Tutti gli uomini del mullah, andata e ritorno

mullah caianiello agorà

C’era una volta Agorà, ricordate? Era un’associazione di politici che ruotavano attorno a Nino Caianiello, detto il mullah, contigui (sarebbe sbagliato dire organici) a Forza Italia che, per diversi anni, hanno condizionato soprattutto il centrodestra in provincia di Varese. Via, diciamolo in un altro modo: comandavano loro, comandava Nino, riferimento imprescindibile a quell’epoca di una certa politica. Poi è arrivata la bufera giudiziaria, la faccenda delle decime e della presunta diffusa corruzione, molti di loro hanno affrontato pubblici ministeri e giudici, qualcuno ha patteggiato (Caianiello, ad esempio), altri si sono sottoposti a un lungo, faticoso processo.

Assolti, quasi tutti assolti. Come se quell’inchiesta, la famosa Mensa dei poveri, fosse stata soltanto un’invenzione, una bolla scoppiata nelle more di procedimenti penali durati sette anni o giù di lì. Così che il mullah abbia modo di appellarsi alla proprietà transitiva dei fatti: “Le assoluzioni che sono intervenute e di cui io ho gioito… sono anche un po’ mie, nel senso che se tutti sono stati assolti anche il sottoscritto non poteva commettere reati da solo. Premesso che il patteggiamento in sé non è una condanna”. Transeat.

E Agorà? Formalmente non esiste più, Caianiello spergiura che non tornerà a fare politica attiva, al massimo, dice lui, darà consigli. I suoi ex sodali però sono di nuovo in pista. Quel “liberi tutti” del tribunale di Milano ha riacceso passioni, velleità personali, richiami della foresta mai sopiti. Ed eccola qui la vecchia squadra del mullah ripresentarsi, in ordine sparso, ai blocchi di partenza. Per amore di verità va detto che alcuni di loro, nemmeno sfiorati dalle accuse dei magistrati, non si sono mai ritirati del tutto a vita privata. Dal tritacarne giudiziario sono rimasti fuori perché, evidentemente, non c’erano ragioni per coinvolgerli. Altri, risolti bene o male i problemi con le toghe, si sono subito riproposti. E se non l’hanno fatto visibilmente, compaiono comunque sullo sfondo della vita pubblica, tessono accordi, guidano gruppi, si riaccasano in altri partiti, danno consigli.

Ecco, i consigli che offre Nino a chi glieli chiede. Magari presentandosi alle convention dell’Udc (esiste ancora l’Udc?), o partecipando agli affollati raduni varesini del generale Vannacci o, infine, prendendo posizione sui social più o meno apertamente su alcune questioni, come accaduto di recente per il caso dello stadio di Solbiate Arno. Si può fare politica anche senza farne, ci verrebbe da dire con un ossimoro.

Il resto è attualità fattuale: la politica locale registra l’attiva presenza di numerosi ex di Agorà, pronti ad assumere posizoni apicali nelle istituzioni com’è loro diritto perché senza macchia, mai implicati in Mensa dei poveri; altri sono già operativi, magari nascosti nei partiti ai quali, sconfessando il passato, hanno chiesto rifugio politico fin da subito; altri ancora vengono avanti a piccoli passi e, c’è da scommettere che, prima o poi, usciranno dal riserbo momentaneamente autoimposto per dare tempo di metabolizzare gli inciampi giudiziari che hanno dovuto fronteggiare, pagando pegno all’opinione pubblica. Adesso ritornano. Memori di quanto accaduto, a loro o ai loro amici di cordata, hanno l’occasione per evitare gli stessi errori. Perlomeno, si spera.

mullah caianiello agorà – MALPENSA24
Visited 471 times, 2 visit(s) today