Il brand di Gallarate. Caravati: “Ma quale?”

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Paolo Caravati

Egregio direttore,
qualcuno dell’amministrazione pubblica afferma che sta nascendo il “brand” di Gallarate (Prealpina del 3 gennaio 2020).

Il “brand” è una forma concettuale caratterizzata da una identità ben definita e complessa in modo da riassumere in sé le ragioni d’acquisto o, in generale, di preferenza da parte del pubblico.

Mi chiedo che cosa in Gallarate potrebbe dare una identità ben definita in modo da fare interessare il pubblico: La Chiesa di S. Pietro (monumento nazionale) che, purtroppo, è nascosta parzialmente, per tutto l’anno, da una giostrina che avrebbe dovuta essere tolta nel Gennaio 2011? Palazzo Minoletti? E’ considerato uno dei migliori esempi di “architettura razionale” ma il progetto di ristrutturazione già realizzato e finanziato sin dal 2010 è stato accantonato. Perché? Non si sa! La Basilica di S. Maria Assunta che ha una facciata del Boito tra le più belle della Lombardia per la perfetta armonia delle proporzioni? La Chiesa di San Francesco, bellissimo esempio di eclettismo architettonico messo in evidenza con il rifacimento della Piazza Risorgimento e lo spostamento del Monumento dei Caduti?

Devono poi essere ricordati gli edifici culturali: il Teatro del Popolo (ristrutturato); il teatro Condominio “V. Gassman” (acquistato e ristrutturato dal Comune con un importante contributo di una azienda di trasporti); il Ma.GA (il progetto di inserirvi la Biblioteca Civica non mi sembra una buona iniziativa).

Né devono essere dimenticati i Portici di Piazza Libertà del ‘700 oggi degradati, sporchi, scarsamente illuminati. Nel 2010 era già tutto pronto per una seria manutenzione: soldi (la spesa non sarebbe rientrata nel “patto di stabilità”), il progetto era già predisposto e gratuito, il tempo richiesto era solo di qualche mese. E invece … Nulla! Non è stato fatto nulla né si sa in quale altro capitolo è andato a finire il denaro accantonato!

Quanto sopra descritto potrebbe già costituire una identità concettuale che caratterizza il “brand” di Gallarate, purché il Comune vi dedichi maggiore cura e attenzione, più investimenti e qualche importante iniziativa.

Il “brand” della Città non lo creano certo i mercatini vendendo qualche prodotto etnico, un po’ di chincaglieria, miele, formaggi, salumi, vino, frutta e verdura, ecc., con le necessarie variazioni sul tema mercatini

Né possono costituire il ”brand” della Città i chiassosi concerti, concertini, sfilate di ogni genere, saltimbanchi, suonatori ambulanti e, come si legge, la grande ruota panoramica.

Non caratterizzano positivamente la Città i marciapiedi sconnessi, le buche nelle strade, i vicoli e le strade sporchi di tutto (mozziconi di sigaretta, cartacce e altri generi di sudiciume). Neppure sono originali gli schiamazzi, la maleducazione, le soste vietate anche in centro città, l’imbrattamento dei muri e la mancanza di rispetto per i beni pubblici (aiuole, arredi urbani).

Forse qualcuno intende per “brand” cittadino la cacciata dei Sinti, le multe ai venditori itineranti extracomunitari, il florilegio dei frequentatori della stazione ferroviaria (accattoni, spacciatori, drogati, ladruncoli, ecc.)

Un “brand” per essere tale deve destare interesse, richiamare le persone a visitare la nostra Città, deve essere qualcosa di eccezionale, non di comune che si potrebbe vedere ovunque.

Nel periodo 2000-2010 a Gallarate erano state realizzate iniziative pensando al futuro, per dare alla Città qualcosa in più della normalità e della banalità. Ma quelli erano altri tempi (e altri amministratori); oggi i momenti, purtroppo, sono quelli che tutti viviamo.

Ognuno deve fare la sua parte: i commercianti devono fare i commercianti, Ascom deve fare l’associazione dei commercianti, il Duc deve fare il Distretto del Commercio come lo definisce la Legge Regionale. E il Comune deve fare il Comune: senza pensare a mercati, mercatini, sfilate, concerti e saltimbanchi; deve rendere la Città più bella, più attraente, più vivibile; deve far risaltare le bellezze che ci sono; utilizzare al meglio, investendo denaro, gli edifici culturali già realizzati, curare gli arredi urbani, senza tralasciare di dare a Gallarate un ruolo politico-sociale importante nel territorio. In questo modo si potranno creare le condizioni perché Gallarate abbia il suo vero “brand” rispettato e ammirato da tutti.

Paolo Caravati
già vice sindaco di Gallarate

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