Samarate, ergastolo definitivo a Maja. I nonni: «Per Nicolò è una liberazione»

Nella foto Nicolò Maja

SAMARATE – «Per noi è stata una liberazione». Le parole di Giulio Pivetta, padre di Stefania e nonno di Giulia e Nicolò arrivano all’indomani della condanna definitiva all’ergastolo di Alessandro Maja. Che di Stefania e Giulia era marito e padre. Cosa accadde nel maggio del 2022 nella casa a Samarate dove la famiglia Maja viveva dagli anni ’90 è dolorosamente noto: Alessandro Maja ha ucciso a martellate la moglie Stefania e la figlia Giulia, di soli 16 anni, e ha ridotto in fin di vita il primogenito che ancora oggi deve fare i conti con gli strascichi lasciati dalle ferite infertegli dal padre.

Una liberazione

Ieri, mercoledì 12 giugno la Cassazione ha rigettato il ricorso di Maja confermando il fine pena mai a suo carico già sentenziato in primo e secondo grado. E Nonno Giulio parla di liberazione per diverse ragioni: «Rivivere ogni volta in aula l’accaduto. Nostra figlia e nostra nipote uccise, Nicolò ferito quasi a morte, è stato terribile. I dettagli dell’accaduto in quella notte maledetta, la sofferenza per un lutto che non si placherà mai. E poi l’incertezza. Il non sapere come andrà a finire, il non sapere se avremmo avuto giustizia fino in fondo oppure no. La tensione costante. Adesso è finita, la giustizia ha dato una risposta adeguata per quanto quell’uomo ha fatto. E davvero per noi è una liberazione». Resta sullo sfondo il perché Maja abbiamo commesso una simile atrocità. Due figli meravigliosi, una moglie apprezzata da tutti, un buon lavoro, dei problemi economici che a quanto pare erano solo nella sua mente. «Lui ha sempre e solo pensato ai soldi», aggiunge nonna Ines. E in effetti lo ha fatto anche durante il processo: Maja ha versato 5mila euro per le cure del figlio Nicolò, ma lo ha fatto quando gli è stato ordinato da un giudice.

Lucido narcisista

Il geometra omicida non è pazzo: lo ha sancito una perizia che ha retto in tre gradi di giudizio. «Il perché lo abbia fatto – aggiunge l’avvocato Stefano Bettinelli, legale della famiglia Pivetta – non credo emergerà mai. Maja, così come stabilito dalla perizia, è un lucido narcisista. Pensa solo a se stesso. Ha detto: “Volevo suicidare la mia famiglia e poi suicidarmi“, ma in realtà lui è rimasto vivo. E in aula ha detto di non pensare a uccidersi. Adesso la priorità è Nicolò. La sentenza della Cassazione ha reso definitive anche tutte le pene accessorie. Anche sul fronte risarcitorio».

Nicolò al centro

I Pivetta hanno sempre e solo chiesto giustizia. Ma adesso la priorità è Nicolò. «E’ meraviglioso – dice nonno Giulio – Ha un equilibrio eccezionale. Non parla dell’accaduto e non parla mai di suo padre. Ma all’udienza dove quell’uomo fu condannato all’ergastolo in primo grado ha voluto presentarsi in piedi, come dimostrazione di forza e di carattere. Come noi pensa che la condanna all’ergastolo sia giusta. I suoi pensieri sono per la mamma e per la sorella. Sono sempre nel suo cuore. Nicolò combatte, attraverso la fisioterapia, lo psicologo, i gruppi di sostegno. Affronta ogni cosa». Tutto privatamente, tutto con dei costi. Ed è per questo che l’avvocato Bettinelli ha fatto riferimento alla questione risarcitoria: affinché Nicolò abbia un sostegno nel lunghissimo percorso di cura che sta affrontando. «Bisognerà vendere la casa di Samarate – conclude nonno Giulio – Nessuno di noi, men che meno Nicolò, vuole rimetterci piede mai più. Noi vogliamo che Nicolò possa essere autonomo, non siamo eterni. Certo ha uno zio giovane che lo seguirà sempre. Ma il nostro desiderio più grande è che Nicolò possa vivere la sua vita, realizzare i suoi sogni, così come merita e come ha sempre meritato. Adesso è finita. E’ un sollievo e il nostro unico pensiero è nostro nipote».

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