La domanda è: cosa succede nelle compagini di centrodestra delle principali città della provincia di Varese? Fibrillano tutte. Di più, all’interno dei singoli partiti ci si pugnala alla schiena (in modo metaforico, per carità) senza remissione. Non che sull’altro versante, quello di centrosinistra, si viaggi d’amore e d’accordo, figuriamoci; ma la deriva delle contrapposizioni ha evidenza soprattutto tra meloniani, forzisti e leghisti, in questi ultimi giorni monopolizzatori dei notiziari dei media locali, che a loro volta, in alcuni ben distinti casi, contribuiscono ad accrescere la confusione con notizie spesso contraddittorie, che non aiutano a rasserenare lo scenario politico, anzi, lo complicano. Aspetto che, senza generalizzare, chiama in causa l’autorevolezza di noi operatori dell’informazione e la nostra capacità di fare sintesi. Ma questo è un altro discorso.
Il centrodestra provinciale è una pentola in ebollizione. A Varese è all’opposizione, ma tra alleati la comunicazione è complicata, sia per quanto riguarda la linea politica per contrapporsi all’esecutivo di Davide Galimberti (questione dei duemila emendamenti della Lega al bilancio di previsione), sia per le fughe in avanti di possibili, magari anche probabili, candidati a sindaco alle prossime elezioni amministrative, che alimentano il chiacchiericcio e, in alcuni casi, la rissa. A lato di tutto ciò c’è la posizione di Forza Italia a Villa Recalcati, schierata con il Pd a sostegno del presidente Marco Magrini, scelta che disorienta e che, in altre località, contribuisce a rafforzare le tensioni.
Succede, per esempio, a Busto Arsizio, dove i forzisti, che hanno ricostituito un loro gruppo consiliare, mandano in sbattito il sindaco Antonelli, non proprio un campione in fatto di dialogo benché debba fronteggiare le pressioni dei berlusconiani che 1) vorrebbero un posto in giunta, 2) reclamano maggiore considerazione. Busto Arsizio, dove Fratelli d’Italia, il partito decisamente più forte, attraversato da sommovimenti interni, mal sopporta certi imperativi del “suo” sindaco e assiste alle lotte intestine degli “amici” leghisti. Questi ultimi privi di una vera leadership (chi comanda nella sempre più deserta sezione?) e indeboliti dalla bagarre dai tratti anche cattivi per le prossime candidature. Da notare che l’amministrazione bustocca gode dell’inconsistenza dell’opposizione, dentro la quale sonnecchia beato un Partito democratico alla camomilla, che le lascia passare tutte.
E Gallarate? Bè, lì c’è un altro sindaco decisionista, il leghista Andrea Cassani, che non ammette che Fratelli d’Italia eccepisca, per esempio, sul trasferimento della sede della Polizia locale e tiene l’esecutivo unito col pugno di ferro. A Cassani si è però aperta la grana di Forza Italia, la cui segreteria intende sostituire il vicesindaco Rocco Longobardi che non le risponde più; Longobardi resiste a dispetto dei santi col sostegno politicamente interessato del primo cittadino e dei forzisti che, a livello provinciale (leggi Gianfranco Librandi) provano a sparigliare partendo proprio da Gallarate.
In mezzo a tutto ciò c’è da concludere il mandato amministrativo: tra poco più di un anno si vota nelle tre città e l’agenda delle cose da fare è ancora robusta. Il clima politico però volge al brutto, fino al punto da ipotizzare sorprese. Di che tipo? Leo Longanesi sosteneva che gli italiani sono buoni a nulla ma capaci di tutto. Saremmo ingenerosi e mendaci se dicessimo che i nostri politici, a Varese, Busto Arsizio e Gallarate, sono “buoni a nulla” (incontestabili impegno e risultati raggiunti). Purtroppo è vero che “sono capaci di tutto”.
