Dati Univa: Varese è l’ottava provincia metalmeccanica d’Italia

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VARESE – Si conferma lo stato di buona salute delle industrie metalmeccaniche a Varese. È quanto emerge dai dati diffusi ieri, mercoledì 5 settembre, dall’Ufficio Studi Univa. Il sistema produttivo all’ombra delle Prealpi si conferma tra i più importanti d’Italia collocandosi, per numero di addetti, all’ottavo posto nella classifica nazionale.

Un orientamento improntato alla stabilità

Riguardo all’industria metalmeccanica varesina, una congiuntura nel secondo trimestre dell’anno ha registrato tra le imprese un orientamento improntato alla stabilità. Indipendentemente dalle dimensioni, e in linea con le prospettive evidenziate nei tre mesi precedenti. Secondo gli ultimi dati dell’Ufficio Studi Univa, sotto il profilo produttivo la maggior parte (78,4%) ha segnalato livelli in linea con il precedente trimestre. E restano improntate alla stabilità le previsioni per il prossimo: il 73% si attende infatti un mantenimento intorno ai valori attuali, il 21,5% si aspetta un aumento della produzione e solo il 5,5% un peggioramento. La dinamica del portafoglio ordini risulta in linea con quella della produzione: il 70,3% dichiara ordini stabili rispetto al primo trimestre del 2018, per il 20,9% aumentano mentre per l’8,8% sono in riduzione. Simile la dinamica degli ordini dall’estero: la maggior parte (il 69,6%) li dichiara stabili. Tuttavia sembra che il mercato nazionale abbia tenuto più delle piazze estere che risentono, da una parte, in negativo delle politiche commerciali statunitensi e, dall’altra, in positivo di un buon piano industriale nazionale (Piano Industria 4.0).

Aziende di successo a dimensione d’uomo

Stefano Franchi, direttore generale di Federmeccanica, ha considerato queste aziende un esempio dell’eccellenza del Made in Italy: «Si deve acquisire consapevolezza che le nostre imprese non sono solo fonte di sviluppo tecnologico e crescita economica, ma anche ambienti positivi aperti alla circolazione di idee, dove le persone possono crescere personalmente e professionalmente. Dobbiamo far conoscere all’opinione pubblica il ruolo e l’importanza delle imprese per le comunità locali e più in generale per il Paese. Non lasciamo indietro nessuno e andiamo avanti per realizzare un vero e proprio cambiamento culturale. Percorriamo la strada che ci porta verso la quarta rivoluzione industriale, ma quello che vediamo nelle aziende è un’attenzione sempre maggiore alle persone e all’ambiente. Imprese quindi inclusive, che puntano a una crescita sostenibile. Per questo, nell’era dell’automazione e della robotica, si può e si deve parlare di un nuovo umanesimo metalmeccanico: aziende di successo a dimensione d’uomo». Tiziano Barea, vicepresidente dell’Unione Industriali e titolare della BTSR, ha suggerito il percorso da seguire per il futuro: «Il Made in Italy offre spazi e opportunità di crescita che le aziende devono sfruttare. È infatti crescente l’interesse che il mondo volge al nostro Paese e ai nostri prodotti. Però, di fronte a questo scenario positivo, rimangono i problemi legati all’eccessiva burocrazia e alla complessità normativa della nostra legislazione. Serve semplificazione e condivisione del progetto Italia. Le imprese, le amministrazioni locali e il governo centrale non possono prescindere dal perseguimento di un obiettivo comune, che non può che essere quello di uno sviluppo sostenibile. Il bene dell’impresa è bene comune. Nessuno deve mai dimenticare che l’Italia è il secondo paese manifatturiero in Europa e settimo al mondo. Un posizionamento che viene ancora prima degli investimenti fatti in questi ultimi due anni dalle imprese, grazie anche alle agevolazioni fiscali introdotte con il Piano Nazionale Industria 4.0, che farà ulteriormente crescere il nostro manifatturiero. Ciò dimostra che la flessibilità e le semplificazioni burocratiche sono le uniche vie per garantire ulteriore sviluppo e attrarre investimenti dall’estero».

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