Testa difende i nuovi padroni della Pro e attacca gli imprenditori bustocchi

testa citarella
Patrizia Testa e il nuovo proprietario della Pro Patria Domenico Citarella

BUSTO ARSIZIO La trattativa tra Patrizia Testa e il consorzio Sgai non è “roba” dell’ultima ora. «Risale all’aprile 2021», rivela il presidente onorario dei biancoblù. Che nella conferenza stampa di presentazione della nuova dirigenza tira due “sberloni” agli imprenditori bustocchi, «sordi ai miei appelli e che alla fine preferiscono palleggiare i loro milioni di euro tra le banche anziché dare una mano alla società». La numero uno (ora onoraria) dei tigrotti poi cerca di spazzare via dubbi e nebbia sulla cessione della società, diventati davvero fitti dopo l’arresto di Roberto Galloro, presidente del consorzio che ha acquistato la Pro.

No Sgai

Piccolo e inversamente proporzionale ai timori che serpeggiano allo Speroni, appeso alle rete fuori dallo stadio di via Cà Bianca c’è uno striscione ad accogliere i nuovi padroni: “No Sgai”. E con un invito al nuovo numero uno: “Citarella via da qui”.

Tensione e preoccupazione

Dopo sei anni di tranquillità societaria firmati da Patrizia Testa, le acque del mare biancoblù sono tornate agitate. A creare scompiglio non è stato solo l’annuncio dell’avvenuta cessione di Patrizia Testa, ma anche l’arresto di Roberto Galloro, presidente del Consorzio avvenuta ieri, vigilia di conferenza stampa dei nuovi padroni.

Sia chiaro, Galloro, seppur nella ancor breve avventura calcistica bustocca, non ha alcun ruolo dirigenziale. Il numero uno dei tigrotti, infatti, è Domenico Citarella, responsabile vendite e marketing del gruppo napoletano di imprese che si occupa di “bonus facciate”. E che questa mattina, giovedì 25 novembre, nella sala conferenze dello Speroni chiede alla stampa di «tenere divise la questione calcistica dalla vicenda che ha coinvolto il presidente del Consorzio, ma non il consorzio». Richiesta legittima, che spiazza, poiché non si può non evidenziare che la nuova proprietà, ovvero il Consorzio Sgai, da qualche giorno detiene il 90%  delle quote societarie della Pro Patria.

Difesa a uomo del sindaco

In conferenza stampa, spostata da Palazzo Gilardoni allo Speroni, non c’è traccia di presenza istituzionale. L’assenza del sindaco era già stata annunciata da tempo, ma nella sala dello stadio non si vede nemmeno l’assessore allo Sport Maurizio Artusa, dato invece in scaletta nell’invito (pre arresto di Galloro) inviato alla stampa.

E a svelare l’arcano dello spostamento di sede è proprio la Testa: «Sono stato io a volerlo. Perché questa è ancora casa mia e qui mi sento libera di parlare. Inoltre, per il rispetto che ho delle istituzioni e del Comune, ho voluto tenere distinto la questione Pro Patria dalla politica». E sempre Patrizia Testa poi chiarisce che il sindaco Emanuele Antonelli «non si è interessato alla cessione della società. Anzi, colgo l’occasione per confermare la grande stima che ho in lui». Specificando che è stato lo studio commercialista Battaini a seguire la vicenda.

Rimessa dal fondo

Patrizia Testa, dà poi ampie garanzie sui nuovi padroni: «Sono amaraggiata per quanto accaduto a Roberto Galloro e attendo il corso della giustizia. Sgai però è estraneo alla vicenda». E rivela un dettaglio in più sulla trattativa: «Non nasce in quattro e quattro otto. Con il Consorzio sto parlando dall’aprile scorso e il tutto si è concretizzato in questi giorni. Ma non a causa della mia incompatibilità da consigliere comunale, bensì perché sono stati gli unici a sedersi al tavolo delle trattativa e a dimostrare concretezza».

La melina milionaria degli imprenditori bustocchi

E poi non rinuncia a togliersi un macigno dalle scarpe. «Da più di sei anni sono presidente della Pro Patria. E quanto realizzato l’ho fatto da sola e grazie all’aiuto degli sponsor e di un gruppo dirigenziale, tecnico e di giocatori che ringrazio. Ma da bustocca non pensavo di meritarmi quanto ricevuto dagli imprenditori della città. Anche da quelli che si interessano di Pro Patria, ma alla fine preferiscono stare lì a palleggiare i loro milioni di euro tra le banche piuttosto che dare una mano alla società della città».

Prove di contropiede

Fin qui Patrizia Testa. Accanto a lei però c’era anche il suo successore Domenico Citarella, all’esordio nel mondo del calcio se si esclude la sua presenza nel collegio sindacale della Juve Stabia anni fa. Che aggiunge, per spiegare il suo sbarco a Busto, di essere stato «spinto dalla dalla passione per il calcio tipica dei napoletani». Ma anche dal fatto «che il consorzio che rappresento lavora su tutto il territorio nazionale e quindi anche a Busto Arsizio». Su Galloro, come detto dribbla, poi alleggerisce l’azione ribadendo l’estraneità di Sgai dalla vicenda truffa («Siamo una realtà di gente per bene e che lavora») e prova ad andar via in contropiede: «Fiducia nel tecnico Prina, nel ds Turotti che sarà il perno del progetto in continuità con quanto fatto da Patrizia Testa e voglia di portare alla squadra a un livello superiore». Promesse di Serie B (canto delle sirene già sentito in zona Speroni anni fa)? «Assolutamente no, Parlare oggi di promozione vale zero. Noi vogliamo fare i fatti. Il livello superiore a cui mi riferisco potrebbe essere anche la finale play off. Ma facciamo un passo alla volta e attendiamo il rientro degli infortuni per tornare a a fare risultati».

Questo è quanto. Con l’auspicio che il nuovo capitolo del calcio biancoblù non sia solo un’operazione… di facciata.