Varese, una provincia nera nera

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Per chiudere l’anno in bellezza mancava la notizia del raduno dei neonazisti a Lonate Pozzolo. L’evento è di un mese e mezzo fa, ma se n’è avuta evidenza soltanto ora, grazie all’inchiesta di una rete di monitoraggio antifascista tedesca. C’è da domandarsi se siano stati abili gli organizzatori della manifestazione a nascondersi e a nascondere l’iniziativa; o se tutti, in sede locale, giornalisti compresi, siano rimasti vittime di una clamorosa disattenzione rispetto ad un fatto che, anche solo per il numero dei partecipanti, doveva essere ben visibile. Tanto più che ha trovato sostegno, più o meno consapevole, nella pro loco lonatese, che ha affittato la tensostruttura. Non sappiamo invece dire quale sia la responsabilità dell’amministrazione civica guidata dalla sindaca leghista: all’oscuro di tutto?

Rimane la sostanza del raduno: la distanza temporale non risolve il problema politico, d’opportunità e, soprattutto, dell’ideologia che lo sostiene. Quel “sieg heil”, saluto al fuhrer e alla vittoria, che sarebbe risuonato più volte durante la serata del 15 novembre richiede una netta condanna, senza se e senza ma. A meno che si voglia giustificare anche l’ingiustificabile. Poi è vero che certi appuntamenti trovino ben definiti appoggi, soprattutto in provincia di Varese. C’è chi la bolla come una “provincia nera”, territorio ospitale per gruppi della destra estrema e xenofoba, che qui hanno ripari e, appunto, accoglienza. Tutto giusto? Bè, se rammentassimo il Remigration Summit del maggio scorso a Gallarate, convention di simpatizzanti (eufemismo) della remigrazione totale degli stranieri contro la sostituzione etnica, saremmo indotti a credere che proprio qui, più che altrove, vige una sorta di tolleranza, anche politica lato Lega, nei confronti di chi si schiera dalle parti del razzismo. E se non del razzismo, del nazifascismo, che poi è la stessa cosa.

Un paio di anni fa fu la “Festa del sole” a Fagnano Olona a richiamare l’attenzione sui rigurgiti dell’esoterismo delle germaniche SS di Heinrich Himmler. Prima ancora ci fu un processo a chi, a Buguggiate, festeggiava (“In modo goliardico” si disse) il compleanno di Adolf Hitler. I giudici del tribunale di Busto Arsizio decretarono l’assoluzione: l’evento aveva carattere privato. Ed è proprio la cifra privatistica delle adunate come quella di Lonate Pozzolo, al netto dell’ubicazione in una struttura pubblica, che frenano eventuali interventi delle autorità. Qual è il reato? Già, appunto, qual è? “Le opinioni non sono perseguibili”, è la motivazione di chi sta sul versante degli estremismi. Sufficiente per passare oltre? C’è opinione e opinione, naturalmente.

Intanto, la provincia di Varese si tiene il suo poco esaltante marchio, che ha acceso l’interesse di media nazionali e internazionali. Che dire, ad esempio, della comunità gaviratese che gira attorno alla Corte dei Brut? O dei famosi Do.Ra., compagine che a confronto con gli Hammerskins protagonisti a Lonate, paiono educande delle Orsoline. Poi, ancora a Gallarate il 30 novembre scorso, con un’altra manifestazione di piazza a favore della remigrazione. O, per dirne una di più, della candidata alle elezioni di Lonate Pozzolo finita nella bufera per un tatuaggio nazi. Insomma, argomenti sufficienti per considerare il Varesotto terra di estremismi. E di amministrazioni di centrodestra che strizzano l’occhio a chi spariglia pericolosamente a destra. Anche se, doveroso ricordarlo, ci sono sindaci meloniani pronti a vietare certe sceneggiate fuori della storia. Un nome: Emanuele Antonelli, primo cittadino di Busto Arsizio: “Mai avrei permesso il Remigration Summit nella mia città”. La speranza è che non sia la classica mosca bianca, ma il segnale che gli anticorpi agli eccessi antidemocratici e xenofobi non stanno soltanto da una parte. E questo è già un sollievo per il nuovo anno che va ad incominciare.

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