La nuova giunta regionale di Berlusconi e Salvini

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In politica vale sempre tutto, anche che Attilio Fontana, governatore della Lombardia, giustifichi l’avvicendamento di Giulio Gallera, assessore al Welfare, con Letizia Moratti, affermando che c’era bisogno del cambio “perché Gallera è stanco”. Una balla a fin di bene, se vogliamo pensare positivo, con lo scopo di mitigare l’impatto sull’opinione pubblica del licenziamento dell’esponente berlusconiano, finito nell’occhio del ciclone per la gestione deficitaria della pandemia, per tutto quello che si sa, per le sue ultime dichiarazioni (“Vaccinazioni in ritardo, ma non richiamo i medici dalle ferie”), per l’insofferenza della Lega nei confronti dell’uomo chiave dell’esecutivo di Palazzo Lombardia in tempo di coronavirus, ancora più decisivo dello stesso Fontana per le responsabilità dirette nella gestione della complessa macchina sanitaria.

Gallera non ha raggiunto gli obiettivi di efficienza e funzionalità dentro un’emergenza senza precedenti, che richiedeva e richiede comunque interventi che non diano spazio a critiche e dubbi, con sbocco addirittura in sede giudiziaria. Insomma, a Giulio Gallera si contesta di tutto e di più. Che le colpe siano soltanto sue, non è vero: nello specifico sono tutti coinvolti, politici e struttura dirigenziale. Che sia lui a pagare per tutti, lo si intuisce dagli esiti del rimpasto di giunta.

Gallera non è affatto stanco, al punto che i sussurri dicono di una sua colossale incazzatura per quanto accaduto in queste ore. A volere la sua testa è stata innanzitutto la Lega. E Forza Italia, ci ha messo del suo, preoccupata che la bufera attorno al “suo” assessore le procurasse altri voti in uscita. Così, Silvio Berlusconi, d’intesa con Matteo Salvini, ha imposto Letizia Moratti al Welfare, ricavando per l’ex ministro ed ex sindaco di Milano, la vice presidenza della Regione, più una serie di promesse per il futuro prosssimo venturo (candidata governatrice?). Letizia Moratti, un nome di prestigio nel tentativo di recuperare affidabilità nei confronti dei cittadini, molti dei quali colpiti direttamente dalla pandemia, molti altri sconcertati davanti a un modello sanitario che, piaccia o no, sinora non ha garantito l’efficienza sbandierata più volte proprio dalla Regione.

C’è da domandarsi se l’arrivo di Letizia Moratti, le uscite di scena e gli avvicendamenti definiti da Lega e Forza Italia siano sufficienti per rilanciare la Lombardia. Il rilancio è appunto l’obiettivo che si propongono i promotori del rimescolamento di assessori e deleghe. Per dirla in un altro modo, basta il prestigio riconosciuto del sindaco che ha portato a Milano Expo 2015 per rimettere in carreggiata la complessissima baracca? Quali sono le sue competenze nella sanità? Quanto tempo le ci vorrà per diventare padrona della materia? Infine, sono sufficienti un paio di cambi in corsa per recuperare sprint amministrativo?

L’incontestabile impressione è che le decisioni siano state calate dall’alto, da un Berlusconi e un Salvini entrati a gamba tesa nell’apparato politico regionale, sottraendo autonomia ai loro esponenti lì eletti. Tant’è che qualcuno, subito dopo la solitaria conferenza stampa di Fontana dell’8 gennaio, nella quale il governatore ha semplicemente confermato i nomi di chi entra e di chi esce, rinviando un più approfondito faccia a faccia coi giornalisti a sabato 9; qualcuno, dicevamo, ha ironizzato sul fatto che il presidente sia né più né meno che il titolare dell’ufficio stampa di Salvini, cioè il suo portavoce. La malignità di un oppositore, non c’è dubbio. Una di quelle cattiverie messe in giro per generare zizzania. Ma non si può evitare di pensare al corrosivo commento di Nino Caianiello, il dominus dell’inchiesta Mensa dei poveri, uno che, al di là delle innegabili responsabilità penali, la sa lunga. Sue parole: “Fontana è il front-office della politica”. Anche lui esagera, però, a volte, come diceva il Divo Giulio, a pensar male ci si azzecca.

Lombardia, Fontana svela il rimpasto. «Gallera stanco». Moratti al suo posto

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