legnano. Lo ha nominato oggi, mercoledì 10 aprile, il Tribunale di Varese, in seguito al fallimento dichiarato lo scorso 1° marzo della controllante, la Sices spa di Lonate Ceppino, produttrice di grandi apparecchi a pressione per raffinerie e di cui era amministratore delegato Alberto Ribolla, presidente di Confindustria Lombardia dal 2013 al 2017. A monte della crisi irreversibile della storica azienda di caldaie legnanese, che giusto una settimana fa ha portato i libri contabili in tribunale, c’è un debito di gestione di 56 milioni di euro, cifra che ha sorpreso alcuni osservatori, come i rappresentanti sindacali, per le sue dimensioni a fronte di una produttività ritenuta ancora competitiva e di un portafoglio-ordini di tutto rispetto.

Dal 2018 in “cassa” 46 dipendenti

“C’era un piano di rilancio concordato dalla proprietà con 15 banche – ricorda Franco Lizzi, da dieci anni nella RSU Pensotti – ma la società non ha avuto la possibilità di metterlo in atto”. La crisi dell’azienda, fondata nel lontano 1881, era iniziata una decina di anni fa, ma ancora tra il 2011 e il 2012 fatturava in media 50 milioni di euro, con punte fino a 85. Lo stop dei crediti concessi dalle banche è arrivato quando l’azienda, a detta della RSU, disponeva ancora di ordinativi per 40 milioni. Si è così arrivati l’anno scorso alla cassa integrazione per i 46 dipendenti rimasti dei 130 che il gruppo Sices contava in organico fra la sede di Lonate Ceppino e i poli produttivi di Legnano e di Porto Torres (Sassari). Si calcola che resteranno senza lavoro almeno in trenta.

Lizzi (RSU): da dov’è nato il “buco” da 56 milioni?

“Ci sono due cose ancora da chiarire – lamenta Lizzi –: come si è creato questo buco di 56 milioni in un’azienda sana e con un notevole potenziale, e perché le banche hanno dato l’alt ai crediti, di fatto condannandola, perché è vero che in settori produttivi come questo si lavora a debito, ma gli ordini non mancavano di certo”. Lizzi se la prende anche con la triplice sindacale: “Un loro accordo non votato dai lavoratori e non presentato in assemblea ha concesso all’azienda di prolungare il concordato in cambio di semplici promesse, che sono rimaste tali. La mia sensazione è che non abbiano voluto interferire più di tanto con l’azienda del presidente regionale di Confindustria”.

Uno degli ultimi marchi storici dell’industria locale

Con Pensotti Fabbrica Caldaie Legnano, produttrice di generatori di vapore e caldaie di ogni tipo e dimensione, scompare uno degli ultimi pezzi rimasti dello storico tessuto industriale legnanese. La Pensotti era anche fra i marchi del territorio più importanti e conosciuti sul mercato internazionale, nonché il maggiore produttore locale del settore dopo la Franco Tosi. Ora nello stabilimento di via XX Settembre è rimasta solo l’amarezza per il triste e rapido epilogo della crisi che ha investito l’azienda. “C’è malumore per non aver potuto aggiustare le cose così da mandare avanti l’attività – osserva Cesare M., ex dipendente della Pensotti di lunga esperienza –. Da parte dell’azienda è mancata totalmente la comunicazione, non ha mai voluto parlare né tanto meno produrre testi scritti sulla situazione e sulle prospettive”.

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