Il “Carnevale Borsanese” di Accam: una poesia per un quartiere quasi rassegnato

BUSTO ARSIZIO – Una poesia, amara, per Accam. S’intitola “Carnevale Borsanese”, ed è stata composta da Mario Gallazzi, borsanese, impegnato da tanti anni nei comitati che si sono opposti all’inceneritore che da «quasi cinquant’anni» brucia i rifiuti del territorio attorno a Busto Arsizio. Racconta in versi, con il sapore di una satira amara, le vicende che hanno accompagnato la storia dell’impianto di smaltimento dei rifiuti e le lunghe lotte che Borsano nel corso degli anni ha compiuto per limitarne i danni e per avere giustizia del “sacrificio” compiuto dal punto di vista ambientale. Una poesia che, forse inconsapevolmente, è stata diffusa alla stampa e sui social da Emanuele Fiore, anch’egli borsanese, animatore del gruppo Insieme per Borsano, proprio mentre i forni dell’inceneritore Accam venivano riaccesi, ad un mese dall’incendio che aveva messo KO le turbine e che ha ripreso ad infiammare il dibattito sul futuro dell’impianto. La cui sostenibilità economica, dopo l’ultimo episodio, è pesantemente in discussione. I versi di Mario Gallazzi trasudano la rassegnazione di chi, dopo aver lottato per anni per rendere compatibile Accam con il quartiere di Borsano, intravede il rischio concreto di ritrovarsi con «i terreni inquinati di Borsano senza bonifica». E, ad una settimana dal Carnevale, è uno scherzo che, per i borsanesi, proprio non vale…

CARNEVALE BORSANESE

Quasi cinquant’anni di civismo e di pazienza,
a respirar dell’aria ch’era un’indecenza,
a non aver sostegni e neanche aiuti,
anzi a sentirci dir “a vocazione rifiuti”.

A protestare civilmente, senza più un amico,
con l’unico conforto del nostro Don Enrico,
a sentirci racontare di un inceneritore
che: “dal camino buttava fuor solo vapore”.

Oppure a dirci in fretta in fretta,
“state sereni, inquina di più una sigaretta”.
Come si sa, ad esser troppo buoni,
si finisce per passare da coglioni.

Intanto ACCAM radoppiava il suo camino
e continuava imperterrita il cammino,
sempre di corsa come bersaglieri
a bruciare ecoballe e rifiuti ospedalieri.

Aumentava anche la sua fama imperitura;
però nell’ambito della Magistratura.
Ma scemava il valor delle sue “azioni”,
perché s’era scordata di pagare le assicurazioni.

E chi guardava ogni suo piano industriale
dal ridere, rischiava di sentirsi male.
Ora vedremo, che sapranno mai inventare
per continuare a fare debiti e inquinare.

O peggio ancor per la disperazione
cercare il fallimento o la liquidazione
lasciando i terreni inquinati di Borsano
senza bonifica perché non han più grano.

busto accam borsano poesia – MALPENSA24