BUSTO ARSIZIO – Confindustria Varese va a braccetto con la cultura al Maga di Gallarate e Busto Arsizio applaude, lanciando la “candidatura” del Museo del Tessile tra i possibili punti di incontro tra il mondo delle imprese e quello della cultura. «In una provincia culturalmente policentrica come la nostra – sottolinea la vicesindaco Manuela Maffioli – credo che poli distinti con declinazioni diverse, che parlino la lingua delle città e degli ambiti in cui sono collocati, possano rappresentare una carta vincente per rendere la provincia di Varese competitiva anche sotto il profilo culturale, e di conseguenza turistico, come lo è già per molte altre voci, dall’ambiente allo sport».
L’asse tra industria e cultura
«Creare nuove relazioni tra il mondo produttivo e quello della cultura». Così il presidente (bustocco) di Confindustria Varese Roberto Grassi spiega uno degli obiettivi del “Patto per le arti”, accordo triennale siglato con il museo Maga di Gallarate. E Manuela Maffioli, vicesindaco e assessore alla cultura, identità e sviluppo economico di Busto Arsizio – che sul tema della cultura come pilastro per la strategia di Confindustria #Varese2050 insiste da anni – la definisce «un’ottima notizia per tutta la provincia e per tutto il territorio, perché sicuramente porterà grandi benefici e da assessore alla cultura non posso che plaudere a questa iniziativa».
Assessore Maffioli, un’ottima notizia a prescindere dai “campanili”?
Il Maga è un punto di riferimento importantissimo per la cultura e quanto a spazi espositivi, e non lo dico certo da oggi, quindi credo che questo accordo sia foriero di tante iniziative importanti di bellezza e arte di cui tutto il territorio beneficerà.
Anche al di là dei confini gallaratesi?
Sì, perché sono altrettanto convinta che possa essere il primo passo di un percorso nel quale potranno interfacciarsi altri attori. Per quanto riguarda Busto Arsizio, in particolare, auspico che si possa proseguire nella collaborazione avviata con Confindustria già dal 2017, quando ho avuto queste due deleghe, cultura e sviluppo economico.
Come ricorda spesso, è un connubio che mette queste due dimensioni a fattor comune…Una scelta strategica per Busto Arsizio?
Esattamente. Il confronto tra cultura e impresa è infatti in corso da molti anni, ancora quando era presidente dell’allora Univa Riccardo Comerio, e c’è sempre stata grande consonanza di intenti. La cultura è anche un fattore di sviluppo economico e quindi è un settore nel quale il mondo economico crede di poter investire.
Quindi immagina che il “Patto” con il Maga possa avere un seguito oltre il Maga?
Credo che non precluda altre iniziative analoghe, atte a valorizzare altre specificità. La fortuna di questi progetti è di saper valorizzare le diverse specificità sul territorio e, se pensiamo a Busto Arsizio, pensiamo evidentemente al Museo del Tessile. Si tratta di un museo industriale che è capofila dell’unica rete di musei industriali d’Italia, che comprende nove musei sul territorio provinciale, attorno ai quali stiamo cercando di costruire un percorso che possa intercettare il turismo industriale, una nuova forma di turismo che sta prendendo molto piede e che potrebbe portare, soprattutto nel sud della Provincia di Varese, una nuova vocazione in termini di attrattività per le nostre città.
Una “candidatura” per il Museo bustocco?
Se pensiamo ad altre azioni in ambito museale, il Museo del Tessile è un luogo nel quale abbiamo già messo in atto delle collaborazioni con Confindustria Varese, in particolare con il gruppo merceologico del Tessile, attraverso la Fiber art. Nella convinzione che l’arte tessile nella città del tessile possa essere una forma di identificazione molto forte per la città stessa. E un grimaldello per riaccendere un faro importante anche sul tessuto imprenditoriale tessile, che secondo un’opinione comune diffusa sarebbe finito mentre invece sappiamo che così non è. E grazie anche a grandi mostre come quella di Maria Lai, siamo riusciti a riportare all’attenzione comune il tema del tessile a 360 gradi. Il Museo, quindi la memoria; la fiber art, e quindi il linguaggio artistico del tessile; e l’imprenditoria tessile.
Il Museo può essere un punto di incontro tra queste dimensioni? Non solo luogo di memoria e di esposizioni, ma anche vivo e aperto all’impresa di oggi?
È un disegno che stiamo coltivando con questi attori, ma anche con il Centrocot di Busto, un presidio importantissimo per la certificazione, anche a livello europeo, che non può essere disgiunto da un’ideale filiera che va dall’imprenditoria alla cultura. Certamente il fatto che i nostri musei – il Tessile e Palazzo Cicogna – siano comunali, li rende più vincolati sotto l’aspetto amministrativo, economico e di gestione.
Come sopperire, anche all’età che avanza nei due Musei (che richiederebbero investimenti)?
Abbiamo iniziato a formare una squadra che può vantare su due conservatrici full time, una per museo, che si dedicano alle collezioni, e su attività didattiche che generano numeri significativi. Ma stiamo anche cercando collaborazioni fuori dal perimetro locale, come quella con il Castello Sforzesco per la mostra di Bossi, e stiamo intensificando gli sforzi per portare a Busto mostre di qualità e di respiro internazionale, penso ad esempio a Lady Be o Massimo Sestini. Così, insomma, rafforziamo il contenuto. I contenitori sono un tema che si potrà affrontare in futuro.
