Banche BPM chiuse nell’Altomilanese e a Varese: «Aggressioni e danni dai clienti»

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LEGNANO – Una forte concentrazione di personale e clienti nelle filiali aperte più vicine a quelle chiuse, un accresciuto rischio di contagi, carichi di lavoro insostenibili. Ma anche disservizi e «conseguenti forti tensioni con la clientela, che sono già purtroppo sfociate in aggressioni verbali, fisiche e danneggiamenti al patrimonio»: è quanto denunciano le organizzazioni sindacali delle lavoratrici e dei lavoratori del Gruppo Banco BPM a fronte della mancata riapertura di molte sue filiali, in particolare nei territori del Ticino-Olona e di Varese. I sindacati chiedono «con forza» l’immediata e completa riapertura di tutti gli sportelli, soprattutto in questo momento di particolare bisogno di credito di imprese e privati.

I sindacati: «Non ancora riaperte 250 filiali»

A distanza di quasi due mesi dalla fine del lockdown, in settimana hanno riaperto solo poche filiali, ad esempio quella di San Giorgio su Legnano. Per contro, molti comuni come Arconate, Robecchetto con Induno, Santo Stefano Ticino, Rescaldina (filiale A), Robecco sul Naviglio, Nerviano, Vanzaghello, Uboldo, Gorla Maggiore, Tradate, Varese-Bizzozero, Varese-Bobbiate e Sumirago non hanno ancora certezze sul futuro delle relative agenzie. «Mentre tutte le produzioni sono ripartite – si legge in un comunicato unitario dei coordinamenti Gruppo Banco BPM di FABI, FIRST-CISL, FISAC-CGIL, UILCA e UNISIN – e la gran parte della concorrenza ha ripreso a pieno l’attività, Banco BPM non riapre 250 filiali sul territorio nazionale, chiuse apparentemente per l’emergenza Covid. Numerosissime le istanze pervenute da singoli clienti, associazioni, cittadini, sindaci e istituzioni locali che chiedono la riapertura delle filiali del proprio territorio».

«Tutelare l’occupazione e le economie locali»

Per le rappresentanze sindacali «la forte concentrazione degli sportelli chiusi in territori poco colpiti dal virus, la presenza di numerose filiali con grandi spazi interni, la comune piccola dimensione commerciale degli sportelli ci fanno pensare che queste chiusure poco o nulla abbiano a che fare con la tutela della salute di personale e clienti. Nessun impegno alla completa riapertura da parte dell’azienda se non per fine anno, una prospettiva commerciale davvero poco credibile. Tutto questo mentre l’ad Giuseppe Castagna dichiara che il piano industriale presentato a marzo è di fatto sospeso e che le filiali in chiusura saranno di più delle 200 precedentemente dichiarate. Quello che possiamo leggere nelle scelte di Banco BPM e dalle dichiarazioni stampa dell’ad Castagna è soltanto una pervicace ricerca della riduzione dei costi, un progressivo abbandono del modello di banca del territorio verso un modello più automatizzato di servizio a distanza, senza peraltro vedere traccia di adeguati investimenti tecnologici. La prospettiva occupazionale – concludono i sindacati del settore – e di sostegno alle economie locali del terzo gruppo bancario nazionale ne uscirebbe fortemente compromessa».

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