Don Mazzi, Caianiello, Cattaneo e Galli a confronto su vecchie e nuove povertà

caianiello mazzi gallarate

GALLARATE – Si è parlato di politica e chiesa certo, di povertà economica e spirituale, ma anche del nuovo altare della Basilica di Gallarate, della vicenda Seprio Park, dello sgombero dei Sinti. Un dibattito quanto mai vario, uno scambio di opinioni a più voci ma con un unico fine, quello di fare del bene, è quello andato in scena oggi 19 novembre sul palco del Teatro del Popolo di Gallarate.

Tra fede e politica

Don Mazzi e Nino Caianiello, uomini di punta di Exodus e Agorà Liberi e Forti, per il loro terzo ritorno sul palcoscenico hanno voluto con loro il viceministro allo Sviluppo economico Dario Galli e l’assessore regionale all’Ambiente Raffaele Cattaneo: il ricavato della serata tutto in beneficenza per far fronte all’emergenza abitativa a Gallarate dando quindi una mano al Comune. Come? Mettendo politica e fede al centro, in mezzo ai problemi della gente. Alcuni di questi problemi messi lì, sotto gli occhi degli spettatori (in platea erano presenti, tra gli altri, il presidente della Provincia Emanuele Antonelli, l’europarlamentare Lara Comi, il vicecoordinatore regionale di Forza Italia Pietro Tatarella, l’assessore regionale Angelo Palumbo), proiettati a inizio serata: profughi sgomberati e senzatetto, persone che vivono ai margini della società e ai limiti della soglia di povertà assoluta. Con una domanda in partenza: cosa si sta facendo per far fronte a questa emergenza?

Problema culturale

L’impoverimento progressivo delle famiglie italiane è un dato di fatto: nella sola Lombardia «ci sono 185mila famiglie che vivono sotto la soglia di povertà assoluta: il reddito di autonomia che abbiamo attivato in Regione non basta perché bisogna fornire alle persone mezzi per ripartire» afferma Cattaneo. Il discorso si sposta inevitabilmente sul reddito di cittadinanza, «un metodo illusorio: i giovani hanno bisogno di lavoro e non di assistenza» sostiene Caianiello a cui si affianca il viceministro Galli: «Non è uno strumento nelle nostre corde. Può essere usato come reinserimento sociale ma non sarà facile».
Il problema, però, non è solo materiale, ammonisce Don Mazzi: «Quando sono arrivato a Milano ho conosciuto la droga, la delinquenza e un certo tipo di povertà. Quella di ora faccio fatica a capirla». Come si aiuta un povero allora? «Non con il singolo pasto, ma cercando di capire che problema ha». Un problema di cultura, dunque, di sensibilità e a volte anche di confronto con il diverso. Le chiavi di lettura con cui sono stati toccati anche recenti casi di cronaca cittadina, dallo sgombero dei Sinti a Gallarate alla vicenda Seprio Park sino ai pareri sul nuovo, dibattuto altare delle Basilica. Opinioni diverse che si aprono a tutti i colori della politica, secondo il fine che gli ideatori della serata avevano auspicato: «Una politica in mezzo alla gente che faccia meno parole e più fatti».

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