Olgiate, in Comune la famiglia si allarga: al Bilancio il cognato del vicesindaco

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OLGIATE OLONA – Non in presenza e nemmeno in streaming: il consiglio comunale in programma questa sera, giovedì 18 febbraio, sarà di fatto a porte sigillate. Dentro giunta e consiglieri, fuori, esclusi anche dallo streaming, i cittadini. Paese da vivere “alza il ponte levatoio”, come se si volesse chiudere a riccio. E senza un motivo apparente. Tanto più che fino all’ultima seduta consigliare, tenutasi a distanza per via del Covid, i cittadini hanno sempre potuto seguire da casa i lavori dell’assise. Non questa sera, quando tra l’altro verrà presentato il nuovo assessore al Bilancio: Rossano Palermo. Che arriva dopo due mesi di attesa e polemiche.

Sfregio alla democrazia

L’alzata di scudi per l’esclusione totale dei cittadini dal consiglio comunale arriva da Olgiate Insieme, i quali qualche giorno fa avevano presentato un’istanza per chiedere per lo meno lo streaming. Ricevendo il due di picche e, sostanzialmente, nessuna spiegazione convincente.

Ancora una volta il sindaco Gianni Montano in sfregio alla trasparenza non tiene in considerazione l’esigenza dei cittadini a cui è negata la partecipazione al consiglio di stasera sia fisica (perché a porte chiuse per ragioni di sicurezza e salute) sia in diretta a distanza. Abbiamo depositato martedì un’istanza per avere lumi sullo streaming del consiglio comunale e ieri è arrivata la risposta che non ci sarà.  Quindi è stata negata la possibilità di seguire il Consiglio.

Ai cittadini sarebbe stato utile poter seguirlo online: è un loro diritto, che viene negato. È una questione di trasparenza amministrativa ma soprattutto è una questione di democrazia che va salvaguardata ancora di più in un tempo di crisi come quello che viviamo. I punti all’ordine del giorno necessitano di condivisione democratica, in particolare le dimissioni di un consigliere già assessore al Bilancio, l’arrivo del nuovo assessore non eletto in consiglio, fatto non irrilevante visto che ha a che fare con i soldi e le tasche dei cittadini olgiatesi.

I numeri dei collegamenti relativi ai precedenti consigli ci confortano e ci fanno dire che chi governa deve anche saperli interpretare: siamo di fronte a una richiesta di partecipazione alla cosa pubblica di nuova forma. L’amministrazione comunale non può ignorare che stiamo andando verso una nuova forma di democrazia sempre più digitale.

Lo Stato stesso se ne sta facendo garante e questo deve diventare un progetto sostenuto concretamente dalle amministrazioni locali con strumenti gestiti ufficialmente.
Anche a Olgiate Olona.

Nel fortino di Villa Gonzaga

La storia insegna che quando la politica va in difficoltà, in barba alla democrazia che dice esercitare, si chiude a riccio nel fortino del palazzo. E che in Paese da vivere le acque siano piuttosto agitate lo sussurrano (lontano dai microfoni, of course) alcuni componenti stessi della maggioranza. I quali sono stati tenuti all’oscuro fino all’ultimo rispetto alle mosse per trovare il sostituto dell’assessore dimissionario Angela Di Pinto.

Voci che trovano conferma nella stesse lettera (la prima versione, che è come l’amore: non si scorda mai) che Angela Di Pinto ha scritto in accompagnamento delle sue dimissioni. Frizioni messe a tacere con una versione più edulcorata della missiva, limata in alcuni passaggi, ma inalterata nella sostanza. Ma anche con l’assenza dell’assessore dimissionario nel consiglio in cui sono state rese note le dimissioni senza aprire una discussione in merito.

L’arrivo di Palermo

Ma dall’addio di Angela Di Pinto all’arrivo del nuovo assessore ne sono capitate di cose. L’individuazione del nome, infatti, è stato tutt’altra che una passeggiata. Innanzitutto perché avrebbe dovuto essere donna per via del rispetto delle quote rosa. Ci sono state anche mail, inviate solo a donne per capire se vi fosse qualcuna disposta ad accettare l’incarico. Missive elettroniche che sono state inviate anche fuori Comune. E c’è stata una modifica del regolamento comunale che letta a posteriore profuma di aggiustamento per incardinare la nomina maschile. Insomma un giro lungo per poi arrivare a ciò che di fatto era a portata a di mano: Rossano Palermo, cognato del vicesindaco Paolo Maccabei.

Ora non è il grado di parentela l’inghippo, poiché le procedure (se escludiamo il mancato rispetto delle quote rosa) sono tutte certamente rispettate alla virgola. Anche perché a Villa Gonzaga non mancano altri casi simili. Ma forse di opportunità politica. Soprattutto in un Comune di 12 mila abitanti e con un bacino di utenza tale da rendere quasi incredibile la spiegazione che non è stata trovata una figura femminile in grado di ricoprire il ruolo di assessore. Anche perché, a ben guardare, la norma sulle quote rosa, non obbliga al cambio secco. E forse sarebbe bastato un rimpasto un po’ più ampio del solo assessore ai conti per rispettare la presenza femminile. Ma qui, è torniamo ai mal di pancia di Paese da vivere, forse sarebbe stato troppo per una maggioranza che, dicono sotto i portici di Villa Gonzaga, dal punto di vista dell’armonia interna, annaspa.

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