Busto, il caso Accam e la politica imbelle

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Sono proprio cambiati i tempi. E i modi della politica. Nella cosiddetta Prima Repubblica sarebbe bastata una differenziazione tra i partiti di una qualunque maggioranza, anche su questioni minori, per avviare quella che allora si chiamava verifica di giunta. Se il contrasto avesse riguardato un problema più serio la giunta sarebbe entrata in crisi: tutti a casa e si rifaceva il mazzo.

A Busto Arsizio la Lega è contraria alle proposte del sindaco di Fratelli d’Italia su Accam, indirizzi a cui aderisce Forza Italia, l’altra associata nell’esecutivo di Palazzo Gilardoni, e tutti, perlomeno sino a questo momento, fanno finta che sia normale. Anche dopo il no ufficiale del Carroccio in giunta.

Il caso Accam è però di sostanza, al di là delle ragioni e dei torti pone in gioco il futuro di una struttura e di una società per azioni che, negli anni, ha segnato la vita amministrativa e ambientale del quartiere di riferimento, Borsano, e dell’intera città. Per dirla in un altro modo, non si tratta di pizza e fichi, ma di una faccenda di enorme importanza, appunto capace di scardinare una coalizione. Ma pare che si tiri a campare nonostante tutto, nonostante la clamorosa frattura politica.

Che sia meglio così, con alle viste le elezioni, può anche starci. Nel gioco della politica nessuno è disposto a intestarsi la definitiva rottura del centrodestra, peraltro già sfilacciato di suo. Per restare a Busto Arsizio, la Lega non vuole che Emanuele Antonelli si ricandidi. Non lo vogliono neanche i berlusconiani. Fermi, Lega e Forza Italia, nel rivendicare un proprio candidato alla poltrona di primo cittadino. Risultato: tutti si guardano in cagnesco, ma tutti ribadiscono che non ci sono questioni personali a far da sfondo a una tale situazione, caso mai considerazioni politiche. E’ vero soltanto in parte: a microfoni spenti non troviamo un solo esponente dei due schieramenti, fatta salva la pattuglia dei lacché e degli opportunisti, disposto a difendere il sindaco. Il quale, pur consapevole del quadro di riferimento , tira dritto, cavalcando furbescamente l’onda.

Busto Arsizio ha giustamente bisogno di essere amministrata da una giunta nel pieno delle sue funzioni. Nel contempo avrebbe anche bisogno di un minimo di coerenza, di coraggio e di sincerità da parte di partiti e segreterie che si sparano nelle terga l’un l’altro e fanno a rimpiattino per garantire rendite di posizioni politiche alle loro squadre. E ai singoli rappresentanti che le compongono. Dimenticandosi però che, a volte, è più apprezzabile un sussulto di dignità che le balle sulla stabilità per il bene comune, che oramai incantano soltanto gli ingenui, i menefrego e i quaquaraquà.

Sul salvataggio di Accam è spaccatura in giunta a Busto: la Lega vota contro

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