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legnano crocerossa famiglialegnanese martinelladoro
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Premio “Martinella d’Oro” al Comitato di Legnano della Croce Rossa italiana

19/02/2024 redazione
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Letture, mostre e incontri nelle scuole di Legnano per la Settimana dell’intercultura

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LEGNANO – Prenderà il via domani, lunedì 19 febbraio, la Settimana dell’intercultura, il programma di manifestazioni organizzate dall’amministrazione comunale di Legnano in collaborazione con i quattro istituti comprensivi della città, l’istituto superiore “Antonio Bernocchi” e il Cpia-Centro [leggi]
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Rescaldina, gli Amici del Rugareto lanciano il progetto “Adotta un sentiero”

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RESCALDINA – Da questo mese i boschi di Rescaldina sono al centro del nuovo progetto di cittadinanza attiva “Adotta un sentiero” nato dalla collaborazione tra il gruppo Amici del Rugareto e l’amministrazione comunale. Prendendo spunto dall’iniziativa del Cai-Club alpino [leggi]
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Giunta di Legnano: «No a commissione su Pgt e Tosi». Ma le opposizioni rilanciano

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LEGNANO – No alla richiesta di convocare la commissione urbanistica per discutere di quanto prevede il Pgt per il futuro della Franco Tosi, alla presenza del presidente dell’azienda. È la risposta data ieri, venerdì 16 febbraio, ai consiglieri [leggi]
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Caos alla discoteca a Legnano per il crollo del guardaroba. Ore per uscire

16/02/2024 Andrea Accorsi
LEGNANO – Caos la scorsa notte a Legnano all’uscita dal Myland, già Land of Freedom, uno dei locali notturni più frequentati in particolare dai giovani. Al momento di ritirare la propria giacca o giubbotto lasciati al [leggi]
sangiorgiosulegnano banca bancomat danni
ALTO MILANESE

Danneggiato bancomat della Bcc: a San Giorgio su Legnano solo uno operativo

16/02/2024 redazione
SAN GIORGIO SU LEGNANO – Atto vandalico o tentativo di furto? Fatto sta che lo sportello bancomat della Banca di Credito Cooperativo di Busto Garolfo e Buguggiate a San Giorgio su Legnano (nella foto) è fuori [leggi]
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ALTO MILANESE

Lim e tablet in dono dai Rotary Club agli studenti dello IAL di Legnano

16/02/2024 redazione
LEGNANO – Presentato ieri, giovedì 15 febbraio, il progetto multimediale a cura del Rotary Club Busto Gallarate Legnano “Ticino” per dotare di lavagne interattive multimediali (Lim) e tablet lo Ial (Innovazione apprendimento lavoro) di Legnano. «Grazie al contributo del [leggi]
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Riparte a Canegrate “Solidarietà in movimento” con una novità: la mappa

16/02/2024 redazione
CANEGRATE – Riaccende i motori a Canegrate il progetto “Solidarietà in movimento” che, proposto da Astra Cooperativa e sostenuto dal Comune, garantirà l’utilizzo dell’automezzo per il trasporto delle persone fragili con problemi di mobilità (come quello nella [leggi]
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ALTO MILANESE

Agenti della Polizia locale bloccano ladro in fuga da un supermercato a Magenta

15/02/2024 redazione
MAGENTA – In via Casati a Magenta per multare un cittadino alla guida di un’auto senza patente, gli agenti della Polizia locale hanno bloccato la fuga di uno straniero che si era appena reso responsabile di furto [leggi]
ALTO MILANESE

Rifiuti, Neutalia entra a scuola per fare dei ragazzi “ambasciatori di sostenibilità”

15/02/2024 redazione
LEGNANO – Un percorso di educazione ambientale pensato per i ragazzi delle scuole secondarie di primo grado del territorio. Obiettivo: imparare tutto sulla corretta gestione dei rifiuti e diventare ambassador di sostenibilità per sensibilizzare familiari e amici [leggi]

