Ascesa e caduta di Vannacci in provincia di Varese: dall’amore al fuggi fuggi

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VARESE – Vannacciani varesini e di tutto il Mondo al contrario “rompete le righe”. Il divorzio tra il generale Roberto Vannacci e Matteo Salvini è ormai sancito. Da un messaggino dell’ex militare inviato al capitano dopo – riportano le cronache nazionali – un confronto duro e schietto tra i due. In realtà la notizia era nell’aria da giorni. Anticipata anche dallo scioglimento di alcuni team MaC nati in provincia di Varese. Bastava solo attendere il momento delle grandi manovre.

Taxi!

Parafrasando Massimo Troisi, la storia tra il generale e la Lega si potrebbe riassumere con un “Credevo fosse amore, invece… è stato un taxi“. Che l’ha portato dritto dritto all’Europarlamento. Già perché il generale, che non ha mai nascosto di avere in testa l’idea di fondare un partito (ora, infatti, l’ha fatto e si chiama Futuro Nazionale) non gli è parso vero di trovarsi una Lega un po’ disarmo pronta ad accoglierlo nel momento della sua massima ascesa come notorietà e a sposare il suo Mondo al contrario  Al contrario, per molti versi, anche dello stesso mondo leghista. Tanto che sul Carroccio in tanti hanno subito guardato con sospetto questo enfant prodige della politica capace di trasferire i gradi da militari nella vulgata narrativa. E altrettanti si sono fatti ammaliare dalla lucentezza del patriottismo, della remigrazione spinta mistificando o esasperando forse quel “padroni a casa nostra” di bossiana memoria.

Ma andiamo con ordine perché dall’ingresso in Lega di Vannacci ai canti pop sotto il tendone di Pontida con tanto di dita a X per indicare la Decima ne è passata di acqua – del Sacro Po – sotto i ponti. Anche nel Carroccio varesino. Ripercorriamoli, partendo dalla prima “carbonara” di Vannacci a queste latitudini.

Incontro “carbonaro”

Il primo Vannacci ammaliava, ma non si poteva dire. In Lega chi si è subito invaghito della nouvelle vague militaresca spargeva cortine di fumo da una parte e dall’altra organizzava la prima “calata” in terra varesina (ottobre 2024). Una visita che avrebbe dovuto essere semisegreta. Ma così non fu. Tanto che all’esordio, quando Vannacci ormai era in odor di Lega, erano presenti molti padani di vertice. Tra questi il segretario provinciale Andrea Cassani e l’europarlamentare Isabella Tovaglieri (la ritroveremo sotto le pagode pontidiane a cantare Generale (di De Gregori) insieme al generale). Fu un successo.

Il primo Team e la generalessa Bardelli

Nel giro di pochi mesi però il militare fu militarizzato da Stefania Bardelli, battezzata la bersagliera, ma in realtà vera generalessa in quel periodo abile a trincerare Roberto Vannacci in quasi tutte le sue uscite varesine e – ci sono ancora in giro le foto – laziali e in altre parti d’Italia. È stato il momento del primo Team MaC in Italia (il Vidoletti – aprile 2025), fondato proprio a Varese, del dualismo con qualsiasi altro team vannacciano che in quel momento spuntavano come funghi. Ne è nato persino uno a Busto Arsizio, fondato dal presidente di circolo di Fratelli d’Italia Alberto Falciglia. Ma l’espansione doveva ancora arrivare.

Questa è casa mia…

Vannacci per mesi è stato trattato come il Re Mida e con quelle 530 mila preferenze incassate alle Europee e ha trattato la Lega come fosse roba sua. «La Lega è il mio partito ma va vannaccizzata», questo era lo slogan. Amplificato da Stefania Bardelli, pasionaria appassionata e brava a marcare l’uomo a uomo. Trappattoniana di ferro. E che la Lega fosse il suo partito sembrava ormai scontato nel momento in cui Salvini gli ha donato i gradi da vice segretario nazionale. E con quelli è salito per la prima volta sul palco di Pontida (settembre 2025) – la sera prima ha cantato con i Giovani leghisti – dove ha parlato, ma non ha scaldato il popolo padano. Più di lui c’è riuscita la Sardone; più di Vannacci e della Sardone ha fatto Luca Zaia.

Un passetto indietro

Il settembre 2025 è stato il mese in cui Vannacci ha toccato il cielo, pardon il pratone con un dito, ma anche sentito il primo spiffero nella schiena, di quelli che lasciano il segno. A inizio mese, infatti, nella sala di Villa Calcaterra a Busto, durante il congresso dei Giovani leghisti varesini, il governatore Attilio Fontana stappa la bottiglia del malumore che stava montando per la sfrontatezza del generale e dice alla giovane platea: «Col cazzo che facciamo vannaccizzare la Lega».

Un mese dopo il Mondo al contrario torna con i piedi per terra: alle regionali della Toscana Roberto Vannacci prende una scoppola. L’effetto traino è finito, il malumore in Lega non cresce. Aumenta l’indifferenza di chi sa che la stagione militare volge al termine. E nei titoli di coda vengono anche citati: la Decima risottata, il “no” del Newton a Vannacci a scuola e il niet del sindaco di Morazzone, il divorzio politico con la bersagliera, che fece rumore anche a livello nazionale, la nascita e la morte di un bel po’ di team vannacciani. Il tutto prima della parola fine. Del c’eravamo tanto amati. O forse no. Ognuno per la sua strada a capire il presente della Lega e il Futuro Nazionale.

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