VISTO&RIVISTO Dichiarazione d’amore allo “strappo” di Ritchie

minchella cinema diamanti grezzi

di Andrea Minchella

VISTO

DIAMANTI GREZZI, di Josh e Benny Safdie (Uncut gems, Stati Uniti 2019, 135 min.).

Netflix, sempre più potente e poliedrica, produce questo interessante progetto dei giovani fratelli Safdie. Il film, completamente realizzato attorno alla molto convincente interpretazione del camaleontico Adam Sandler, ci parla di quella zona di New York, quasi completamente in mano agli Ebrei, in cui sorgono, come funghi, centinaia di negozietti di preziosi e diamanti, attorno ai quali si sviluppano storie molto articolate e mai scontate. Dietro quell’immenso universo vive, in maniera spesso frenetica e schizofrenica, una comunità nutrita e sempre in evoluzione. Il commercio di pietre preziose diventa il filo conduttore di storie e personaggi che spesso diventano i protagonisti assoluti di film e di progetti televisivi di successo.

In questa pellicola la storia si incentra sulla vicenda di Howard Ratner, un trafficante di preziosi in difficoltà, che spera di dare una svolta alla sua vita con la vendita di una pietra, entrata in suo possesso, che arriva dalla violentemente sfruttata Etiopia. Attorno a questa pietra, che sembra avere anche un potere magico, si muovono diversi personaggi che, per svariati motivi, hanno una buona ragione per dipendere dalla vita di Howard, sposato ma in procinto di separarsi, con l’amante bella e gelosa, e con tutta una serie di affari sospesi che lo rendono amico e nemico, a seconda dei casi, per tantissimi individui.

La vetrina dei personaggi che si muove vicino al bravissimo e preparato Adam Sandler ci dà l’opportunità di constatare con piacevole sorpresa l’ottima capacità dei due fratelli cineasti nel fissare, con accentuata accuratezza, caratteri molto diversi e contraddittori tra loro. Il giocatore di NBA che si “innamora” della pietra di Ratner, per esempio, è un concentrato di simboli e rimandi della cultura americana contemporanea. Kevin Garnett, che interpreta sé stesso, è un bravo ed umile ragazzo che si circonda di strani cimeli ed originali collaboratori nella speranza che possano farlo vincere sempre. La fortuna che potrebbe arrivare da quella pietra è mille volte più importante delle capacità effettive del campione dei Boston Celtics. Tutta la cultura sportiva statunitense, e la sottocultura che ci sta dietro, vengono egregiamente cristallizzate dall’occhio fresco dei due cineasti.

Da una storia surreale, frenetica e a tratti assurda, possono spesso arrivare i miglior ritratti, i più “realistici”, della società contemporanea. Un film come questo, apparentemente senza senso e ai limiti del cinico, riesce a regalarci una fotografia dettagliata e sincera di un mondo che spesso viene stereotipato, con il rischio altissimo di tralasciare dettagli importanti e simbolici che, invece, sarebbero utili per meglio comprendere le difficoltà e i limiti delle persone che lo abitano. Questo “Diamanti Grezzi”, anche grazie ad una sceneggiatura ottimamente elaborata ed “estremamente contemporanea”, arriva dritto al punto dell’emozione, ci diverte e ci fa immergere completamente nell’assurda e frenetica vita di un individuo con mille sfaccettature, che vive in una città magica e contraddittoria come New York. Gli attori sono bravi, tutti, e il ritmo, grazie ad un montaggio vivo e tenace, non fa mai fare una sosta allo spettatore che sa riconoscere un prodotto ben confezionato.

Due registi, i fratelli Safdie, che amano il cinema e amano citarlo nelle loro opere. In questo caso il sincero e appassionato omaggio allo “Snatch” di Guy Ritchie è chiaro e riscontrabile in quasi tutte le inquadrature e nella folle ed affannata sceneggiatura.

I due fratelli sono autori originali e preparati, ed usano un linguaggio moderno ed immediato, necessario e vitale per realizzare pellicole rapide ed “istantanee” come devono essere,  ormai, le produzioni della gigante e diffusa piattaforma d’intrattenimento americana.

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RIVISTO

SNATCH- LO STRAPPO, di Guy Ritchie (Snatch, Regno Unito 2000, min.).

Ritchie aveva già stravolto il mondo con il suo “Lock and Stock”, ma con “Snatch Lo Strappo” raggiunge una maturità importante e incancellabile. In questa vicenda, contorta e iconografica, troviamo un irriverente Brad Pitt ed un giovane Jason Statham, forse nella sua migliore interpretazione di sempre, che si muovono indisturbati in una storia “matrioska”, storia in cui dietro l’angolo trovi gli elementi per un’altra storia ugualmente contorta e frenetica. Anche se si svolge nella Londra “underground” delle scommesse, delle gare illegali e del commercio di ogni articolo vietato che esista, la grandezza di Ritchie sta’ nel raccontarci, comunque, una storia che ci appartiene più di quanto crediamo. “Snatch”, infatti, ci racconta dei difficili rapporti tra uomini, dell’importanza dell’amicizia, e dell’atavica e costante difficoltà della vita nella società contemporanea, sempre più sorda e miope e sempre meno individualista, a discapito delle unicità che risiedono in ognuno di noi.

Un film di vent’anni che rimane un” cult” per la modernità del linguaggio e per la velocità della narrazione.

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