Giampiero Reguzzoni difende il progetto Coop: «Meglio i comunisti dei francesi»

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BUSTO ARSIZIO – Tutti l’hanno attaccato, ma lui non ha mai aperto bocca. In tanti, al momento del taglio dei tigli, lo volevano lì all’incrocio tra via Mameli e viale Duca d’Aosta per spiegare, motivare, illustrare le ragioni dell’intervento “Coop – rotonda – Borri” e lui ha sempre disertato. «Parlerò solo alla fine dei lavori», disse. Ed è stato di parola.

Giampiero Reguzzoni, ex vicesindaco e assessore, dice di non aver nulla da nascondere. Anzi difende e rivendica quanto l’amministrazione ha fatto riguardo all’intervento urbanistico più controverso di tutta la città. «I benefici sono lì da vedere. E mi vien da dire che i comunisti sono meglio dei francesi, in tema di grande distribuzione sia chiaro. Forse però l’intervento della Coop che ha riqualificato un’area, migliorato il traffico e portato lavoro in città verrà apprezzato più avanti. E forse più che di quanto fatto, bisognerebbe parlare di ciò che si sarebbe potuto fare se avessero attuato la convenzione in toto. Ora, infatti, avremmo il giardino del Borri aperto al pubblico».

Giampiero Reguzzoni, nei giorni delle polemiche non ha mai parlato. Anche se la sua faccia è finita su uno striscione. Ma ora che la Coop è aperta ha qualcosa da dire a chi l’accusava?

«Premetto col dire che solo chi non fa niente non sbaglia mai e non viene criticato. Degli striscioni, ma anche dei manifesti, invece non parlo, anche se sono stato messo alla gogna. Diciamo che se ne occuperà qualcun altro. E a quelle polemiche rispondo dicendo che molti dei contestatori non conoscono minimamente la storia di Busto, perché c’è chi è arrivato in città solo negli anni Sessanta e chi non ha mai nemmeno guardato o letto un documento della vicenda. Insomma andiamo oltre».

Quello della Coop è uno degli interventi che segnerà, se non la storia della città, certamente quella della zona in cui è stato realizzato. Non vorrà mica liquidare l’argomento così?

«Certo che no. E allora dico che tutte le città cambiano. E se non si evolvono anche sotto l’aspetto urbanistico sono destinate a morire. Senza fare esempi lontani. Prendiamo Milano e quanto è stato realizzato negli ultimi anni. Credo che sia proprio grazie ai grandi interventi che oggi il capoluogo, ancora più ieri, è una città davvero europea».

D’accordo Milano. Ma la Coop quale valore aggiunto ha portato a Busto?

«Non fermiamoci al brand del supermercato. Anche se in tema di grande distribuzione alimentare sono meglio i comunisti che i francesi. Per lo meno quelli della Coop sono italiani, insomma. Guardiamo la situazione nel suo complesso. Lì c’era una proprietà privata che aveva obiettivi di natura economica legittimi. E sono stati portati avanti in maniera del tutto trasparente. Documenti e atti sono lì da vedere. Noi, come amministrazione pubblica, abbiamo cercato di fare il bene della città. E dico anche che ci siamo riusciti».

In che senso?

«Mi riferisco ai benefici viabilistici, poiché mi pare che la rotonda funzioni. Non lo dico io, ma la gente. All’occupazione, perché il supermercato ha dato lavoro a un po’ di persone. Ci sono anche più parcheggi al servizio della comunità e di chi vuole andare in centro. E infine è stata riqualificata una zona della città ferma da tantissimi anni. Queste cose a me sembrano tutte positive. Oggi, viale Duca d’Aosta è uno spettacolo. Anche con la rotonda. Poi chi vuol contestare lo faccia pure».

Ecco appunto. Sui benefici c’è chi pensa il contrario, lo sa?

«Guardi, quando ero assessore ho ricevuto una marea di critiche anche per il comparto di piazza Vittorio Emanuele. Oggi invece mi pare che l’intervento sia apprezzato. Forse anche da chi poneva dubbi. Diciamo che i bustocchi e i bustesi spesso criticano a priori. Ma va bene così».

Anche il sindaco Antonelli però ha qualche dubbio sul fatto che quell’intervento e la Coop abbiano portato solo benefici. E al primo cittadino gli strumenti, ovvero i documenti, per farsi un’idea non sono mancati, non crede?

«Dell’opinione di Antonelli mi importa davvero poco. Cosa pensa il sindaco né mi preoccupa e neppure mi interessa. E poi credo che la sua sia una posizione personale più che istituzionale. C’è invece un’altra cosa che mi rammarica».

Quale?

«Che la convenzione non è stata attuata nella sua completezza. Già, perché se fosse stata realizzata in toto sarebbero partiti anche i lavori nell’area del Borri e l’altro giorno, oltre ad aprire la Coop, forse avremmo anche inaugurato il parco aperto al pubblico dell’ex calzaturificio. Del resto era previsto che con una parte dei soldi provenienti dagli oneri si sarebbe dovuto riqualificare anche quell’area verde. E invece… Peccato».

Un’ultima domanda. L’altro giorno, all’inaugurazione lei era presente. Cos’ha pensato quando ha visto il risultato del cantiere?

«Ho sentito parlare di ecomostro quando ancora c’erano i lavori. Bene, mi pare che il risultato sia ben differente. L’architettura della Coop è gradevole, non impatta sul contesto urbano in cui si trova e anche il traffico non è peggiorato. Se si esclude l’intoppo della corsia in via Mameli, ma lì più che colpa della Coop a creare problemi, forse è stato l’esperimento della corsia di svolta, anche la circolazione funziona. E poi mi ha fatto piacere vedere la gente lavorare dentro. Ecco, con questa scelta abbiamo creato anche posti di lavoro, che, credo, debba essere uno degli obiettivi di un’amministrazione pubblica».

 

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