Varese, Univa: «Le industrie resistono. Ma aumenta di 13 volte la cassa integrazione»

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VARESE – Nei mesi estivi l’industria varesina è riuscita a ottenere un «importante rimbalzo tecnico della produzione, ma la via della ripresa rischia di essere lunga e in salita». E’ questo il monito lanciato da Univa Varese, che presentando gli andamenti dei principali settori industriali, mostra un dato importante. «Nel terzo trimestre del 2020 le ore di cassa integrazione hanno superato gli 8 milioni. Circa 13 volte maggiori rispetto al 2019».

Rimbalzo che ci si aspettava

Dopo due trimestri segnati da risultati fortemente negativi, il terzo trimestre 2020 segna un rimbalzo rispetto ai mesi precedenti. Questo è quello che emerge dall’ultima indagine congiunturale dell’Ufficio Studi dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese .

Si tratta di un rimbalzo però parziale e prevedibile, che emerge dopo due trimestri segnati dal lockdown e dal fermo di diverse produzioni, nonché della domanda. Infatti, l’allentamento delle misure per contrastare la pandemia ha riavviato progressivamente le filiere rimaste ferme durante il lockdown e permesso un riavvio dei consumi. «Siamo però ancora lontani dal colmare le profonde perdite registrate», dicono da Univa.

Cassa integrazione 13 volte superiore

Infatti, sul mercato di lavoro crescono esponenzialmente le ore di cassa integrazione. Tanto che nel terzo trimestre del 2020, secondo un’analisi Inps, nell’industria varesina sono state autorizzate complessivamente 8 milioni e 109 mila ore di cassa integrazione. Un dato che è circa 13 volte superiore rispetto a quello dell’anno scorso.

Numeri devastanti per il Pil

Questo dato si aggiunge alla stima del Centro Studi Confindustria che ha previsto un calo del Pil italiano del -10% nel 2020, che porta i livelli indietro a quelli di 23 anni fa, e prevede un recupero parziale del +4,8% nel 2021. Determinante sarà l’evoluzione della pandemia nei prossimi mesi, ma anche la capacità di riattivare la domanda interna e gli investimenti, dando spinta alle filiere produttive. «Cruciale sarà quindi il Recovery Plan».

Produzione in lento miglioramento

Sotto il profilo della produzione, però, il terzo trimestre 2020 registra un rimbalzo rispetto al trimestre precedente. Infatti il 47,4% delle imprese intervistate ha segnalato livelli produttivi in aumento. Questi risultati, però, sono differenziati tra settori e, in alcune filiere, i livelli produttivi si erano quasi azzerati. La situazione appare quindi molto diversificata e frammentata.

Le previsioni sulla produzione per l’ultimo trimestre 2020, raccolte nei primi 10 giorni di ottobre, prima delle nuove misure messe in atto dal Governo per contrastare l’emergenza sanitaria, sono orientate ad una stabilizzazione e ad una prosecuzione del graduale recupero dei livelli produttivi (pandemia permettendo). Il 46,8% delle imprese intervistate si aspetta, infatti, un aumento della produzione, il 41,8% il permanere dell’attuale situazione e l’11,4% un peggioramento. Tuttavia, il gap che si è venuto a creare nella prima parte dell’anno è profondo e la via per il recupero appare ancora lunga e impervia.

Migliorano anche gli ordini dall’estero

Anche la dinamica del portafoglio ordini segna un rimbalzo rispetto al trimestre precedente, che aveva registrato un blocco della domanda. In generale il saldo torna ad essere positivo, recuperando +35,5 punti percentuali. Anche gli ordinativi esteri segnano una ripresa, nonostante sia meno marcata e si attesti ai +21,1 punti percentuali. «Anche in questo caso, la ripresa nei prossimi mesi dipenderà molto  dalla capacità di tenuta e di crescita degli ordini».

Grazie alla resilienza delle industrie varesine

«Questi dati – commenta il presidente dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese, Roberto Grassi – mostrano, ancora una volta, come di fronte a momenti difficili il territorio possa contare sulla capacità di resilienza del sistema manifatturiero locale e dei servizi ad esso collegato. Bisogna essere chiari: l’aumento delle imprese che dichiarano un miglioramento dei propri livelli produttivi era logico e fisiologico, dopo il fermo produttivo che aveva coinvolto, causa lockdown, gran parte dell’industria».

«Tuttavia – continua – i livelli di un anno fa sono anni luce dagli attuali e il tasso di utilizzo degli impianti indietro di oltre 6 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2019, così come l’ancora altissimo ricorso agli ammortizzatori sociali sono lì a dimostrarlo. Ciò che, però, non deve essere data per scontata è la capacità di reazione di cui stanno dando prova le imprese e la loro tenacia e prontezza nell’inseguire i principali driver di sviluppo sui fronti della sostenibilità, dell’innovazione e dell’internazionalizzazione.

Ma serve una visione d’insieme

Secondo Univa, ciò che succederà da qui in avanti dipenderà inevitabilmente dall’andamento dei contagi e dalla tenuta del sistema sanitario locale e nazionale. «Da un lato dobbiamo essere in grado di creare paracaduti e sostegni emergenziali per quei settori, quelle imprese e quei lavoratori che rischiano di subire ulteriori contraccolpi a causa delle misure restrittive per affrontare l’emergenza sanitaria. Dall’altro dobbiamo continuare a impostare, attraverso la Manovra di Bilancio e il Recovery Plan, politiche di medio e lungo periodo per lo sviluppo industriale, la dotazione infrastrutturale del paese e l’ammodernamento del sistema scolastico». Conclude Grassi, che non vuole entrare in polemiche politiche, ma chiede solo un coordinamento e «una visione d’insieme per affrontare l’oggi con una chiara idea di cosa vogliamo essere domani».

Ecco l’andamento dei principali settori del terzo trimestre del 2020

Metalmeccanico

In questo ambito si è registrato un rimbalzo tecnico e per il quarto trimestre dell’anno le previsioni sono caute e maggiormente orientate a una stabilizzazione della situazione attuale. Molte imprese, però, lamentano la difficoltà nel riassortire il portafoglio ordini in condizioni di pandemia e nell’assicurare i servizi post-vendita soprattutto sui mercati esteri. Nel terzo trimestre 2020 ci sono state 3 milioni di ore di cassa integrazione guadagni (+630% rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno).

Moda

C’è stato un recupero, la cui intensità, tuttavia, è inferiore alla media provinciale e si attesta a un 62,9%. Questo perché la dinamica degli ordini continua a rimanere negativa e non supporta adeguatamente la crescita e le previsioni per l’ultimo trimestre dell’anno. In questo caso le ore di cassa integrazione hanno superato il milione, costituendo un +1.142% rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno.

Chimico-farmaceutico

Questo settore mostra ancora un rallentamento nella produzione e negli ordini legato in particolare alla componente chimica. Si tratta, infatti, di produzioni destinate non tanto al comparto farmaceutico, ma a quello industriale che hanno risentito del blocco della maggior parte delle filiere e hanno bisogno di tempo per riattivarsi e per cui ci si attende un rimbalzo nei prossimi mesi. Gli ordinativi e le previsioni per la produzione per il prossimo trimestre sono entrambi positivi.

Gomma-plastica

Le imprese del comparto, dopo avere registrato una frenata della produzione e degli ordinativi nello scorso trimestre, segnano un rimbalzo di tutti gli indicatori, guidato da una ripresa dei consumi finali. A livello di cassa integrazione, le ore si attestano intorno al milione e 200 mila, un +3.132% rispetto al 2019.

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