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    07/11/2026
  • Nella seconda metà del secolo scorso la città di Gallarate ha fatto fatica a fare i conti con la propria storia. Per cinquant’anni ha preferito coprire tutto con un velo che si riteneva opportuno (e, per certi versi, anche necessario e pietoso). Nei primi anni del dopoguerra, ancora negli anni ’40, c’era stata l’Amministrazione della Liberazione, quella di Luigi Fabbrini, sostenuta da tutte le forze politiche antifasciste, e poi una seconda Giunta, in rappresentanza di una sorta di “Fronte Popolare allargato”, sostenuta del Socialisti, Comunisti, Azionisti e Repubblicani con Sindaco Francesco Buffoni. Sono stati gli anni della ricostruzione in una situazione di emergenza, Dagli anni ’50 in poi, e fino al 1975, abbiamo avuto amministrazioni con Sindaci democristiani alle prese con i problemi dello sviluppo impetuoso della città industriale, e con le prime due grandi ondate migratorie dal Veneto e dal Meridione. Dal ’75 alla fine del secolo abbiamo poi cercato di gestire una trasformazione derivante dal progressivo declino dell’industria, che si cercava di arginare con uno sviluppo dei servizi. In questo clima, con queste evidenti priorità, non c’è stato tanto tempo - né molto interesse -per lo studio e il recupero della nostra Storia, non solo quella ancora scottante della prima parte del ‘900 (con amministrazioni democratiche, socialiste, fasciste e antifasciste) ma anche quella di tutto il secolo precedente, Risorgimento compreso. Se andiamo a sfogliare i bollettini della Società Gallaratese degli Studi Patri pubblicati nella seconda metà del ‘900 ce ne rendiamo conto. C’erano altre priorità, ma c’era anche la comprensibile necessità, relativamente ai primi cinquant’anni del secolo, di lasciar decantare una memoria che, per molti versi, era meglio lasciare coperta. Gallarate, in fondo, era ancora un “paesone” dove ci si conosceva tutti – a parte la massa dei nuovi immigrati – e dove era meglio non andare a tirar fuori quello che era rimasto in tanti armadi che erano stati chiusi il 26 aprile del 1945. Diversi fascisti della prima ora si erano progressivamente allontanati dal regime già negli anni più bui ed erano tornati ad esercitare nei negozi, nelle fabbriche e negli studi professionali. Solo i più esaltati erano rimasti fino all’ultimo; alcuni – pochi - avevano pagato con la vita e quasi tutti gli altri, amnistiati, avevano spesso preferito trasferirsi, a volte recuperando cariche nella pubblica amministrazione, o nella pubblica sicurezza, in altre città. Così tutto è rimasto sotto un velo per cinquant’anni Pensiamo alle tragiche vicende di Clara Pirani Cardosi e di Lotte Froelich Mazzucchelli. La prima era la moglie del preside della più prestigiosa scuola superiore di Gallarate. Eppure in quel Liceo, per cinquant’anni, nessuno ha mai tirato fuori quel “problema nascosto”, quello della moglie del Preside arrestata proprio di fronte alla scuola e portata in un campo di sterminio solo perché era nata ebrea. A chi frequentava quella scuola nessuno lo diceva, in quegli anni. Tutto sotto un velo. E così per Lotte, nonostante fosse stata la moglie di un avvocato socialista, amministratore comunale nel dopoguerra. Anche nel suo caso, tutto sotto un velo per cinquant’anni. Ma questo vale anche per altre memorie storiche cittadine, più antiche. Si pensi, per esempio, al Sipario Risorgimentale del Teatro Condominio, non solo di grande valore storico ma anche artistico, considerando l’attribuzione all’Induno. Un sipario che era rimasto abbandonato in condizioni pietose per decenni in Palazzo Broletto, nell’assoluto disinteresse di chi aveva il compito e la responsabilità di curane la conservazione. Una tela che il FAI aveva meritoriamente recuperato e messo in sicurezza con la collaborazione della Amministrazione Guenzani ma che adesso, da dieci anni, giace nuovamente in un corridoio, questa volta nel deposito della ex Galleria d’arte di Viale Milano. A nostro avviso le due questioni – sipario e affresco - viaggiano in parallelo. Ma questo vale anche per il Cimitero Monumentale del Boito e per una serie di