ORINO – Nei piccoli centri il dialetto resiste: è il caso non solo di Ranco, con il video a tema della Pro loco capace di raggiungere più di 20mila visualizzazioni in tre giorni, ma anche di Orino, dove è in corso da anni un progetto in difesa della parlata locale. Lo dimostra la pubblicazione del terzo volume della serie “Urin di temp indrè”, ma non solo: da un piccolo museo nella biblioteca ad un itinerario di visita nel centro storico il dialet pervade tutto il paese (qui sotto il servizio video).
Le storie del passato
Un percorso su cui l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Cesare Moia punta da tempo, per cercare di mantenere viva una lingua che nelle case si usa sempre meno. Nel 2019 ha preso il via l’esperienza dei ritrovi del mercoledì, con gli anziani del paese che da allora si incontrano due volte al mese in biblioteca per condividere leggende e racconti del passato. Un modo per non perdere testimonianze e ricordi destinati altrimenti a scomparire, che sono stati raccolti in tre diverse pubblicazioni, con testo sia in dialetto che in italiano: la prima nel 2019, la seconda nel 2021. Oggi, sabato 20 gennaio, è stato presentato il terzo libro “Urin di temp indrè tri” (qui sotto la copertina), a pochi giorni dal 17 gennaio, in cui si è celebrata la Giornata nazionale del dialetto e delle lingue locali.

Usanze e personaggi
«Abbiamo parlato di usanze del paese, di come si viveva una volta e dei personaggi locali», ha spiegato lo storico Giorgio Roncari, “forestèe” di Cuvio, che ha coordinato la stesura del libro. «Nei nostri incontri parlavamo di volta in volta di un argomento e io prendevo appunti e lo mettevo per iscritto, quindi lo rileggevamo e correggevamo: così siamo andati avanti in questi due anni. Il problema del dialetto è che i computer non lo conoscono e quando scrivi devi stare attento a cosa esce fuori». A portare il suo saluto alla presentazione anche il presidente della Comunità Montana Valli del Verbano Simone Castoldi. «Il dialetto è una tradizione che deve essere portata avanti: in molte altre regioni viene ancora parlato tra la gente del posto, qui si è un po’ persa questa tradizione: come Comunità montana abbiamo sostenuto quest’iniziativa con un contributo perché la riteniamo di vitale importanza».

Paese del dialetto
Il sindaco Cesare Moia ha ricordato la nascita negli scorsi anni del museo diffuso nel centro del paese, con l’apertura di quattro cantine che sono diventate spazi espositivi in cui vengono messi in mostra gli oggetti della tradizione rurale locale. Più recentemente sono state realizzate delle targhe in ceramica, posizionate nel centro storico, che scandiscono un percorso di visita attraverso quattro vie: la via degli indovinelli, delle sentenze, dei proverbi e dei disegni. Sul sentiero per la Rocca ai disegni dei bambini si affianca anche una scultura in legno a cui in primavera ne sarà aggiunta una seconda. Presso la Biblioteca una sala è stata trasformata in Museo del dialetto, con cimeli d’epoca e una sezione ricca di pubblicazioni locali e della vicina Svizzera italiana. Iniziative per attirare visitatori puntando sulle tradizioni. «Il nostro obiettivo – ha detto il primo cittadino – è quello di portare nuovi turisti a Orino e abbiamo anche chiesto alla Regione che Orino venga riconosciuto come “paese del dialetto”».
orino dialetto vivo – MALPENSA24
