Mensa dei poveri, il processo entra nel vivo. “Caianiello comandava tutti”

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MILANO – Mensa dei poveri: entra nel merito il maxi processo davanti al gup di Milano Natalia Imarisio. L’udienza di oggi, venerdì 11 giugno, dedicata al rito ordinario. Assenti le parti che hanno invece scelto riti alternativi. Per l’accusa presenti in aula i pm Silvia Bonardi e Luigi Furno che in 40 minuti scarsi hanno acceso i riflettori sui punti più salienti dell’inchiesta che nel maggio del 2019 ha portato all’arresto dell’ex plenipotenziario di Forza Italia in provincia di Varese Nino Caianiello, decapitando di fatto gli azzurri nel Varesotto.

Caianiello come un pubblico ufficiale

Furno e Bornardi hanno più volte sottolineato l’importanza della collaborazione del mullah Caianiello che ora punta al patteggiamento. Il pubblico ministero Furno, in particolare, si  è soffermato sul perché sia legittimo considerare l’ex Ras di Forza Italia un pubblico ufficiale a tutti gli effetti anche senza che questo avesse ruoli istituzionali di sorta. La sintesi è presto fatta: Caianiello era il vertice assoluto di un sistema di potere che lui esercitava sui “sottoposti”, questi ultimi sì investiti del ruolo di pubblici ufficiali. A maggio 2019, va ricordato, furono arrestati diversi amministratori e professionisti con incarichi in diverse società municipalizzate. Pur non avendo l’investitura di pubblico ufficiale Caianiello di fatto ne esercitava il ruolo attraverso coloro che, titolari di un incarico, ne eseguivano gli ordini. In seguito al cambio della normativa introdotto dal Decreto Semplificazioni l’accusa ha chiesto il non luogo a procedere per l’abuso d’ufficio contestato alla dirigente del comune di Gallarate Marta Cundari, difesa dall’avvocato Luca Abbiati, e dell’architetto Gianluca Quartesan, difeso dall’avvocato Carlo Alberto Cova.

Turbativa d’asta

Un principio che riguarda anche la presunta nomina pilotata di 2 avvocati per un parere legale su un’azione di responsabilità intentata dall’ex giunta di centrosinistra di Gallarate contro gli ex amministratori di una municipalizzata, come ha detto il pubblico ministero. Si tratta, nel caso specifico, di uno dei due episodi di turbativa d’asta contestati al sindaco di Gallarate Andrea Cassani. 

L’organo di vigilanza Tigros

L’accusa ha fatto un focus anche sulla posizione di Tigros Spa, indagata nell’inchiesta come persona giuridica dopo l’arresto dell’ex patron Paolo Orrigoni. Il pm si è soffermato sulla non idoneità del modello organizzativo. Citando la composizione dell’organo di vigilanza prima del coinvolgimento di Orrigoni nell’inchiesta. Organo che contava due dipendenti Tigros e un terzo componente poi entrato a fare parte del Cda: tre figure non super partes. Lo stesso Furno ha sottolineato come dopo il coinvolgimento dell’ex patron nell’inchiesta l’organo di vigilanza fu immediatamente cambiato. I difensori hanno avuto 5 minuti a testa per chiarire la posizione dell’assistito depositando subito dopo le memorie difensive. Una ventina gli avvocati ascoltati oggi. L’8 luglio si tornerà in aula, questa volta con tutte le parti chiamate in udienza preliminare. Il Gup in quella sede potrebbe già decidere sulle richieste di patteggiamento e sui rinvii a giudizio.

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