Skolimowski, al Baff il regista che non si è fatto «corrompere» da Hollywood

BUSTO ARSIZIO – «Ero sulla strada per essere corrotto da Hollywood. Ma non potevo vergognarmi di me stesso». Si presenta così Jerzy Skolimowski, il pluripremiato regista polacco che arriva al B.A. Film Festival come primo superospite dell’edizione numero 21, al via domani, 15 aprile. «Il riconoscimento a cui tengo di più? Il Leone d’oro alla carriera alla Mostra del Cinema di Venezia» rivela Skolimowski, 84 anni, fresco di nomination all’Oscar 2023 come miglior film straniero per il suo “EO”, remake del film “Au hasard Balthazar” di Robert Bresson in cui il protagonista principale è un asino. «Che cos’è il cinema? 24 fotogrammi al secondo».

La Polonia di Jerzy

Il regista, tra i migliori “prodotti” della scuola polacca da cui sono usciti altri grandi come Kieślowski, Wajda e Polanski, è arrivato a Busto Arsizio insieme alla moglie Ewa Piaskowska. La sua Polonia è molto vicina alla guerra in Ucraina: «Spero che possa finire al più presto e che il prezzo per la pace non venga pagato dal lato ucraino – la pensa così Skolimowski – il processo di negoziazione per la pace prenderà probabilmente un lungo periodo ma le due parti dovrebbero ricordare che ci sono nuove vittime ogni giorno». Domani sera Jerzy salirà sul palco del teatro Sociale per la serata inaugurale del festival insieme al direttore artistico Steve Della Casa e alla madrina Lucrezia Guidone, oltre all’altro ospite speciale Francesco Di Leva, recentemente sulle scene al fianco di Pierfrancesco Favino e all’ex allieva dell’Icma Noemi Bertoldi nel film “L’ultima notte di Amore”.

L’esperienza di “The Avengers”

Il regista ha raccontato, divertito, del suo cameo nel blockbuster della Marvel “The Avengers” del 2012. «La sorpresa numero 1 fu il contratto di 45 pagine, di cui una decina dedicata alle relazioni con la co-star Scarlett Johansson – rivela Skolimowski – c’era un lungo elenco di parole che non potevo pronunciare di fronte a lei, né sul set né di persona, tra cui “tesoro” e “dolcezza”. E la seconda sorpresa era la precisione al minuto del timing delle riprese. Questi film dal grande budget non sono il mio genere e in quel caso ne ho avuto una conferma». Del resto il rapporto con Hollywood è turbolento: «Vivevo in una bella casa a Santa Monica, in California, mi offrivano film con grandi star e enormi budget. Ne avevo accettato uno tratto da un libro terribile, quasi pornografico – racconta – poteva essere un enorme successo commerciale ma mi avrebbe portato grande vergogna. Così rinunciai, perdendo il mio agente. Fu la fine delle mie chance a Hollywood, ma non potevo vergognarmi di me stesso rispetto ai principi morali che mi hanno sempre guidato nella vita». In California ci è però appena tornato per la Notte degli Oscar per “EO”: «Hollywood non è il mio posto favorito, ma è stata una grande soddisfazione la nomination per un piccolo film nato dall’amore per gli animali e dal voler difenderne i diritti. Sono pronto ad andare ovunque nel mondo per promuoverlo».

Skolimowski e l’Italia

Quando parla del suo rapporto con l’Italia cita tre esperienze. La prima, dopo l’espulsione dalla Polonia per il film “Mani in alto” «dal forte messaggio politico antistalinista», è quando dirige “L’avventura di Gerard” con Claudia Cardinale, nel 1970. «Non sapevo come muovermi, ho rovinato il film – ammette Skolimowski – ma non dovevano offrirmelo…». La seconda è il film “Acque di primavera” prodotto da Angelo Rizzoli: «Avrei voluto Sophie Marceau come protagonista, ma lei esitò a firmare il contratto. Il produttore quindi ha provato a imporre un’altra attrice, di cui non faccio il nome, ma dopo averla incontrata dissi che non avrei mai potuto lavorare con lei. Alla fine ho scelto io Nastassja Kinski». Infine il successo di EO, produzione italo-polacca, con cui ha conquistato la nomination all’Oscar: «È stato un periodo felice di shooting in Italia. In Polonia diciamo che bisogna fare almeno tre tentativi, il terzo è andato bene». Dell’Italia cita anche una regista che apprezza: Alice Rohrwacher di “Lazzaro felice”, che sarà a Cannes, a contrario del suo compatriota Roman Polanski. «Spero non ci sia stata nessuna censura – rivela Skolimowski – il giudizio tra regista e individuo deve essere scisso».

Busto arsizio Jerzy Skolimowski – MALPENSA24