La frase è sibillina e si presta, visto certi precedenti giudiziari a Gallarate, a interpretazioni quanto meno preoccupanti. La pronuncia, a chiosa di un intervento in risposta alle critiche dell’opposizione piddina, l’assessore leghista all’Urbanistica Sandro Rech in merito alla mancata realizzazione del Piano di Governo del Territorio. Eccola: “… sono orgoglioso di tenere la barra dritta senza farmi influenzare da pericolose correnti (chi ha orecchie per intendere…)”. Cosa dovremmo intendere? Che il vizio di mettere occhi e mani sulle vicende urbanistiche cittadine è tutt’altro che soppresso all’indomani dell’inchiesta Mensa dei poveri?
Come si ricorderà, l’indagine di alcuni anni fa ha spazzato via un’intera classe politica che attorno alla programmazione territoriale aveva organizzato il proprio bunisses privato. Ci furono arresti clamorosi, patteggiamenti e il primo grado di un processo con assoluzioni e condanne, alcune ora da verificare in appello. Una vicenda giudiziaria tutt’altro che marginale, le cui conseguenze amministrative sono insite nella prudenza (eufemismo) dell’attuale giunta nelle procedure che appunto riguardano l’urbanistica. Paura di incappare in altri guai con la legge? E perché mai? Il sindaco Andrea Cassani, imputato nel processo celebrato a Milano, ne è uscito a testa alta, con l’assoluzione piena per non aver commesso il fatto. In altre parole, non ha mai partecipato alle cricche per indirizzare la pianificazione territoriale di Gallarate.
A quali “pericolose correnti” si riferisce Rech? Un paio d’anni fa fu l’ex primo cittadino Nicola Mucci, allora plenipotenziario di Forza Italia in città, a puntare l’indice contro l’immobilismo amministrativo attorno al Pgt. Sparate alzo zero tese a sottolineare il rischio del mancato sviluppo economico della città per l’ignavia dell’esecutivo sui temi urbanistici. Con Cassani la polemica fu feroce, il sindaco adombrò un possibile conflitto d’interessi professionali sullo sfondo delle accuse di Mucci. Ci fu un botta e risposta che si spense quasi subito, senza effetti di sostanza per il centrodestra se non per gli equilibri interni dei berlusconiani.
A meno che, Sandro Rech, a conoscenza di qualcosa che non vuole dire, ponga l’accento sulle vere o presunte “correnti politiche” che ancora premerebbero per definire interventi edilizi residenziali o commerciali. Una supposizione, per altro scontata alla luce di quanto butta lì l’assessore con la sua spiazzante dichiarazione. Una mezza verità che non tranquillizza, né chiarisce il contesto in cui opera l’amministrazione di centrodestra su questo decisivo, importante, delicato settore. Ciò che si può commentare è il fatto che le insinuazioni, le allusioni fatte circolare surrettiziamente non fanno bene a nessuno.Tanto meno a una giunta che si schiera a baluardo contro il malaffare: se a Palazzo Borghi qualcuno sa di nuovi tentativi di illeciti di chi spinge dall’esterno, si assuma le proprie responsabilità e denunci. Anche perché, prestando fede a quanto affermava il giudice Piercamillo Davigo, “il risultato finale delle inchieste è che non hanno smesso di rubare, hanno solo smesso di vergognarsi”. E nessuno, tanto meno a Gallarate con il suo indecoroso recente passato, può dirsi al riparo dalla corruzione.
Gallarate senza Pgt, Rech: «Non mi faccio influenzare da pericolose correnti»
