Il 2025 della politica varesina? Si preannuncia movimentato. O meglio, agitato. Perché è vero che le scadenze elettorali più importanti sono lontane – quest’anno si vota solo per scegliere il successore di Mirella Cerini come sindaco di Castellanza – ma le premesse di queste ultime settimane del 2024 lasciano presagire che il dibattito politico provinciale non mancherà di riservare motivi di interesse. Per usare un eufemismo.
Eppure ad oggi, al netto di amministrazioni comunali che implodono all’improvviso, l’unica tornata elettorale in programma nel 2025 è quella di Castellanza, come conseguenza della tragica scomparsa della sindaca Mirella Cerini lo scorso 25 aprile 2024. Un anno anomalo, legato agli effetti della pandemia che nel 2020 e nel 2021 fece slittare le elezioni amministrative a dopo l’estate. Per gli altri comuni in scadenza di mandato, a partire da Legnano, Saronno e Somma Lombardo, si dovrà dunque aspettare la primavera del 2026, così come sarà posticipata al 2027 la resa dei conti nelle tre grandi città della provincia, Varese, Busto Arsizio e Gallarate. E, con le elezioni europee appena archiviate, le prossime chiamate alle urne di rango superiore sono attese – a meno di imprevisti che non sembrano francamente all’orizzonte – solo tra l’autunno del 2027 (politiche) e l’inizio del 2028 (regionali).
La politica però non va in standby, anzi, tutt’altro. E sul territorio si moltiplicano le conflittualità anche all’interno delle maggioranze di governo. Il guazzabuglio di Saronno, sul versante del centrosinistra, e quello di Cassano Magnago, sul lato del centrodestra, ne sono esempi plastici. Ma anche i casi di Malnate, dove si è votato nel 2024 con i due schieramenti divisi come non mai, e la criptica marcia di avvicinamento al voto a Castellanza, con le coalizioni ancora assai incerte, lasciano immaginare che sarà tutt’altro che semplice per i due schieramenti andare a dama in vista delle prossime tornate amministrative. E, con i sindaci delle tre grandi città (Galimberti, Antonelli e Cassani) tutti in scadenza di mandato, la corsa alle candidature promette scintille su tutti i fronti.
Perché se da un lato, come a livello nazionale, è il campo largo il vero rebus ancora irrisolto del centrosinistra, dall’altro è la linea ondivaga di Forza Italia a lasciare aperti dei punti di domanda grossi come una casa sul futuro dell’alleanza di centrodestra. Sono gli azzurri il vero epicentro dei movimenti sullo scacchiere politico in questa fase. È in corso una campagna di rafforzamento in grande stile: dopo Marco Reguzzoni e Gianfranco Librandi, con il suo movimento “L’Italia c’è” (ai cui vertici c’è anche l’ex sindaco di Busto Gigi Farioli), è la volta di Giuseppe Licata, da poco uscito da Italia Viva, che restituirà agli azzurri varesini un riferimento in consiglio regionale che manca dai tempi della bufera Mensa dei Poveri con l’autoesilio di Angelo Palumbo. Ma nella base forzista c’è fermento, con l’avvicinarsi dei congressi nelle città: da Gallarate a Busto Arsizio a Saronno le cronache raccontano di sezioni spaccate e di una corsa ai tesseramenti d’altri tempi, mentre fanno discutere – anche nei rapporti con gli alleati di centrodestra – la scelta di governare a Villa Recalcati al fianco del civico Marco Magrini e del PD e quella di Agostino De Marco a Saronno di fare da “stampella” alla non-maggioranza del sindaco Augusto Airoldi. E, dove Forza Italia è in maggioranza, se a Busto Arsizio il rapporto tra gli azzurri in consiglio (Orazio Tallarida e Laura Rogora) con il sindaco Emanuele Antonelli sembra tornato al sereno, a Gallarate è burrascoso quello tra il commissario Nicola Mucci (e la sua fedelissima Belinda Simeoni) e il sindaco Andrea Cassani, i cui numeri in consiglio comunale restano però solidissimi. Una linea della confusione che segnerà la lunga marcia verso le prossime amministrative del 2027, quando gli azzurri non potranno che puntare all’obiettivo di tornare ad esprimere un candidato sindaco in una delle tre grandi città.
Non che Fratelli d’Italia – sempre lacerata tra la corrente “larussiana” che fa riferimento all’assessore regionale Francesca Caruso e quella che fa capo al rieletto europarlamentare Mario Mantovani – e la Lega, alle prese con il tentativo del neo segretario “nazionale” lombardo Massimiliano Romeo di ri-nordizzare il movimento, siano così tranquille, mentre sul fronte opposto il PD deve ricaricare le pile dopo il ridimensionamento registrato alle ultime elezioni provinciali e il Movimento Cinque Stelle sta cercando di aggrapparsi al suo parlamentare Antonio Ferrara e al suo primo assessore di sempre in provincia, il samaratese Alessio Sozzi, per tornare a contare in un territorio in cui in tutte le ultime tornate elettorali locali è apparso di fatto ininfluente. E (quel che rimane del) Terzo Polo? Per ora, un grande boh.
Il 2025 dei sindaci di Varese, Busto, Gallarate, Saronno e Legnano
