Il male assoluto evocato dai sinti

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La Giornata della Memoria (27 gennaio) dovrebbe avere un valore sacro, al di sopra di ogni strumentalizzazione ideologica o puramente di opportunità. Pleonastico ripeterne il significato, benché non se ne parli mai abbastanza soprattutto alle nuove generazioni. Eppure, questo stesso significato finisce spesso per essere svilito e vilipeso per tutto quello che vi ruota attorno, dai pregiudizi al negazionismo all’indifferenza. Fino all’utilizzo fuori luogo, addirittura propagandistico dei tremendi fatti che ne determinano la Memoria. E, con la Memoria, la pietà e il dolore, la rabbia e la doverosa, profonda riflessione attorno al male assoluto e, per paradosso, alla sua sconcertante banalità.

Per questo, e non solo per questo, fanno rumore e disorientano le scritte esibite, venerdì 25 gennaio davanti al Municipio di Gallarate, durante la manifestazione dei sinti contro lo sgombero  del campo di via Lazzaretto. Colpisce l’accostamento delle deportazioni attuate dai nazisti con ciò che è stato concretizzato dal Comune gallaratese. I cartelli che associano i crimini di Hitler con il ripristino della legalità rispetto agli abusi urbanistici dei sinti non possono e non devono passare sotto silenzio. “Giorno della memoria corta: rom e sinti ieri deportati dai nazisti oggi deportati dai leghisti”. Inaccettabile e provocatorio slogan. Non c’è paragone che tenga, e nulla di quanto accaduto nelle ultime settimane ai nomadi gallaratesi può essere messo in parallelo con lo sterminio di milioni di persone, con la shoah.

I nomadi pagarono un tributo di vite umane enorme alla follia nazista, furono discriminati e si tentò di annientarli. Ma niente e nessuno può mettere in relazione l’Olocausto con la semplice volontà di ripristinare la legalità al campo, ora ex campo, di Cedrate. Sono piani diversi, enormemente distanti.

C’è qualcosa che sfugge nella determinazione degli sfrattati nel reiterare la loro protesta; certo, devono trovarsi una nuova casa, in quanto la loro risultava fuori legge. Hanno dei diritti? Non c’è dubbio. Perché non parlano anche di doveri, gli stessi a cui ottempera la stragrande maggioranza dei gallaratesi? Non esiste discriminazione, fino a prova contraria esiste la necessità di mettere tutti i cittadini sullo stesso piano. Il resto sono chiacchiere e, a questo punto, proprio in considerazione della Giornata della Memoria, sono sterili tentativi di creare nuove vittime del sistema sfruttando la coincidenza temporale col 27 gennaio.

Può essere che Palazzo Borghi e il suo sindaco in questa vicenda siano incorsi in errori, in alcune forzature che si sarebbero potute evitare. Risultano antipatici e invisi a chi non la pensa come loro? Di certo hanno operato nel perimetro della legge. Evocare oggi le deportazioni nazifasciste per demonizzare la giunta e giustificare la protesta di una ventina di famiglie non fa onore al fiero popolo nomade. Sono eccessi per ottenere attenzione, che non rendono merito al sacrificio di chi subì sulla propria pelle le conseguenze del male assoluto. Che di sicuro non abita a Gallarate.

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