La Polizia Postale di Varese: «Presi 23 pedofili in 5 anni. E’ un dato enorme»

Polizia postale varese pedofilia

GALLARATE – «Non bisogna avere paura, ma essere consapevoli. Il pedofilo non è l’uomo con le zanne. E’ il vicino di casa, lo zio, la persona più impensabile. È gente che di giorno va a fare la spesa, che il giorno di Natale festeggia». Erano oltre 200 ieri sera, 7 maggio, al Teatro Condominio di Gallarate ad ascoltare la relazione di Cristoforo Patrizi e Giuseppe Belfiore della Sezione Operativa per la Sicurezza Cibernetica della questura di Varese. 

La pedofilia in provincia 

Chiamati come relatori all’incontro di sensibilizzazione, riservato esclusivamente ai genitori, all’uso critico e consapevole di internet promosso dall’assessorato alle Attività formative del Comune di Gallarate, guidato da Claudia Mazzetti, i due poliziotti hanno invitato le famiglie a tenere gli occhi aperti sulla pedofilia in provincia di Varese, un fenomeno che si annida nel web per avere ripercussioni orribili e dirompenti nella vita reale.  «Lo dicono i dati: dal 2020, anno in cui la Polizia Postale ha riaperto, ne abbiamo presi 23. E’ una cifra enorme. L’ultimo è il caso dell’allenatore di pallavolo».

Polizia postale varese pedofilia
Polizia postale varese pedofilia

Come arginarla? 

La platea era composta dai genitori di tutti gli Istituti comprensivi della città che hanno accettato l’invito a partecipare all’incontro promosso con “Patti Digitali” e la collaborazione dell’associazione dei genitori dei Ronchi. «Non siamo qui a spaventare ma a sensibilizzare, non dobbiamo avere paura del dialogo su questi argomenti», hanno detto i rappresentanti della Polizia Postale. «La consapevolezza è ciò che ci salva». Le domande dei due poliziotti sono state dirompenti: «I vostri figli lo sanno che tutto ciò che viene postato in rete rimane? E voi lo sapete che si scambiano tanto di quel materiale che voi nemmeno immaginate? Lo sapete perché si chiudono in bagno per intere mezz’ore? Conoscete davvero con chi giocano e chattano in rete?». E per chi pensa che il problema non lo riguardi, è stata una doccia fredda: «Dobbiamo essere consapevoli di avere degli esseri umani dentro casa. Non sono dei robot. I nostri figli sbagliano così come sbagliamo noi tutti i giorni. Siamo entrati nelle case di famiglie modello, ci imbattiamo in casi in cui noi stessi diciamo: non è possibile. Eppure il mondo è molto scaltro, e lo smartphone che consegniamo nelle mani di un minore uno strumento dagli effetti dirompenti».

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