Case e ospedali di comunità, la Regione fa il punto. Liste d’attesa: il Pd attacca

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MILANO – “Sono buoni i riscontri sulla presenza dei Punti Unici d’Accesso e degli infermieri nelle Case di Comunità, mentre dobbiamo lavorare ancora sugli attivi di Medici di Medicina Generale. La priorità è verificare quanti siano i presidi sul territorio e soprattutto capire come siano strutturati e cosa offrano al cittadino”. Lo ha sottolineato il Presidente della Commissione Sanità Patrizia Baffi (Fratelli d’Italia) a margine della seduta di questo pomeriggio, 18 maggio, dedicata all’attuazione della legge regionale 22/2021 di riforma della sanità che ha visto l’intervento dell’Assessore al Welfare Guido Bertolaso che ha fatto sul punto sulla realizzazione delle Case e degli Ospedali di Comunità e delle Centrali Operative Territoriali.

Sullo stato di attuazione della LR 22/2021, per me priorità assoluta, anche oggi abbiamo lavorato in Commissione Sanità con un metodo di lavoro improntato all’approfondimento e all’analisi nel merito dei dati e del contesto, che sarà sempre l’approccio di questa Commissione –ha aggiunto la Presidente Baffi-. Case di comunità, ospedali di comunità e centrali operative territoriali: l’Assessore al Welfare ha relazionato puntualmente, come aveva fatto recentemente sul tema delle liste d’attesa, rispetto al metodo di lavoro e al percorso di monitoraggio dell’attuazione della LR 22/2021 con riferimento agli obiettivi previsti dalla Missione 6 del PNRR. Il gruppo di lavoro costituito dall’Assessorato riprenderà a fine maggio le visite nelle case di comunità per valorizzare gli esempi di quei territori che hanno lavorato bene, affinché possano essere da traino per i contesti in cui si riscontrano maggiori difficoltà”.

Le Case di Comunità attivate in Lombardia nel 2022 sono 105, mentre gli Ospedali di Comunità sono 28. Rispetto al totale proposto (216 Case di Comunità e 71 Ospedali di Comunità) è stato completato il 52% del target (il 56% per le Case di Comunità e il 38% per gli Ospedali di Comunità). Obiettivo, quindi, raggiunto in quanto il 40% delle Case e degli Ospedali di Comunità, previsti dal PNRR, doveva essere realizzato entro il 2022. Il 60%, invece, dovrà essere completato entro il 2024 (il 30% entro fine 2023 e il 30% entro il 2024).

Nell’80% delle Case di Comunità sono presenti poliambulatori. Poi Consultori (45%), Unità Operative di Neuro Psichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (15%), SERT/NOA (13%), Dialisi (11%), Centri Psico Sociali (10%), Ambulatori psichiatria (8%), Centri diurni (7%), Presidi Ospedalieri Territoriali (6%).

Tra gli ulteriori servizi erogati il principale è la diagnostica per immagini e la terapia fisica e di riabilitazione presenti in un terzo della Case di Comunità (27%). Seguono i punti prelievi (11%), il servizio vaccinale (5%) e l’assistenza domiciliare integrata (5%).

Un focus è stato dedicato ai finanziamenti previsti dal PNRR. Sulla realizzazione delle Case di Comunità, degli Ospedali di Comunità e delle Centrali Operative Territoriali sono stati investiti 670 milioni di euro. Di questi 460 milioni sono a carico del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, mentre poco più di 207 milioni sono finanziati da Regione Lombardia.

L’investimento per l’acquisto e il rinnovo del parco tecnologico e digitale degli Ospedali e per migliorare la sostenibilità delle strutture è di 785 milioni di euro: 714 milioni a carico del PNRR e 43 milioni dal bilancio regionale.

Il Pd Astuti incalza sulle liste d’attesa

“Sulle liste d’attesa la Regione deve fare di più perché il fenomeno è anche più grave di come appare.” A dichiararlo è il consigliere regionale del Pd Samuele Astuti a margine dell’audizione, oggi in commissione sanità del Consiglio regionale, dell’assessore al Welfare Guido Bertolaso. “I dati, pur allarmanti, delle liste d’attesa in sanità sono drogati da alcuni comportamenti ormai consolidati in alcuni centri di prenotazione della sanità privata. Il primo è la chiusura delle agende per determinate visite ed esami, che nasconde di fatto l’allungarsi dei tempi di attesa. Il secondo è l’uso di proporre ai pazienti di chiedere al proprio medico di medicina generale due impegnative, con diversi gradi di urgenza, in modo da poter prendere la prenotazione, in caso, su tempi più lunghi di quelli che sarebbero necessari. La terza è l’usanza di dare l’appuntamento con attesa superiore a quella prevista dall’impegnativa, ma di registrare quest’ultima solo in un secondo momento, in modo da far risultare che si è stati in grado di stare nei termini indicati dal medico. La responsabilità è delle aziende e soprattutto della Regione che non vigila sui comportamenti dei suoi fornitori e che dovrebbe pretendere dagli ospedali privati accreditati il conferimento delle agende per la gestione nell’unico centro di prenotazione regionale, pena la sospensione o revoca del contratto. Se è il pubblico a pagare quelle prestazioni è giusto che sia il pubblico a gestirle.”

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