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Articoli di Andrea Della Bella

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Luino, richiedenti asilo nell’ex caserma di Fornasette: in Svizzera è già un caso

07/02/2025 Andrea Della Bella
LUINO – Un centro per richiedenti asilo a poche decine di metri dalla frontiera con la Svizzera. La questione rischia di diventare un caso internazionale. Stiamo parlando dell’ex caserma della guardia di finanza di Fornasette [leggi]
Pierluigi Gilli
EDITORIALI

Pierluigi Gilli “stampellone” politico a Saronno e a Villa Recalcati

05/02/2025 Andrea Della Bella
SARONNO – Saronno caput mundi sullo scacchiere politico provinciale. Da destra a sinistra, e persino al centro, tutti guardano con interesse quale piega potrebbero prendere gli eventi amministrativi nella città degli amaretti. La caduta di Augusto [leggi]
ALTO MILANESE

Saronno, il sindaco ritira il bilancio e salva in extremis una maggioranza alla sbando

04/02/2025 Andrea Della Bella
SARONNO – «Chiedo il ritiro del punto all’ordine del giorno per quanto riguarda il bilancio». Con queste parole il sindaco Augusto Airoldi salva ancora una volta, non la faccia, ma la sua maggioranza. O meglio dà [leggi]
MILANO | LOMBARDIA

Librandi (Italia c’è) nominato in Campania vice segretario. Di Forza Italia

03/02/2025 Andrea Della Bella
MILANO – Gianfranco Librandi è stato nominato vice coordinatore regionale di Forza Italia Campania. A conferire i gradi di vice è stato il coordinatore campano Fulvio Martusciello. Una nomina che fa capire che l’Italia c’è, il [leggi]
BUSTO | VALLE OLONA

L’ex leghista Reguzzoni “sfida” Elon Musk: «Lo slogan Mega l’ho inventato io»

03/02/2025 Andrea Della Bella
BUSTO ARSIZIO – “Unitevi al Mega”, ha annunciato Elon Musk qualche giorno fa, dove Mega è l’acronimo di “Make Europe Great Again”. Un invito che ha mandato in delirio il web. Ma questa volta il tykon [leggi]
PRIMA PAGINA

Giorgetti punge Il PD di Varese: «Crisi Beko? Io non faccio fanfaronate»

01/02/2025 Andrea Della Bella
VARESE – La Lombardia che vorrei è il titolo dell’iniziativa promossa da Emanuele Monti e che nella tappa varesina di oggi (sabato 1 febbraio) ha portato il ministro Giancarlo Giorgetti a Villa Recalcati. Un incontro in [leggi]
VARESE | LAGHI

Fratelli d’Italia, Pellicini lancia i congressi locali: «Segno di democrazia»

31/01/2025 Andrea Della Bella
VARESE – «Mi aspetto congressi unitari nella maggior parte dei circoli. Però non escludo che possano essere congressi di confronto con più candidati. Anzi sarebbe interessante». Parole che Andrea Pellicini, deputato di Fratelli d’Italia e presidente [leggi]
BUSTO | VALLE OLONA

A Fagnano c’è chi prepara l’assalto al Castello. C’è anche un ex di “Siamo”

30/01/2025 Andrea Della Bella
FAGNANO OLONA – L’assalto al Castello non è ancora iniziato. E’ presto. Però si può parlare di inizio dell’assedio. Del resto Siamo Fagnano in questa prima metà di mandato ha perso diversi pezzi strada facendo. Alcuni [leggi]
BUSTO | VALLE OLONA

Da Magnago a Busto con i treni delle Nord: un’impresa per chi è disabile

30/01/2025 Andrea Della Bella
BUSTO ARSIZIO – Lorenzo Parrini non vuole l’America, anche se quando abitava oltre Oceano non aveva certo problemi di spostamento. Qui in Italia, gli basterebbe che i dispositivi per agevolare la salita ai vagoni di TreNord [leggi]
VARESE | LAGHI

Acqua: Alfa e Cap avanti insieme. Tutti d’accordo, tranne Busto

29/01/2025 Andrea Della Bella
VARESE – Quel che vale a Busto Arsizio non vale fuori dai confini della città. E così al tavolo del Civico di Alfa, l’organo di controllo e indirizzo delle decisioni del gestore unico del servizio idrico, [leggi]

