Accam, i sindaci approvano il salvataggio. Ma Legnano si astiene. Piano in 14 giorni

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BUSTO ARSIZIO – C’è la fumata bianca in assemblea Accam. Dopo l’ennesima discussione infuocata, viene approvata da quasi il 70% dei soci una delibera d’indirizzo per il salvataggio della società, anche se diversa rispetto a quella proposta dal CdA. E si registra l’astensione del sindaco di Legnano Lorenzo Radice, socio di maggioranza di Amga che dovrà essere tra le protagoniste del piano di rilancio di Accam. La società che gestisce l’inceneritore evita per ora di dover portare i libri in tribunale, ma la strada per il piano di ristrutturazione, che arriverà in assemblea entro il prossimo 20 marzo, appare ancora tutt’altro che in discesa.

Assemblea infuocata

Grande tensione in assemblea, in linea con la storia di Accam. Se nella prima parte della seduta, che si era svolta lo scorso martedì 2 marzo, il salvataggio sembrava appeso al via libera in consiglio comunale a Busto Arsizio (che è arrivato), stavolta è stata Legnano a mettere in discussione l’operazione, così come delineata dal CdA guidato da Angelo Bellora. Ma un voto contrario della città del Palio avrebbe finito per chiudere le porte ad ogni possibile soluzione, visto che senza l’impegno di Amga (insieme ad Agesp) non c’è possibilità di sostenere il piano di risanamento e rilancio di Accam. Così alcuni comuni dell’Altomilanese hanno proposto una nuova delibera, per certi versi meno vincolante di quella del CdA, ma ugualmente volta a scongiurare il fallimento. Prevede anche la possibilità di allargare la Newco ad altre società pubbliche, tra cui Alfa.

Il voto “thrilling”

Il voto finale è stato degno dei migliori thriller: alla prima “chiama” dei soci Legnano e Gallarate non hanno risposto, poi però Gallarate si è espressa a favore (come anche Parabiago) e Legnano ha tenuto aperta la porta con un voto di astensione. Sul 91% dei soci presenti, quasi il 70% ha detto sì al salvataggio. Contrari solo Canegrate, Castano Primo e Rescaldina. Ora ci sono 14 giorni di tempo per portare il piano di ristrutturazione e salvataggio in assemblea. Altrimenti il 31 marzo i cancelli di Accam chiuderanno e inizieranno le procedure di dismissione. Come già annunciato, Accam non potrà arrivare ad aprile senza un impegno dei soci ad iniettare liquidità (una «provvista ponte», come l’ha definita il consulente Bruno Inzitari) per traghettare Accam al primo maggio, quando è previsto l’affitto dell’inceneritore alla Newco.

Il nodo Legnano/Amga

Il nodo ora è il comportamento di Legnano. L’astensione del socio di maggioranza di Amga, la società partecipata su cui poggia buona parte dell’iniziativa di risanamento e rilancio di Accam con la Newco, è un campanello d’allarme per la reale fattibilità dell’operazione. Ora ci sono due settimane di tempo per trovare una quadra sul piano di ristrutturazione da approvare in assemblea. La “telenovela” non è ancora finita.

Brumana: «Una messinscena»

Da Legnano il capogruppo del Movimento dei Cittadini Franco Brumana parlava di «messinscena» a proposito della situazione di Accam, dopo il voto del consiglio comunale di Busto: «Anche volendo mettere il massimo impegno in tempi così brevi non sarebbe pensabile pervenire alla Newco rispettando le procedure. AMGA non potrà farlo perché il suo socio di maggioranza assoluta, e cioè il Comune di Legnano, è vincolato dai diversi indirizzi dettati dal consiglio comunale. Potrà accadere che Busto Arsizio coinvolga la maggioranza dei Sindaci soci a votare per un generico salvataggio di ACCAM, ma anche questo voto sarebbe totalmente inutile perché incompatibile con la realtà, che inevitabilmente prevarrà sulla fantasiosa messa in scena dei politici».

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