monumenti storici e artistici che all’interno del camposanto giacciono in deplorevole stato di abbandono. E così per tante altre memorie che sarebbe lungo citare; perfino i documenti del Comitato di Liberazione Nazionale di Gallarate non erano mai stati consegnati all’Archivio Nazionale, e così le carte delle Brigate Nere. Solo l’impegno del compianto Direttore della Biblioteca, Giovanni Mariani, ha permesso il successivo recupero di alcuni di quei documenti, che erano stati custoditi dall’ex Sindaco Pasta ma che erano solo una parte di un ben più vasto archivio in gran parte disperso (o fatto sparire) e che nessuno ha mai cercato di ritrovare e restituire alla nostra Storia. E’ in questo quadro che si colloca la vicenda dell’affresco rimasto celato all’interno del salone di rappresentanza di Palazzo Minoletti, sotto uno strato di calce, per più di 80 anni. Celato quando il palazzo era diventato Casa Matteotti, quando fu utilizzato come sede di una cooperativa popolare di consumo, quando – passato allo Stato - divenne Ufficio Postale e poi Ufficio del Dazio e delle Imposte, prima di ritornare proprietà del Comune. Noi crediamo che nessun appassionato di storia possa accettare che una qualsiasi forme di “damnatio memoriae”, comunque giustificata, possa comportare la cancellazione perpetua di una memoria storica. Noi pensiamo quindi che, così come per altre componenti del patrimonio storico comunale, dovrà arrivare anche il momento di un recupero dell’affresco. Al di là di questo particolare, noi crediamo che ci debba comunque essere, relativamente a questa specifica iniziativa, tutta una serie di approfondite considerazioni preliminari che sono assolutamente necessarie: sui tempi, sulle modalità, sulla finalità, sulla compatibilità rispetto all’uso dell’immobile, sulla contestualizzazione, sul soggetto promotore e su quello responsabile delle modalità di presentazione e, non da ultimo sulla sostenibilità finanziaria. Ci sembra giusto che l’Architetto Scaltritti abbia oggi sollevato il problema, in base alle sue conoscenze e valutazioni. Riteniamo che questa possa essere una prima tappa, preliminare rispetto a una riflessione più generale sulla conservazione di tutto il patrimonio storico cittadino. Nel caso specifico dell’affresco - che noi leghiamo comunque a tutte le altre situazioni in città dove a nostro avviso sono necessari interventi anche più urgenti e più importanti - ci sono degli aspetti peculiari da tenere in attenta considerazione. Ci limitiamo a ricordare il primo - il più evidente - che già in molti hanno citato. L’affresco non è in un qualsiasi edificio pubblico, è collocato in un ambito molto delicato che l’Amministrazione Comunale ha voluto affidare a un ente privato con finalità di istruzione ai giovani. Questo comporta una particolare attenzione alla contestualizzazione storica dell’opera con anche una adeguata presentazione del suo significato (pensiamo anche solo alla figura di quegli uomini che, come antichi schiavi egizi, edificano la città sotto l’immagine del Duce a cavallo). Già le “sgrammaticature” presenti nei pannelli posizionati fuori dall’edificio – quelli che vorrebbero sintetizzarne la storia ma che riescono solo a banalizzarla – dimostrano purtroppo, a nostro avviso, una colpevole faciloneria nel modo in cui viene oggi affrontato questo aspetto. In primavera la dirigenza della scuola aveva assicurato che sarebbe intervenuta; sono passati più di sei mesi e stiamo ancora aspettando. Anche in questa ottica, dobbiamo respingere oggi un metodo che si riduce al confronto fra una serie di proposte estemporanee, a volte fantasiose o addirittura fantascientifiche. Occorre a nostro avviso, al contrario, mettere insieme e avviare in modo ponderato e consapevole un adeguato concerto di competenze storiche e artistiche, per valutare quale possa essere innanzitutto il programma complessivo della conservazione del patrimonio cittadino in modo da potervi poi inserire, nel rispetto della complessità del problema, le singole iniziative necessarie con le conseguenti priorità. gallarate affresco duce minoletti
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