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    Varese, Ciceri suona la carica. “Infermeria piena, ma dobbiamo fare punti”
    07/11/2026
  • Nella seconda metà del secolo scorso la città di Gallarate ha fatto fatica a fare i conti con la propria storia. Per cinquant’anni ha preferito coprire tutto con un velo che si riteneva opportuno (e, per certi versi, anche necessario e pietoso). Nei primi anni del dopoguerra, ancora negli anni ’40, c’era stata l’Amministrazione della Liberazione, quella di Luigi Fabbrini, sostenuta da tutte le forze politiche antifasciste, e poi una seconda Giunta, in rappresentanza di una sorta di “Fronte Popolare allargato”, sostenuta del Socialisti, Comunisti, Azionisti e Repubblicani con Sindaco Francesco Buffoni. Sono stati gli anni della ricostruzione in una situazione di emergenza, Dagli anni ’50 in poi, e fino al 1975, abbiamo avuto amministrazioni con Sindaci democristiani alle prese con i problemi dello sviluppo impetuoso della città industriale, e con le prime due grandi ondate migratorie dal Veneto e dal Meridione. Dal ’75 alla fine del secolo abbiamo poi cercato di gestire una trasformazione derivante dal progressivo declino dell’industria, che si cercava di arginare con uno sviluppo dei servizi. In questo clima, con queste evidenti priorità, non c’è stato tanto tempo - né molto interesse -per lo studio e il recupero della nostra Storia, non solo quella ancora scottante della prima parte del ‘900 (con amministrazioni democratiche, socialiste, fasciste e antifasciste) ma anche quella di tutto il secolo precedente, Risorgimento compreso. Se andiamo a sfogliare i bollettini della Società Gallaratese degli Studi Patri pubblicati nella seconda metà del ‘900 ce ne rendiamo conto. C’erano altre priorità, ma c’era anche la comprensibile necessità, relativamente ai primi cinquant’anni del secolo, di lasciar decantare una memoria che, per molti versi, era meglio lasciare coperta. Gallarate, in fondo, era ancora un “paesone” dove ci si conosceva tutti – a parte la massa dei nuovi immigrati – e dove era meglio non andare a tirar fuori quello che era rimasto in tanti armadi che erano stati chiusi il 26 aprile del 1945. Diversi fascisti della prima ora si erano progressivamente allontanati dal regime già negli anni più bui ed erano tornati ad esercitare nei negozi, nelle fabbriche e negli studi professionali. Solo i più esaltati erano rimasti fino all’ultimo; alcuni – pochi - avevano pagato con la vita e quasi tutti gli altri, amnistiati, avevano spesso preferito trasferirsi, a volte recuperando cariche nella pubblica amministrazione, o nella pubblica sicurezza, in altre città. Così tutto è rimasto sotto un velo per cinquant’anni Pensiamo alle tragiche vicende di Clara Pirani Cardosi e di Lotte Froelich Mazzucchelli. La prima era la moglie del preside della più prestigiosa scuola superiore di Gallarate. Eppure in quel Liceo, per cinquant’anni, nessuno ha mai tirato fuori quel “problema nascosto”, quello della moglie del Preside arrestata proprio di fronte alla scuola e portata in un campo di sterminio solo perché era nata ebrea. A chi frequentava quella scuola nessuno lo diceva, in quegli anni. Tutto sotto un velo. E così per Lotte, nonostante fosse stata la moglie di un avvocato socialista, amministratore comunale nel dopoguerra. Anche nel suo caso, tutto sotto un velo per cinquant’anni. Ma questo vale anche per altre memorie storiche cittadine, più antiche. Si pensi, per esempio, al Sipario Risorgimentale del Teatro Condominio, non solo di grande valore storico ma anche artistico, considerando l’attribuzione all’Induno. Un sipario che era rimasto abbandonato in condizioni pietose per decenni in Palazzo Broletto, nell’assoluto disinteresse di chi aveva il compito e la responsabilità di curane la conservazione. Una tela che il FAI aveva meritoriamente recuperato e messo in sicurezza con la collaborazione della Amministrazione Guenzani ma che adesso, da dieci anni, giace nuovamente in un corridoio, questa volta nel deposito della ex Galleria d’arte di Viale Milano. A nostro avviso le due questioni – sipario e affresco - viaggiano in parallelo. Ma questo vale anche per il Cimitero