Varese, i mal di pancia del Carroccio e la lista di Bobo che preoccupa i militanti

lega salvini maroni varese

VARESE –  “Vuoi la 1, la 2 o la 3?”. Il militante del Carroccio si affida a una citazione televisiva che ha fatto la storia dei quiz sul piccolo schermo, mentre si accinge a mettere sul tavolo tre rettangoli plastificati di colore differente. E poi aggiunge: “Io le ho tutte e tre”. Sono le tessere della Lega Nord, della Lega Salvini Premier sostenitore e della Lega Salvini Premier militante. Ma non tutti i leghisti le hanno. “C’è chi ha ancora solo quella della Lega Nord e chi la Salvini Premier. Ma anche chi, dopo anni di militanza, nessuna delle tre”.

La grafica

Lato A: una foto del capitano Matteo Salvini, la parola Nord che non si trova nemmeno con il lanternino e, come sottopancia del leader un tricolore e la scritta Orgoglio Italiano. Oppure, un’immagine di Salvini che applaude una folla oceanica senza scritte. Bisogna partire dalla scena qui descritta per iniziare un breve viaggio sul Carroccio che dissente. Al momento (ufficialmente) silente, ma secondo qualcuno dilagante. Sul retro nome, cognome e data di militanza.

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Quante tessere ha in tasca il vero leghista?

I primi a porsi la domanda sono proprio i leghisti: quelli della prima, ma anche della penultima ora. Poiché non sono pochi a sentirsi smarriti da quella Lega Nord che anche quando era al 3%, faceva sentire i suoi soldati (dai graduati a quelli semplici) appartenenti a un esercito sempre più forte di quanto dicevano in realtà i numeri. E lo smarrimento arriva poco prima di una serie di domande. Quesiti su scala nazionale: “Chi decide?”, che poi però cadono a pioggia a livello territoriale. A Busto, come a Gallarate e a Varese.

Quello che i leghisti non dicono (a microfoni accesi)

Appunto,” Chi decide nella città giardino?”. Domanda quanto mai pertinente alla luce della freschissima candidatura di Roberto Maroni, ufficializzata l’altra sera al Circolo di Bizzozero, una culla del leghismo varesino e di tutta la provincia. «Che – fa presente qualcuno che all’incontro ha partecipato – fino a pochi mesi fa era strapiena. L’altra sera invece, al di là del Covid e delle distanze di sicurezza, c’erano addirittura sedie vuote».

Eppure era il momento dei militanti. Parola quest’ultima che scatena altri dolori: «Militanti? – chiede un altro leghista – Quali militanti se non abbiamo più il partito, la sezione è commissariata e dell’altro partito che sta nascendo non abbiamo ancora capito come sarà e dove andrà».

E arriva anche la stoccata sulla candidatura di Maroni. Non sul nome e neppure sul profilo politico dell’ex ministro dell’interno. Bensì sul metodo: «Una volta che tutti hanno candidato Bobo, è toccato a noi. Cioè noi che siamo leghisti, che avremmo dovuto scegliere il nostro uomo per Palazzo Estense di fatto ce lo siamo trovati confezionato. E c’è andata bene che è un leghista». Che però, racconta la storia per come è andata, di fatto ha costretto al passo di lato o indietro che dir si voglia, Barbara Bison voluta proprio da quei militanti che Salvini ha indicato come i veri decisori.

Però c’è Maroni. E la sua lista personale

E così, sulle prossime amministrative e la corsa a sindaco, si arriva a quello che di fatto è un altro nodo. Certo, Roberto Maroni ha messo tutti d’accordo. Ma non ha portato tutti al Circolo di Bizzozero ad acclamare la sua candidatura e condividere la strategia elettorale.

Tanto che sull’annunciata lista targata proprio con il nome Maroni c’è già chi sente puzza di bruciato. E non sono pochi i leghisti pronti a scommettere che il Bobo, per esperienza, conoscenze e rete di contatti, sarà il regista unico e incontrastato dell’operazione “Riprendiamoci Palazzo Estense”. «Con il rischio – butta lì qualcuno – che alla fine la Lega, come partito sarà subordinata al candidato». Il che non sarebbe nemmeno lo scenario peggiore, perché i leghisti con il mal di pancia, già sono pronti a mettere lì qualche fiches sui nomi che potrebbero entrare nella lista dello sfidante di Galimberti. E i più gettonati al momento sono quelli di Luca Marsico, «apparentemente dormiente», fanno notare (anche quelli vicino all’ex forzista con ottimi rapporti in casa Lega) e di Roberto Puricelli, tra i primi a confezionare uno stringato endorsement per l’ex governatore della Lombardia.

Insomma, a oggi i numeri percentuali, nonostante gli sberloni delle amministrative, dicono che sul Carroccio sono ancora in tanti. Ma non pochi sono quelli “imbottiti” di Buscopan.

Varese, Maroni strizza l’occhio al leghista rosso Marantelli. Ma lui non abbocca

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