REBELOT DELLA VALSERIANA: “Abbiamo pagato l’emozione dell’esordio, ma risultato esagerato”

andrea

Debutto a dir poco amaro per la troupe di Gasperini a Zagabria nella prima storica partita di Champions per la Dea. La notte da sogno trasformata in un vero e proprio incubo.
Già dai primi minuti di gioco si capisce che la squadra con il coltello ai denti non è l’Atalanta, bensì la Dinamo che gioca con cattiveria e tanta corsa: quelle tipiche dei neroazzurri che questa sera sono mancate. Del primo tempo c’è poco da dire: si chiude con un 3-0 secco per i padroni di casa e 0 occasioni per gli ospiti. 3 gol nati dalla classe di Olmo (impressionante la sua classe) e dagli enormi (ormai soliti) errori difensivi dell’Atalanta, che non sembra mai entrata in campo: ogni verticalizzazione diventava una palla gol. Il secondo tempo si apre con le sostituzioni di Malinovskyi e Pasalic al posto di Masiello e di un impalpabile Freuler, ma la musica cambia solo in parte. La Dea riesce a diventare più pericolosa a sprazzi, ma una spazzata difensiva più che fortunosa della Dinamo porta al gol del 4-0. Zapata ci prova in tutti i modi, ma il clamoroso miracolo del portiere croato fa capire che proprio non è serata.
Una punizione forse troppo pesante per il debutto dei neroazzurri, anche perché guardando le pure statistiche il numero di occasioni è lo stesso per le due squadre. La realtà però è ben diversa da questa: l’emozione e la paura per la prima in Champions League probabilmente hanno fatto il loro effetto sui ragazzi del Gasp. Non si è vista l’Atalanta a cui tutti ormai sono abituati, nemmeno per brevi periodi: zero gioco, zero cattiveria, sconfitta paurosa. Speriamo che possa servire da lezione per le prossime sfide, sicuramente più difficili di quella di stasera. Serve la vera Atalanta per riuscire a fare bella figura nella competizione più importante d’Europa, non la sua ombra.

Una sola piccola nota, ancora più negativa, va ai tifosi rimasti bloccati alla dogana croata per un cavatappi. 600km, 120€ tra pullman e biglietto, giorni di ferie dal lavoro e vengono trattati come animali perché la polizia croata non ha voglia di fare il proprio lavoro, una scusa per la sua incapacità di gestire l’ordine pubblico. Risultato? Intervento della UEFA e tifosi entrati alle 21.30 allo stadio. Cose dell’altro mondo che al Meazza al ritorno non succederanno mai, poi danno a noi del Paese arretrato.
Complimenti a tutti i presenti per macinare sempre chilometri per una sola maglia, nonostante l’amaro rientro.

Rebelot della VALSERIANA Malpensa24