Monumentale del Boito e per una serie di monumenti storici e artistici che all’interno del camposanto giacciono in deplorevole stato di abbandono. E così per tante altre memorie che sarebbe lungo citare; perfino i documenti del Comitato di Liberazione Nazionale di Gallarate non erano mai stati consegnati all’Archivio Nazionale, e così le carte delle Brigate Nere. Solo l’impegno del compianto Direttore della Biblioteca, Giovanni Mariani, ha permesso il successivo recupero di alcuni di quei documenti, che erano stati custoditi dall’ex Sindaco Pasta ma che erano solo una parte di un ben più vasto archivio in gran parte disperso (o fatto sparire) e che nessuno ha mai cercato di ritrovare e restituire alla nostra Storia. E’ in questo quadro che si colloca la vicenda dell’affresco rimasto celato all’interno del salone di rappresentanza di Palazzo Minoletti, sotto uno strato di calce, per più di 80 anni. Celato quando il palazzo era diventato Casa Matteotti, quando fu utilizzato come sede di una cooperativa popolare di consumo, quando – passato allo Stato - divenne Ufficio Postale e poi Ufficio del Dazio e delle Imposte, prima di ritornare proprietà del Comune. Noi crediamo che nessun appassionato di storia possa accettare che una qualsiasi forme di “damnatio memoriae”, comunque giustificata, possa comportare la cancellazione perpetua di una memoria storica. Noi pensiamo quindi che, così come per altre componenti del patrimonio storico comunale, dovrà arrivare anche il momento di un recupero dell’affresco. Al di là di questo particolare, noi crediamo che ci debba comunque essere, relativamente a questa specifica iniziativa, tutta una serie di approfondite considerazioni preliminari che sono assolutamente necessarie: sui tempi, sulle modalità, sulla finalità, sulla compatibilità rispetto all’uso dell’immobile, sulla contestualizzazione, sul soggetto promotore e su quello responsabile delle modalità di presentazione e, non da ultimo sulla sostenibilità finanziaria. Ci sembra giusto che l’Architetto Scaltritti abbia oggi sollevato il problema, in base alle sue conoscenze e valutazioni. Riteniamo che questa possa essere una prima tappa, preliminare rispetto a una riflessione più generale sulla conservazione di tutto il patrimonio storico cittadino. Nel caso specifico dell’affresco - che noi leghiamo comunque a tutte le altre situazioni in città dove a nostro avviso sono necessari interventi anche più urgenti e più importanti - ci sono degli aspetti peculiari da tenere in attenta considerazione. Ci limitiamo a ricordare il primo - il più evidente - che già in molti hanno citato. L’affresco non è in un qualsiasi edificio pubblico, è collocato in un ambito molto delicato che l’Amministrazione Comunale ha voluto affidare a un ente privato con finalità di istruzione ai giovani. Questo comporta una particolare attenzione alla contestualizzazione storica dell’opera con anche una adeguata presentazione del suo significato (pensiamo anche solo alla figura di quegli uomini che, come antichi schiavi egizi, edificano la città sotto l’immagine del Duce a cavallo). Già le “sgrammaticature” presenti nei pannelli posizionati fuori dall’edificio – quelli che vorrebbero sintetizzarne la storia ma che riescono solo a banalizzarla – dimostrano purtroppo, a nostro avviso, una colpevole faciloneria nel modo in cui viene oggi affrontato questo aspetto. In primavera la dirigenza della scuola aveva assicurato che sarebbe intervenuta; sono passati più di sei mesi e stiamo ancora aspettando. Anche in questa ottica, dobbiamo respingere oggi un metodo che si riduce al confronto fra una serie di proposte estemporanee, a volte fantasiose o addirittura fantascientifiche. Occorre a nostro avviso, al contrario, mettere insieme e avviare in modo ponderato e consapevole un adeguato concerto di competenze storiche e artistiche, per valutare quale possa essere innanzitutto il programma complessivo della conservazione del patrimonio cittadino in modo da potervi poi inserire, nel rispetto della complessità del problema, le singole iniziative necessarie con le conseguenti priorità. gallarate affresco duce minoletti
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