Busto, dalla Pro Patria ai commercianti: Matteo Sabba bombarda il centrodestra

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BUSTO ARSIZIO – Parla Sabba e sono legnate. Sul sindaco Antonelli, sul vicesindaco e assessore a Cultura e Commercio Maffioli, su Fratelli d’Italia e sulla Lega. Insomma, bordate sul centrodestra. Senza fare nemmeno un nome (e nemmeno un cognome), il Matteo leader di Busto Grande, Lombardia Ideale e presidente del Duc cannoneggia Palazzo Gilardoni.

Con un post pubblicato sul profilo Facebook dove il bello di vivere a Busto sta solo all’inizio del suo intervento: ed è l’hashtag coniato dall’assessore Paola Magugliani, giudicato azzeccato, ma di fatto vuoto per quanto fatto. Anzi per quanto non è stato fatto per la “Busto grande uber alles”. Insomma Matteo Sabba rompe così un lungo silenzio e irrompe di nuovo sulla scena politica menando fendenti a quel sindaco che ha sostenuto e a quella maggioranza alla quale (ancora?) appartiene.

Il post di Sabba

#ilbellodivivereabusto è uno slogan molto accattivante, azzeccato, ma non è sufficiente. A questo hashtag deve seguire qualcosa di pratico, di veramente bello, che renda orgogliosi i cittadini. I bustocchi amano la propria città sopra tutte, ma non sono coglioni. Se su alcune situazioni in questi anni ci si è mossi bene e anche velocemente, su altri nodi e tematiche invece si è arrancato o si è sottovalutato l’argomento.

Non si può svendere un titolo sportivo alla città rivale. Non si può neanche vietare ad un privato di fare affari, ma quantomeno ci si deve indignare e bisogna fare populistici appelli alla dignità di Busto Arsizio. Si populistici che non è un aggettivo negativo.

Sullo stesso tema, i campi sportivi comunali affidabili tramite bando: si devono fare carte false per farli arrivare nella disponibilità dell’orgoglio cittadino sportivo, orgoglio che è solo la Pro Patria secondo ogni punto di vista 

Lo scarica barile di Antonelli

Anche la risposta del sindaco non ha fatto altro che dare ragione al post degli Ultras Pro Patria 1919, avevano anticipato che ci sarebbe stato il gioco dello scarica barile e del rinfacciare i soldi già spesi … La volontà può tutto.

Non sono un ultras, con loro non faccio finta di essere un tifoso, non vado allo speroni dall’epico anno dell’eroe Zoppo, ma riconosco il valore che quei colori e quei simboli hanno per la mia città. L’identità di una comunità è la cosa più bella. Io vado in giro per l’Italia e quando mi chiedono “di dove sei?”, con grinta rispondo di Busto Arsizio! E quando sento dei miei concittadini che dicono “di Milano” o peggio ancora “vicino a Varese” mi incazzo.

Io sono della città più importante a Nord di Milano!

Questo sentimento deve essere però rispettato: non è una rotonda che fa diventare attrattiva una città. Sono gli eventi, sono le facilitazioni burocratiche, sono gli spazi allo sport, sono il calcio, la movida, il commercio, la cultura.

Me ne faccio un Baff

Abbiamo un festival del cinema che dire elitario è dir poco, una squadra professionistica senza campi di allenamento, associazioni senza aree feste ed eventi importanti zero.

E questa situazione non è per il covid, ma da sempre è così. L’unico evento internazionale, popolare, culturale è il Bustofolk. L’unica struttura di livello ha 30 anni ed è il Palayamamay (Palapiantanida).

Onestamente il problema non è neanche di chi guida questa amministrazione, che né può lui. Il problema è molto più grande. Non c’è mai la tenacia nel portare avanti un progetto importante per la città. Per lo meno diciamo che non c’è la stessa tenacia con cui si sgridavano i cittadini in quarantena o si impone un milionario ospedale unico. Non si vedono mai sentimenti coerenti con quello che la gente ama.

Una cosa difficilmente smentibile: i bustocchi emigrano quando si vogliono divertire, i commercianti di Busto sono veramente eroici, loro sì che con coraggio e tenacia ci provano e investono ogni giorno in questa Büsti Grandi, nonostante la risposta spesso sia troppo timida.
Anche il commercio che è costellato di preziosità e grandi imprenditori soffre di divisioni, spesso sobillate: io ho provato a unire e il risultato della piazza Santa Maria il 2 maggio è stato meraviglioso, ma subito dopo abbiamo assistito a invidie e denunce tra gruppi di locali, eventi organizzati solo per un tot numero di bar e altre cose simili.

Si salvano solo i bustocchi

Ora nel mezzo del caos epidemiologico, ci avviamo al 2021 con dei bei parcheggi, delle belle rotonde, una piazza centrale che rimane un’incognita e la solita sensazione di essere una città che non ce l’ha fatta, ma che rimane grande, tra festival incredibili e personaggi internazionali ospiti nei Comuni vicini e centinaia di migliaia di persone che gravitano tra Malpensa, la Svizzera e Milano, solamente grazie all’eccezionale forza d’animo dei suoi cittadini, i bustocchi.

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