L’appello del ministro e i sindaci che si beccano

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La provincia di Varese arranca sui versanti economici, imprenditoriali, sociali, commerciali e turistici. Lo conferma Valerio De Molli, amministratore delegato di The European House Ambrosetti, relatore sabato 14 marzo all’incontro di “Varese sei tu” con il ministro Giancarlo Giorgetti. Tema di estrema attualità: “Trasformazione e prospettive di una città (Varese) post-industriale”. Il responsabile del dicastero dell’Economia ha preso spunto dai disarmanti dati illustrati da De Molli per accennare a una soluzione che tenga conto dell’intera area che ruota attorno al capoluogo. Dice Giorgetti: “La competitività del nostro territorio si recupera facendo squadra”. Non proprio una novità, che torna puntuale ad ogni confronto sul futuro della provincia, e non da ieri.

Come si possa fare squadra, con quali progetti e con quali volontà politiche si può intuire, anche se nessuno l’ha sinora spiegato in maniera esaustiva. Qualche tempo fa, Marco Reguzzoni, l’ex enfant prodige della Lega ora traslocato in Forza Italia, buttò lì l’idea di fondere a livello istituzionale e amministrativo Busto Arsizio e Gallarate. L’intento era di recuperare risorse e idee nella prospettiva, guarda un po’, di essere più competitivi e funzionali. La proposta morì sul nascere: nessuno volle prenderla in seria considerazione. Ma c’era da aspettarselo: Reguzzoni aveva forse voluto sparigliare, ben sapendo lo sbocco.

D’altra parte, il “fare squadra” presuppone una razionalità e una disponibilità di politici, sindaci e vertici dei diversi enti interessati al progetto che al momento non c’è. Che forse non è mai esistita e, nell’attuale contesto, non può esistere. Un esempio del nostro pessimismo arriva nientemeno che dai primi cittadini di Busto Arsizio e Gallarate, che si beccano come galli nel pollaio. Proprio all’indomani dell’appello di Giorgetti, Emanuele Antonelli, sindaco meloniano bustocco, ha irriso Gallarate. Lunedì 16, durante la presentazione di un’opera pubblica, ultimo di una serie di interventi per risolvere le cosiddette “incompiute” cittadine, Antonelli ha invitato i giornalisti ad andarle a cercare altrove. E dove se non a Gallarate? Sottolineatura che Andrea Cassani, il suo collega leghista gallaratese, non prenderà come una carezza. Soprattutto dopo altre “cortesie” del recente passato, con pesanti graffi reciproci che hanno lasciato il segno. Anche nei rapporti tra Fratelli d’Italia e Lega.

Se queste provocazioni sono i presupposti del “fare squadra” temiamo che non ci sia spazio per il dialogo vero, come invocato da Giorgetti. Rappresentano il ritorno a contrapposizioni del passato fra due centri che sostengono economicamente e culturalmente la provincia, che, come noto, è policentrica, poggia su Varese e Busto Arsizio. Una condizione storica che non aiuta a unire gli sforzi per crescere. Scenario che rischia di complicarsi con l’imminenza delle elezioni amministrative del prossimo anno, quando andranno al voto proprio il capoluogo e le altre due città più importanti. In ballo c’è la spartizione delle candidature a sindaco: Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia se le stanno già giocando alla grande (vedi Somma Lombardo). Si metta il cuore in pace il ministro: non sarà quella l’occasione per “fare squadra”.  Ciascun partito si farà la propria. E alla competitività della provincia ci si penserà al prossimo dibattito.

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